Meloni insiste sul caso Pucci a Sanremo e difende la “satira” su Schlein: “Si può fare solo contro di me?”

Non si ferma l'attacco di Giorgia Meloni sul caso di Andrea Pucci, comico che ha rinunciato a co-condurre una serata del Festival di Sanremo. Pucci era stato annunciato venerdì scorso come braccio destro di Carlo Conti, ed erano subito nate delle polemiche – per i contenuti omofobi e sessisti della sua comicità e il suo esplicito schieramento a destra – che lo hanno spinto a rinunciare due giorni dopo. Subito la presidente del Consiglio, con tutto il governo, si è schierata al suo fianco con toni apocalittici, parlando di "deriva illiberale della sinistra". E oggi è tornata a parlare della vicenda.
Meloni ha dichiarato che non conosce personalmente Pucci, e che neanche sapeva bene chi fosse prima della polemica. Parlando con il Corriere della Sera, ha affermato che la sua è presa di posizione di principio: "Non sopporto il doppiopesismo. È un principio insopportabile. È davvero la cifra della sinistra, la usano sempre. E non ci sto".
Il doppiopesismo in questione consisterebbe nel fatto che la "sinistra" non condanna la "satira" quando colpisce il governo. Meloni ha citato alcune vignette del fumettista e giornalista Mario Natangelo. L'intervista parla di un'illustrazione in cui si vede la premier "inginocchiata lecca il didietro di Trump", un'altra in cui si piega e dice "Noi saremo vicini all’Ucraina a 360 gradi, ma ne bastano 90" e un'ultima in cui la sua gonna si alza a causa del vento, sulle mutande si legge la scritta "FdI -1,3%" e la didascalia recita: "È cambiato il vento".
Lo stesso Natangelo ha poi risposto dai propri profili: "Specifico che non la disegno ‘inginocchiata che lecca il didietro di Trump': la disegno con la testa infilata dentro al culo di Trump. Limitarsi a leccarlo sarebbe un miglioramento". E ancora: "Sulla satira non ho niente da aggiungere: fa già molto ridere lei".
Nell'intervista però Meloni ha insistito, paragonando le vignette in questione ai commenti di Pucci su Elly Schlein:"Queste sono cose che disegnano o dicono su di me: questo si può fare? Parlano di sessismo e io che dovrei dire? Quando attaccano me è satira, quando attaccano la Schlein è sessismo? Su di noi si può dire tutto e su di loro solo quello che condividono?". È utile ricordare che i post su Schlein contestati non erano vignette satiriche: uno era una foto del volto della segretaria del Pd con la scritta "Già che ci sei dentista e orecchie no ???? Ridicolaaaaa"; un'altro era una foto con Schlein con la scritta "Alvaro Vitali e Pippo Franco insieme".
Meloni ha insistito dicendo: "Noi, a differenza loro, non abbiamo mai chiesto la censura di nessun comico". Poi, nonostante negli ultimi due giorni la sua comunicazione si sia concentrata principalmente su questa vicenda, ha affermato che "in generale" pensa sia meglio "tenere la politica fuori da Sanremo. L’utilizzo di questi palcoscenici per questioni che c’entrano con la politica è una cosa che non ho mai sopportato".
Dunque, se Pucci avesse partecipato "secondo me bisognava chiedergli di non parlare di politica. Ma minacciarlo a monte, chiederne la censura, semplicemente perché non se ne condivide il taglio, lo considero sbagliato". La premier ha concluso con un ulteriore attacco a "quelli che ci hanno sempre spiegato che la satira è sacra, ma ovviamente finché era contro di noi".