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Ancora una tragedia del mare nel Canale di Sicilia, dove un'imbarcazione con a bordo circa centotrenta persone sarebbe affondata a circa 55 miglia nautiche da Tripoli, causando un bilancio provvisorio di sette morti e novantasei dispersi. A dare la notizia è stata l'organizzazione umanitaria Medici Senza Frontiere, impegnata nelle operazioni di soccorso. "I ventisette uomini ora su Argos erano su una barca con a bordo centotrenta persone. Loro sono gli unici sopravvissuti", si legge in un tweet dell'account ufficiale dell'organizzazione, che conclude dicendo che questa "tragedia è inaccettabile".

Gli operatori di Msf a bordo della nave Argos – impegnata nei soccorsi nel Canale di Sicilia – hanno salvato e portato a bordo ventisette sopravvissuti al naufragio, e hanno recuperato i cadaveri di sette persone. Sembra che insieme a loro sul gommone, però, ci fossero circa centotrenta persone. Il numero dei dispersi al momento, quindi, ammonta a novantasei.

Secondo quanto riferito dallo staff di Msf, tra i superstiti quattro persone hanno ustioni chimiche piccole ma dolorose, provocate dal contatto col combustibile, mentre una persona affetta da ipotermia è ora stabile. "Sono tristi, scioccati e traumatizzati. Vogliono solo riposarsi e dimenticare, per ora" ha raccontato Elisa Compagnone, responsabile della prima assistenza psicologica a bordo della Bourbon Argos.

I sopravvissuti hanno raccontato che il gommone era partito il 14 novembre intorno alle due di notte dalle vicinanze di Tripoli, con a bordo 130 persone, tutti uomini e due adolescenti: in 103 risultano dispersi o morti. Con loro viaggiava un secondo gommone con circa 110 persone a bordo. Quando hanno lasciato la costa, il trafficante li ha trainati per due ore. Successivamente, minacciati con una pistola, sono stati privati dei giubbotti di salvataggio che indossavano e del motore – nonostante avessero pagato per avere quei giubbotti. Così l'imbarcazione è andata alla deriva, si è forata e ha iniziato a sgonfiarsi e imbarcare acqua. Molti migranti sono caduti in mare. "In quel momento ho pensato che stavamo per morire, sapevo che non eravamo vicini all’Italia e senza un motore non potevamo andare lontano. Il trafficante ci ha detto che saremmo stati soccorsi, ma sentivo che saremmo morti", ha raccontato Abdoullae Diallo, 18 anni, dal Senegal.

La tragedia di oggi è solo l'ultima verificatasi negli ultimi giorni. All'inizio della settimana, infatti, oltre duecento persone hanno perso la propria vita in mare, cercando di raggiungere l'Europa: ci sono oltre centotrentacinque dispersi e quindici sopravvissuti nel naufragio avvenuto lunedì; mentre martedì sono state tratte in salvo ventitré persone dopo che un gommone si è capovolto al largo della Libia, con un bilancio di cento dispersi.

Non si fermano, dunque, le morti nel Mediterraneo, facendo del 2016 l'anno più nero. Ieri sono stati diffusi di dati del terzo Rapporto sulla protezione internazionale in Italia per il 2016, secondo cui da gennaio di quest'anno alla fine di ottobre i migranti morti nel tentativo di raggiungere l'Europa sono stati 4.899, 3.654 dei quali nel Mediterraneo.