Il giudice Mario Morelli è il nuovo presidente della Corte Costituzionale. È stato eletto oggi con 9 voti e rimarrà in carica fino al 12 dicembre 2020, quando scadrà il mandato di nove anni di giudice costituzionale. Ex vicepresidente, è il successore di Marta Cartabia, la prima donna a ricoprire la carica più alta al palazzo della Consulta dall'11 dicembre 2019, il cui mandato è scaduto il 13 settembre scorso.

Nato a Roma il 15 maggio 1941, sposato, due figlie, è stato anche il relatore della storia sentenza delle sezioni unite del 2008 sul caso Englaro, con la quale la Cassazione diede il via libera, nel rispetto della volontà della ragazza in coma vegetativo, al distacco del sondino che la teneva in vita. L sua carriera si svolge contemporaneamente presso la Corte Costituzionale (dal 1973) e presso la Corte di Cassazione (dal 1985 al 2011). La sua sua nomina ha rispettato il criterio della scelta per anzianità: resterà alla guida della Consulta per soli tre mesi, fino a dicembre. Eletto giudice della Consulta il 18 novembre 2011 e ha giurato il 12 dicembre 2011. Dato che il mandato alla Corte dura nove anni, cesserà di essere giudice costituzionale a fine anno, il 12 dicembre 2020.

"Nella nomina del presidente della Corte Costituzionale, c'è una lunga tradizione, vivo questo palazzo da 50 anni, spesso la corte di fronte ad un frammento di durata del presidente che sfiorare il mese sottolinea come sia da confermare il caso di principio", ha detto Morelli nel corso di una conferenza stampa. "In tre mesi non si può fare quello che si può fare in tre anni ma assicura alla corte indipendenza – ha aggiunto – "Accentuerò la collegialità". Il presidente Morelli ha poi annunciato di aver "già nominato due vicepresidenti che mi seguono per anzianità, uno, Coraggio, sarà  probabilmente il prossimo presidente", l'altro è Giuliano Amato.

Chi è Mario Morelli

Morelli è stato eletto giudice costituzionale il 18 novembre 2011 dalla suprema Corte e ha prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica il 12 dicembre dello stesso anno. L'8 marzo 2018 è stato nominato vice presidente della Corte costituzionale e riconfermato l'11 dicembre 2019. La sua carriera di giudice si svolge quasi interamente al Palazzaccio, sede della Corte di Cassazione, dove approda nel 1985, alla prima sezione civile, di cui diventerà presidente nel 2008. Già nel 1999 viene destinato alle Sezioni unite civili e nel 2001 entra a far parte dell'Ufficio centrale elettorale nazionale presso la Cassazione. Dal 2008 è componente del Consiglio direttivo della suprema Corte e nel 2009 è nominato Direttore dell'Ufficio del Ruolo e del Massimario.

Morelli ha svolto la sua attività anche in un altro palazzo delle istituzioni, quello della Consulta, dove entra addirittura nel 1973 come assistente di studio, prima del giudice Giulio Gionfrida, poi di Livio Paladin e infine di Renato Granata: quasi un trentennio (fino al 2000). In quegli anni, partecipa all'istruttoria dell'unico processo penale costituzionale per reati ministeriali (processo ‘Lockheed').

Alcune sue teorie hanno arricchito la giurisprudenza costituzionale. Per esempio quella sulla modulazione nel tempo degli effetti dell'incostituzionalità: nei suoi scritti, Morelli ha preannunciato la superabilità del dogma dell'efficacia "ex tunc" delle sentenze d'incostituzionalità attraverso una nuova tipologia di decisione, definita di incostituzionalità sopravvenuta "dal momento in cui". Si deve al giudice Morelli la ricostruzione teorica che ha permesso alla Corte di adottare le sentenze di accoglimento con efficacia differita, come la n. 10 del 2015 (sulla Robin tax). Ancora: sulla possibilità di estendere la garanzia di inviolabilità (articolo 2 della Costituzione) non solo ai diritti specificamente e testualmente indicati in Costituzione, ma anche a quelli "di nuova emersione" – i cosiddetti nuovi diritti – come il diritto all'identità personale.E poi sul carattere diffuso del controllo di costituzionalità, tale da delineare la cosiddetta interpretazione adeguatrice della legge alla Costituzione, ad opera dei giudici. O sulla utilizzabilità (inizialmente negata) del canone della ragionevole durata del processo come parametro per il controllo della legge (all'inizio si era sostenuto che tale regola riguardasse in via esclusiva il giudice, come regola di controllo della tempistica della sua attività).

Dal 1994 ha fatto parte, per circa cinque anni, del Comitato Scientifico della Scuola di formazione professionale dei Magistrati (promuovendo, tra l'altro, un corso annuale sull'esercizio delle funzioni di legittimità), e ha partecipato poi, come relatore, a numerosi incontri di studio nel quadro di questa formazione, oltre che al tirocinio degli Uditori giudiziari. Come giudice ha redatto 184 decisioni dal 2011 ad oggi. Alcune delle pronunce più significative sono pubblicate sul sito online della Consulta nella pagina del Presidente. Tra queste, la sentenza n. 152 del 2020 che ha riconosciuto "l'incremento al milione" delle pensioni di inabilità civile fin dal raggiungimento del diciottesimo anno di età. La n. 170 del 2004 che ha escluso la legittimità del divorzio automatico nel caso di cambiamento di sesso di uno dei coniugi.