La nave Ocean Viking ha sospeso la sua attività di ricerca e soccorso in mare da due giorni, dopo aver ricevuto un fermo amministrativo. Lo stop le è stato imposto dopo che la Guardia costiera italiana, a seguito di un'ispezione durata undici ore, ha segnalato la presenza di alcune irregolarità nel natante. E così la nave dell'ong Sos Mediterranee è stata costretta a fermarsi a Porto Empedocle.

Alla nave è stato contestato principalmente l'alto numero di migranti a bordo, una quantità superiore alla capacità effettiva del natante. I naufraghi non sono "passeggeri", e vanno salvati senza fare prima la conta di quanti ve ne stiano sulla nave che li soccorre, ha protestato l'ammiraglio Vittorio Alessandro, già portavoce nazionale della Guardia costiera.

"Le conseguenze di tale approccio – ha detto Alessandro nel corso di un confronto con Nico Stalla, sar coordinator di Ocean Viking, moderato a Radio Radicale dal giornalista Sergio Scandura – sono devastanti sotto il profilo della cultura marina a e dell'organizzazione dei soccorsi. Le ispezioni sono sempre benvenute, ma non è un caso che avvengano alla fine delle operazioni di soccorso e siano orientate tutte nei confronti delle navi ong: quattro in Sicilia ne sono oggetto. Assimilare un naufrago al passeggero – prosegue – è una insopportabile degenerazione nella cultura marittima" figlia dello slogan che indica le ong come "taxi del mare".

Quando Mrcc (Centro di coordinamento marittimo di Roma, ndr) dice a una nave che si trova nel canale di Sicilia di andare verso una imbarcazione in pericolo, non chiede quante persone possano essere ospitate a bordo. ‘Vai e salva', dice. Si va e si salva. Aver fatto questa assimilazione è un paletto in un territorio assai scivoloso, come la teoria dei porti chiusi adottata da Malta dopo l'Italia, che sta diventando la postazione avanzata di soluzioni inconsistenti per impedire che si faccia in mare ciò che si deve fare: il soccorso".

Il soccorso, sottolinea ancora, "è stato un vanto della Marina italiana, ma le politiche del mare sono affidate oggi al Viminale, che stabilisce come si debbano organizzare i soccorsi e entro quali limiti". In ogni caso, "chiunque sia reduce da una condizione di pericolo è un naufrago anche se non è finito in acqua. Ha rischiato di finire in acqua, e lo status di naufrago lo accompagna fino al porto di arrivo".

Il sar coordinator di Ocean Viking, Stalla ha sottolineato che "per anni lo stesso Mrcc di Roma faceva ricorso sistematicamente a navi mercantili, specificamente a navi ong" per il soccorso in mare, "senza mai sollevare temi di sicurezza" come quelli avanzati oggi. E in tutto questo tempo "le convenzioni marittime di riferimento non sono cambiate". Tra l'altro, ha precisato Alessandro, "se Ocean Viiking non era sicura, perché è stata lasciata fuori dal porto per diversi giorni?". Ben 180 migranti salvati dalla nave di Sos Mediterranee sono stati lasciati per più di 10 giorni in mare, senza ricevere alcun permesso di sbarco, prima di essere spostati sulla nave-quarantena Moby Zazà.