Nuova rivolta a Torino presso il Centro di permanenza per il rimpatrio di via Brunelleschi. Alcuni migranti della struttura hanno dato alle fiamme dei materassi e masserizie. Cinque poliziotti sono rimasti lievemente feriti dopo essere intervenuti per riportare la calma: medicati in ospedali, sono poi stati dimessi con una prognosi di sette giorni. Cinque persone sono risultate responsabili dei disordini dall'analisi dei filmati di videosorveglianza e sono quindi state arrestate.

Le tensioni non sono nuove al Cpr di Torino: nella notte tra il 4 e il 5 gennaio era scoppiata una rivolta nella quale erano stati appiccati degli incendi in diverse aree della struttura. La vicenda si era conclusa con sei arresti e un'anticipazione dei rimpatri da parta della Questura. Altre proteste si sono verificate nei Cpr di Caltanisetta, Trapani e Bari. Gli inquirenti credono che questi disordini potrebbero avere una "regia comune": l'ipotesi è che le ribellioni siano organizzate dagli anarchici. Anche a Capodanno si erano verificati episodi simili. In quell'occasione gli anarchici avevano scritto sui social: "Il Cpr di corso Brunelleschi è in fiamme. Le aree bianca, verde e rossa sono state distrutte dalla rabbia dei reclusi. Fuoco ai Cpr".

"Abbiamo intenzione di rimpatriare quanta più gente possibile e di non rimettere in libertà alcun ospite", ha dichiarato Michele Sole, dirigente dell’Ufficio Immigrazione di Torino, commentando l'ipotesi che le tensioni vengano alimentate in modo da rendere inagibili le strutture e costringere quindi a rimettere in libertà gli ospiti. Secondo gli investigatori, gli ospiti distruggerebbero gli stabilimenti per poi, attraverso alcuni filmati girati con il telefonino, dimostrare che non sussistono più le condizioni igienico-sanitarie per rimanere.