La definitiva bocciatura della legge di bilancio del Governo e la sostanziale apertura della procedura di infrazione avevano portato ai minimi storici la qualità dei rapporti fra il nostro Paese e la Commissione Europea. Anche per questo motivo c'era grande attesa per la cena di ieri sera tra Jean Claude Juncker e Giuseppe Conte, cui erano attesi anche Pierre Moscovici, Valdis Dombrovskis e il ministro dell'Economia Giovanni Tria. Le poche parole rilasciate dai protagonisti al termine del confronto non sono ovviamente sufficienti per un'analisi completa, ma è possibile registrare il persistere della volontà di "dialogo" da parte di entrambe le parti in causa. Come hanno sottolineato sia Conte che Juncker di fronte alle telecamere, "siamo amici" e c'è la possibilità di ricomporre la frattura apertasi in queste settimane. Come? Sul punto le posizioni sono distanti.

Conte ha parlato di "passo avanti perché ha migliorato il clima del dialogo e il rispetto reciproco". E Juncker ha concordato sul fatto che "un dialogo permanente in corso per avvicinare le parti e trovare una soluzione di prospettiva". Ma durante la cena non si è entrati nel merito del problema, ovvero i saldi di bilancio, l'aumento del debito e le scelte specifiche operate dall'esecutivo che, secondo la Commissione Europea e la quasi totalità degli analisti indipendenti, non produrrebbero quella crescita su cui il governo ha basato le proprie previsioni. Né Conte né Tria hanno mai manifestato l'intenzione di ritoccare i saldi finali della manovra, ma solo la possibilità di monitorare il rapporto deficit / PIL e la crescita del debito, per poi porre rimedio in corso d'opera. La Commissione, allo stesso modo, non si smuove dalle durissime critiche messe nero su bianco nelle diverse lettere inviate all'esecutivo, forte del supporto della totalità degli altri Stati membri (neanche gli Stati "amici" del Governo Lega – 5 Stelle appoggiano la legge di bilancio e la scelta di agire in deficit per finanziarla). L'incontro di ieri, per forza di cose, è stato "non risolutivo" e dalla UE non ci sono state aperture rispetto alle sanzioni, dunque necessariamente bisognerà che qualcuno si smuova dalle proprie posizioni.

E i tempi restano strettissimi, come spiega La Stampa:

Il successivo passaggio formale toccherà alla Commissione. Che aspetterà di avere un ulteriore sostegno politico dall’Eurogruppo/Ecofin in agenda il 3-4 dicembre, ma anche dal Consiglio europeo del 13-14. Poi, nell’ultima seduta di quest’anno, il 19 dicembre, scriverà nero su bianco la Raccomandazione. In quel documento saranno elencati i tempi e l’entità delle manovre correttive da imporre all’Italia. E pure la scadenza per la prima verifica, che potrà arrivare già dopo tre mesi dalla data di approvazione dell’Ecofin, oppure dopo sei mesi. Ossia a fine aprile o a fine luglio (In mezzo ci sono le Europee). L’Ecofin approverà la Raccomandazione il 22 gennaio e su questa data non possono esserci margini di trattativa: il Consiglio, al più tardi, deve esprimersi entro il 1° febbraio.