Meloni elimina il bollo auto per il 2027: la mossa del governo in vista delle elezioni politiche
Giorgia Meloni ha giocato la sua prima carta elettorale. L'abolizione, o meglio la sospensione, per il 2027 del bollo per le auto di piccola e media potenza e per le moto è arrivata a sorpresa ieri in Consiglio dei ministri, insieme a una riduzione del taglio delle accise, prorogato fino al 5 ottobre. Per l'occasione la premier ha voluto presiedere la conferenza stampa a margine, spiegando come funzionerà l'intervento. Intanto c'è chi ha già tirato fuori dagli archivi il video in cui a dicembre 2025, dal palco di Atreju, la leader di FdI derideva l'allora candidato del centrosinistra in Calabria, Pasquale Tridico, per aver proposto proprio l'abolizione del bollo auto.
L'esenzione si applicherà ai pagamenti previsti per il prossimo anno e coinvolgerà esclusivamente le moto e i veicoli di potenza inferiore a 80 kW (sia gasolio che benzina e alimentazione ibrida). Complessivamente circa 14 milioni di persone, tra proprietari e soggetti che utilizzano l'auto in leasing o a noleggio, potranno beneficiare del taglio. Nel caso di più veicoli agevolabili, varrà solamente per quello di potenza minore.
Il governo promette di rendere l'abolizione del bollo una misura permanente nella prossima manovra
Davanti ai giornalisti la premier ha parlato di una misura "strutturale", sebbene poco dopo il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ci abbia tenuto a precisare che si tratta di un intervento "emergenziale, che pensiamo possa diventare strutturale". L'intenzione infatti, è di renderla permanente all'interno della legge di bilancio.
Resta da capire con quali soldi. Il vicepremier Matteo Salvini ha assicurato che le coperture per finanziare l'esenzione sono state prese "da risorse che non sono state spese per altri interventi". E che quest'operazione non implicherà tagli alla spesa pubblica: "Non c'è un euro tolto alla spesa per scuole o sanità. Anzi", ha rimarcato.
Per questo primo intervento è stato previsto uno stanziamento di 2,4 miliardi di euro che andranno trasferiti alle Regioni per compensare la riduzione del gettito. Il bollo infatti, è una tassa regionale, pertanto la sua abolizione andrà a incidere sulle casse degli Enti.
L'allarme delle Regioni sui rimborsi, Giani (Pd): "Propaganda con i soldi degli altri"
Ma mentre le Regioni di centrodestra plaudono la decisione, quelle di centrosinistra lanciano l'allarme sui rimborsi. Secondo il governatore della Toscana, Eugenio Giani (Pd), "si afferma falsamente che si tratta di compensazioni. Basta leggere il decreto per rendersi conto che si prevede, facendo l'esempio della Toscana, un rimborso per poco più di 100 milioni di euro, privandoci di entrate per circa 350 milioni".
Anche il presidente dem dell'Emilia Romagna, Michele De Pascale esprime delle perplessità sui calcoli fatti dal governo. "Da quel che sappiamo parliamo di un taglio di 2,3 miliardi su oltre 7 miliardi complessivi di gettito del bollo, 550 per la sola Regione Emilia-Romagna". Per il presidente della Puglia, Antonio Decaro (Pd) "è indispensabile che il mancato gettito venga garantito integralmente alle regioni, con risorse certe e non soggette a rinvii: se così non fosse, saremmo costretti a ridurre i servizi ai cittadini. certo che sia un caso che la misura abbia validità per il 2027, l'anno in cui si vota".
M5s chiama in causa Cetto La Qualunque, Magi (+Europa): "È un gioco delle tre carte"
Nonostante le tempistiche però, Meloni nega che l'eliminazione del bollo abbia a che fare con le prossime elezioni politiche. "Vi prego di non interpretare i provvedimenti che guardano a interessi elettorali, questo lo hanno fatti altri e ne stiamo pagando ancora il conto", ha dichiarato. "Finché ho una maggioranza solida per governare intendo governare questa nazione e mi pare che i miei colleghi siano d’accordo con me. Leggo ogni giorno delle ricostruzioni che non so da dove possano muovere, sulla continua tentazione di andare a votare", ha proseguito, escludendo così l'ipotesi di un voto anticipato. "Io vorrei arrivare alla scadenza della legislatura, mi pare di aver fatto un certo vanto della stabilità".
Per le opposizioni invece, non è altro che una mossa elettorale. Il M5s ha evidenziato la giravolta di Meloni che neanche un anno fa si beffava di Tridico per aver avanzato la stessa identica proposta, chiamandolo "Cetto La Qualunque", mentre il Pd ha ricordato che allo stato attuale non ci troviamo davanti a una vera e propria abolizione, ma piuttosto una sospensione.
"È la fiera delle mance, dei bonus pre elettorali e dei regali pre elettorali. Nel momento in cui abbiamo i dati sull'inflazione e, soprattutto, il caro energia che sta pesando tantissimo sulle tasche degli italiani, sembra più che altro un diversivo, un'arma di distrazione. Cioè, è niente rispetto all'aumento del costo della vita", ha dichiarato il leader di +Europa Riccardo Magi, che fiuta l'inganno. "Quella è una tassa che va alle Regioni, alle province autonome. Mi pare di aver capito che qualcuno nel governo abbia detto che, comunque, non verrà a mancare questo gettito. Saranno trovate altrove le risorse. Vuol dire che o il governo le prenderà da qualche altra parte del gettito statale e le darà alle regioni o le regioni aumenteranno altre imposte regionali. Quindi, che tipo di gioco fa Meloni?", ha domandato. Nei prossimi mesi le strategie degli schieramenti saranno più chiare, ma quel che è certo è che per la premier, la partita è già ampiamente cominciata.