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Elezioni politiche 2018
28 Febbraio 2018
11:16

Migranti, LeU presenta ricorso alla Consulta: “Accordo con Tripoli calpesta la Costituzione”

Secondo i deputati di Possibile-LeU il governo italiano di fatto non ha rispettato le prerogative del Parlamento, quando, ormai un anno fa, ha firmato l’accordo Italia-Libia per il contenimento delle migrazioni senza sottoporlo al vaglio delle Camere.
A cura di Annalisa Cangemi
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È passato un anno ormai dalla firma dell'accordo Italia-Libia per il contenimento delle migrazioni.Si tratta del "Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere", che reca la data del 2 febbraio 2017. Un impegno che il governo italiano, con il premier Gentiloni, ha preso senza però consultare il Parlamento, senza cioè sottoporlo prima al vaglio delle due Camere per ottenere la loro autorizzazione.

"L'accordo tra Italia e Libia sui migranti, oltre a essere sbagliato nel merito, ha anche la grave responsabilità di aver calpestato i principi della Costituzione. Il governo non ha infatti rispettato le prerogative del Parlamento". Lo hanno detto in una nota i deputati di Possibile, Beatrice Brignone, Pippo Civati, e Andrea Maestri, che sono candidati  con Liberi e uguali alle prossime elezioni, insieme al capogruppo alla Camera di Sinistra italiana-Possibile, Giulio Marcon. Il governo ha ignorato in quell'occasione l'articolo 80 della Costituzione, che prevede appunto la ratifica dei trattati internazionali (e il testo di legge cita i trattati "di natura politica, prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi da parte del Parlamento"). E la natura politica del trattato è evidente, dal momento che interessa temi come il controllo delle frontiere, l’ingresso nel territorio nazionale, il diritto di asilo e la politica estera della Repubblica. Per questo motivo i deputati hanno depositato lo scorso 19 febbraio un ricorso alla Consulta, sollevando dinanzi all'alta Corte il conflitto d'attribuzione tra poteri dello Stato.

Questa violazione tecnicamente non potrebbe essere denunciata all'alta Corte, perché il il conflitto d'attribuzione tra poteri non potrebbe essere presentato da un singolo parlamentare, ma, per prassi, dovrebbe essere sollevata dalla Camera di appartenenza. Ma in casi analoghi, quando mancano altri strumenti giuridici, la stessa Consulta ha ribadito, in un'ordinanza del 2017, che "impregiudicata resta la configurabilità di attribuzioni individuali di potere costituzionale per la cui tutela il singolo parlamentare sia legittimato a promuovere un conflitto fra i poteri".

"Il ministro Minniti ha dato risposte molto evasive su questo – ha detto Andrea Maestri – "Noi abbiamo provato come gruppo parlamentare a presentare mozioni, interrogazioni, ma è inammissibile che lo Stato italiano consenta alla Libia di violare la Convenzione di Ginevra sulla protezione rifugiati e quindi il principio di non respingimento, principio cardine del diritto umanitario. Subappaltare il lavoro sporco alla Guardia costiera libica e alle milizie tripolitane è un'operazione cinica e di barbarie politica e costituzionale".

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