Nuovi guai per Ingroia: l’ex magistrato è indagato per peculato
L'ex pm antimafia a Palermo è di nuovo indagato, questa volta per peculato. A darne notizia è Repubblica, che spiega che la questione è legata allo stipendio che percepisce come amministratore unico di Sicilia Digitale spa, ex Sicilia e-Servizi, che gestisce la piattaforma informatica dell'amministrazione regionale. Il suo stipendio sarebbe più alto del dovuto, secondo quanto hanno stabilito i pm Enrico Bologna e Pierangelo Padova. Il ruolo di amministratore unico gli è stato affidato dall'ex Governatore Rosario Crocetta. Questa volta la procura ha aperto un fascicolo a novembre, sulla sua retribuzione del 2017, e questo è il fatto inedito. Un'indagine infatti era già scattata a marzo per lo stipendio del periodo 2013-2016.
La legge finanziaria regionale del 2015 e un decreto legislativo del 2016 hanno stabilito una soglia agli stipendi degli amministratori nelle società partecipate: il tetto massimo dovrebbe ammontare a 30mila euro. Lo stipendio dell'ex magistrato, oggi ancora in politica con un nuovo movimento, "La Mossa del Cavallo", fondato con Giulietto Chiesa, risulta invece superiore ai limiti di legge.
Nel marzo scorso Ingroia sotto interrogatorio si era difeso così con una nota: "Si tratta di una vicenda vecchia, che avevo già ampiamente chiarito a suo tempo. Questa indagine mi consente comunque di sgomberare una volta e per tutte, anche in sede giudiziaria, il campo da ogni equivoco, sospetto e maldicenza su una storia totalmente infondata". L'inchiesta precedente sta per concludersi alla Corte dei Conti e Ingroia è convinto che la legge sia dalla sua parte. In quel caso viene contestato il rimborso che Ingroia si è auto-liquidato: aveva percepito 117 mila euro come indennità di risultato, a fronte di un compenso complessivo di 147 mila euro. Cifra che secondo l'accusa il manager si sarebbe pagato da solo, mentre Ingroia sostiene che il compenso gli era stato riconosciuto dall'assemblea dei soci per i traguardi raggiunti, nonostante l'utile della società era di appena 33 mila euro. Inoltre, una parte delle spese affrontate da Ingroia per le trasferte, poiché l'ex pm viaggiava da Roma, dove si era trasferito, a Palermo, secondo l'accusa non potevano essere rimborsate. Secondo i pm gli spetterebbero solo i rimborsi per le spese degli spostamenti, aereo e treno, e non quelle per vitto e alloggio. Ingroia invece si è fatto restituire i soldi con cui ha pagato alberghi e ristoranti.