Oggi, 12 maggio, si festeggia la giornata internazionale dell'infermiere. Quest'anno, ovviamente, la ricorrenza ha tutto un altro peso:"Oggi non abbiamo molto da festeggiare, come negli anni passati", commenta Andrea Bottega, segretario nazionale di Nursind, il Sindacato delle Professioni Infermieristiche, a Fanpage.it. "Però vogliamo dedicare questo giorno a quelli che non ci sono più perché hanno dato la vita per salvare altre vite umane nell'esercizio della professione", aggiunge. "Sappiamo che siamo la categoria che ha avuto più contagi proprio perché siamo quella più prossima al paziente", continua Bottega spiegando che però a questo fatto si aggiunga "l'orgoglio di essere stati riscoperti dai cittadini".

"Gli infermieri hanno salvato il sistema sanitario"

E sottolinea: "In passato si parlava di medici e paramedici, noi eravamo definiti in contrapposizioni ad altre professioni. Ma questa pandemia ha fatto sì che emergesse la figura dell'infermiere, che a mio parere è quella che ha salvato il sistema". Il segretario spiega quindi come per altre professioni sanitarie, sebbene impegno e stress siano comunque aumentati notevolmente con l'emergenza, il lavoro in sé non sia cambiato: gli infermieri, invece, sono stati costretti a reinventarsi per poter fronteggiare l'epidemia. "L'infermiere è quello che si è trovato a rimettersi in gioco quando hanno aperto nuove terapie intensive e nuovi reparti Covid: molti infermieri che lavoravano in reparti la cui attività si è ridotta con l'emergenza, quello di oculistica per fare un esempio, sono stati trasferiti in prima linea. Quelle persone si sono dovute reinventare", afferma.

Solidarietà dai cittadini: ma manca il riconoscimento dalle istituzioni

Bottega evidenzia quindi come gli infermieri abbiano saputo rispondere a un'esigenza di flessibilità e professionalità che, in ultima istanza, è stata fondamentale per la tenuta del sistema sanitario. "Questo è stato il valore che la professione infermieristica ha dato come contributo alla lotta contro il coronavirus", prosegue il sindacalista. Anche se, ammette, c'è il timore che l'ondata di riconoscenza verso gli infermieri termini con la fine dell'emergenza: "Abbiamo avuto da parte dei cittadini una solidarietà eccezionale. Abbiamo apprezzato moltissimo la vicinanza che abbiamo sentito da parte delle persone, ma ad oggi non abbiamo ancora avuto vicinanza da parte delle istituzioni. Abbiamo riscattato la nostra immagine sociale da una parte, ma dall'altra non abbiamo ancora avuto un riconoscimento della professionalità in termini di sviluppo di carriera e di remunerazione: siamo una professione laureata e abbiamo ancora gli stipendi fermi al secolo scorso con le indennità ancora espresse in lire".

Le prossime sfide per il sindacato

Il segretario di Nursind sottolinea quindi come l'infermiere sia spesso il punto di riferimento per i pazienti: "Ma è frustrante sapere che noi abbiamo questa potenzialità e che contribuiamo a salvare vite umane per 1.400 euro al mese. Abbiamo avuto gli stipendi fermi per nove anni, per avere cosa? 80 euro lordi di aumento". Bottega spiega quindi che il sindacato si è posto l'obiettivo di creare anche per gli infermieri, come è per i medici, un'area autonoma di contrattazione "dove si possa trattare lo specifico professionale e valorizzarlo dal punto di vista economico". Non è l'unico: Nursind è al lavoro anche per risolvere il problema delle dotazioni date dalla carenza di personale, per uno sviluppo delle competenze, perché venga riconosciuto il carattere usurante del lavoro, e per far presente l'importanza dell'infermiere di famiglia. Una figura che rafforza il sistema sanitario sul territorio che, come Bottega aveva già spiegato a Fanpage.it, si è dimostrato più efficiente di uno ospedalocentrico nel contrasto a un'epidemia.