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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia
12 Settembre 2022
14:27

Meloni spiega qual è la posizione di Fratelli d’Italia sull’aborto (ma il caso Marche la smentisce)

Cosa pensa davvero Giorgia Meloni sull’aborto? La presidente di Fdi ha dichiarato di non voler modificare la 194, ma nelle Regioni guidate da esponenti del suo partito si è cercato di ostacolare la piena applicazione della legge.
A cura di Annalisa Cangemi
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Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia favorita nei sondaggi, che potrebbe presto diventare la prima premier donna a Palazzo Chigi, ha esplicitato la sua posizione sulla legge 194 e sull'aborto: "Non intendiamo modificare la legge 194. Non intendiamo abolire la legge 194. Quello che abbiamo sempre detto di voler fare sula legge sull’aborto è applicarla integralmente, perché era una legge fatta in maniera compiuta, che aveva anche tutta una prima parte dedicata alla prevenzione della pratica abortiva, che non è mai stata applicata per l’approccio ideologico che c’è stato in questi anni", ha detto nei giorni scorsi a Sky TG24 la leader di FdI.

"Che cosa vuol dire applicare la prevenzione? Significa – ha spiegato ancora – garantire una possibilità a quelle madri che dovessero ritrovarsi ad abortire perché ritengono di non avere alternative. Perché se io posso aiutare quelle mamme le aiuterò. Ci sono donne che in Italia abortiscono perché pensano di non avere i soldi per portare a termine la gravidanza, ci sono donne che abortiscono perché pensano di non avere le risorse per crescere quel figlio, ci sono donne che abortiscono perché si trovano da sole e si ritrovano istituzioni che le spingono a fare la cosa più facile".

Meloni però guida un partito che ha cercato in più occasioni di annacquare la 194, per esempio in regioni come Abruzzo e Marche, governate entrambe da Fratelli d'Italia, rispettivamente da Marco Marsilio e Francesco Acquaroli. In queste regioni si è cercato di rendere sempre più complicato l'accesso all’interruzione di gravidanza, per esempio prevedendo l'obbligo di ricovero in ospedale per l'aborto farmacologico.

Dopo l'aggiornamento delle linee guida ministeriali, voluto dal ministro Speranza nell'agosto 2020, si è cercato di semplificare le procedure di accesso all'IVG, con l'emanazione di nuove linee di indirizzo (quelle precedenti erano ferme da dieci anni) sulla RU486, cioè appunto l'aborto farmacologico, reso possibile in Italia nel 2009 (in ritardo rispetto ad altri Paesi). Fino a quel momento le linee guida consentivano l'aborto farmacologico non oltre le sette settimane (in altri Stati era già nove il limite), prevedendo inoltre l'obbligo di ricovero di tre giorni per la donna, che era costretta a così eseguirlo in ospedale. L'esigenza di aggiornare le direttive sull'aborto era nata dalla decisione dell'Umbria, amministrata dalla leghista Donatella Tesei, di vietare il day hospital per la somministrazione della pillola Ru486.

Le nuove linee per l'IVG, approvate dal Consiglio Superiore di Sanità e poi dall'Aifa, hanno stabilito l'annullamento dell’obbligo di ricovero, allargando il periodo di prescrizione del farmaco fino alla nona settimana, introducendo anche la possibilità di somministrazione del farmaco in consultorio o in ambulatorio.

Ma le Regioni governate da Fdi hanno comunque posto degli ostacoli, per non recepire integralmente le indicazioni arrivate dal ministero della Salute. È successo all'inizio del 2021 in Abruzzo, dove è stata diramata una circolare alle Aziende sanitarie locali, affinché consentissero IVG "preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari". Nelle Marche invece, sempre all’inizio del 2021, la maggioranza di centrodestra ha cercato di contrastare l'aborto farmacologico e le linee di indirizzo ministeriali respingendo una mozione del Pd per la piena applicazione della 194.

Ma c'è di più. Nel 2020 (dati della relazione ministeriale) la percentuale di obiettori di coscienza nelle Marche era del 70%, più della media nazionale, che è del 64,6%. Dallo studio ‘Mai dati', condotto da Chiara Lalli e Sonia Montegiove, sull'applicazione della 194 e sul numero di medici obiettori nelle strutture, sono emersi i dati relativi al 2021 (più recenti quindi rispetto a quelli pubblicati nell'ultima relazione del ministero della Salute): ci dicono che nella Regione guidata da Acquaroli ci sono 17 strutture sanitarie, di cui 12 sono punti IVG, 1 non lo è, e su altre 4 non si hanno dettagli. In 4 delle 12 strutture che eseguono IVG oltre l'80% dei ginecologi è obiettore di coscienza, una percentuale altissima; mentre in tre strutture c'è una percentuale di obiettori del 50%.

La proposta Fdi sulla sepoltura dei feti

Per chiarire ulteriormente la posizione di Fratelli d'Italia sull'aborto può essere utile la proposta di legge sulla sepoltura dei feti anche senza il consenso della madre, che è stata rilanciata nei giorni scorsi dal senatore Luca De Carlo. Il parlamentare, a Tpi, ha annunciato l'intenzione di ripresentare il provvedimento di cui era primo firmatario. "Se sembra normale che una vita venga smaltita come un rifiuto speciale, a me no. Io credo che sia vita pure sotto le 28 settimane", ha spiegato. "Una donna che decide per ics motivi, forzata, di interrompere la gravidanza, avrà il diritto di poterlo fare, e il feto avrà il diritto di essere seppellito", ha aggiunto.

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