La notizia di un altro corpo senza vita abbandonato su un barcone in mezzo al mare è stata diffusa ieri dalla ong Sea Watch. "Anche oggi Moonbird ha avvistato un corpo senza vita che sembra essere in acqua da diversi giorni. Abbiamo contattato le autorità di Libia, Malta e Italia chiedendo il recupero e l'identificazione", ha detto ieri l'ong tedesca sul suo profilo Twitter. Il capo missione Tamino Böhm lo ha decritto con poche parole: "Stiamo sorvolando un cimitero".

La tragedia di ieri si va ad aggiungere a quella già resa nota qualche settimana fa, a fine giugno, quando sempre Sea Watch aveva fatto circolare la foto di un cadavere adagiato su un barcone alla deriva, che era stato segnalato più volte dall'aereo della ong Seabird. Nessun Paese europeo è intervenuto, nonostante la sua posizione esatta, a 5 miglia dal confine tra la Sar libica e la Sar maltese, sia stata comunicata alle autorità maltesi e italiane.

"Ieri, nella sua prima missione, Seabird ha avvistato in SAR libica ciò che non avremmo mai voluto essere costretti a mostrarvi: il corpo senza nome di una persona sui resti di un gommone semiaffondato di cui non sappiamo nulla. Chiediamo alle autorità che si faccia chiarezza", scriveva Sea Watch nel suo profilo Twitter il 30 giugno. Un appello si era levato anche dalla Caritas: "Un corpo in mare da due settimane a largo della Libia. Nessuno vuole dargli una degna sepoltura. Quattro avvistamenti e quattro alert inviati da Seabird. Ma le guardie costiere di Italia, Libia e Malta li hanno ignorati. Il corpo del migrante ancora in acqua, alla deriva".

Intanto la società civile si è mossa: una petizione lanciata dalla Coalizione italiana Libertà e diritti civili chiede venga data una degna sepoltura al corpo del primo migrante avvistato in mare, e che potrebbe essere una vittima dei naufragi avvenuti tra il 29 e il 30 giugno al largo della Libia. Nel giro di due giorni la petizione della CILD ha superato le 20mila firme:

"Da oltre due settimane il corpo senza vita di un essere umano è lasciato naufragare nel Mediterraneo. Da oltre due settimane un corpo privo di vita è lasciato in balìa delle onde insieme a quel che resta di un gommone, segno tangibile del suo sogno di raggiungere l’Europa", si legge.

E ancora: "Ogni vita merita rispetto. Ogni essere umano è degno di sepoltura e questo dovrebbe valere in terra come in mare. Per questo quel corpo deve essere recuperato. È giustizia. È la nostra cultura a obbligarci a questa scelta. La stessa cultura che in tanti vedono minacciata da popoli e culture più o meno lontani, rischia di morire se noi italiani, europei, rimaniamo fermi a guardare. Se non agiamo".

"Quel corpo da giorni in mare merita sepoltura e proprio a chi avrebbe il potere e il dovere di farlo ci appelliamo: tra le onde del Mediterraneo centrale non sta naufragando solo il corpo senza vita di un giovane uomo, sta naufragando la nostra umanità. Recuperiamolo", è la chiosa.