Nomina Anac, il leghista Nuccio Altieri ritira la candidatura: cosa è successo e la replica del governo

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Dall’annuncio al passo indietro in meno di quarantott’ore: il leghista Altieri rinuncia alla presidenza dell’Anac dopo il muro delle opposizioni. Palazzo Chigi rivendica la correttezza della scelta ma prende atto del ritiro per ragioni di opportunità politica.

È durata poco più di una giornata la parabola della successione a Giuseppe Busia al vertice dell'Anticorruzione. Nella tarda serata di ieri, Trifone "Nuccio" Altieri ha formalizzato il ritiro della propria disponibilità a presiedere l'Anac. Una decisione comunicata dopo un colloquio con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. L'ex parlamentare leghista ha spiegato di aver fatto un passo indietro per "ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale", dichiarandosi amareggiato per il polverone mediatico e rivendicando al contempo le competenze maturate nei suoi trascorsi pubblici e industriali.

Il fronte compatto delle minoranze e lo scoglio dei due terzi

La mossa di Altieri chiude così un'escalation di proteste esplosa subito dopo la delibera del Consiglio dei ministri del 5 novembre. Nelle ore precedenti al ritiro, tutte le forze di opposizione (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Azione, Italia Viva e +Europa) avevano infatti indirizzato una lettera congiunta direttamente a Palazzo Chigi, bollando la scelta di un profilo organico alla maggioranza come un attacco all'indipendenza dell'Autorità e promettendo battaglia parlamentare. Per superare l'esame delle commissioni parlamentari competenti, infatti, la legge prescrive una maggioranza qualificata dei due terzi dei voti: un traguardo aritmeticamente impossibile da raggiungere senza un'intesa trasversale con le opposizioni.

Il nodo incompatibilità e il rebus dei ruoli nella Lega

Al centro delle contestazioni c'era il rispetto dell'articolo 13 del decreto legislativo 150/2009, norma posta a presidio dell'autonomia dell'Anac, che vieta la nomina di chi abbia ricoperto cariche di partito nei tre anni precedenti. Di fronte ai rilievi sul suo recente incarico a capo del dipartimento Difesa della Lega, da via Bellerio era arrivata una precisazione formale: Altieri non avrebbe mai effettivamente svolto quel ruolo per via della sua presenza nel cda di Leonardo, portando a una revoca documentata già a fine settembre. Restavano però sul tavolo anche le perplessità sollevate dalle opposizioni sui suoi incarichi nelle partecipate pubbliche attive nel settore delle commesse, come la presidenza di Fincantieri Infrastructure.

La versione di Palazzo Chigi prima e dopo la rinuncia

Davanti al rischio di una bocciatura parlamentare, l'esecutivo ha tentato fino all'ultimo di blindare la scelta. Prima del passo indietro, fonti di Palazzo Chigi avevano diffuso una nota per rivendicare la correttezza della procedura, sostenendo di aver verificato preventivamente l'assenza di incompatibilità e chiamando in causa le stesse minoranze: secondo il governo, i due principali partiti di opposizione sarebbero stati informati "per le vie brevi" prima del Cdm senza sollevare obiezioni. Una versione che non ha comunque frenato la protesta. Poco dopo, infatti, preso atto dell'impossibilità di andare avanti e della rinuncia formalizzata da Altieri, da Palazzo Chigi è arrivata una seconda precisazione dai toni ben diversi: una presa d'atto con cui il governo ha ringraziato l'ex deputato leghista, parlando di "valutazioni di opportunità politica" per archiviare in fretta un caso trasformatosi in un evidente passo falso. Busia resta in carica in regime di proroga, mentre per la maggioranza la ricerca di un nome condiviso per l'Anticorruzione riparte da zero.

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