Manovra 2024

Manovra, Cattaneo (FI): “I soldi per il Ponte sullo Stretto ci sono, intitoliamolo a Berlusconi”

Nella manovra “i soldi ci sono e sono sempre ben investiti nelle infrastrutture, ancor di più nel Ponte sullo Stretto”, dice il deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, in un’intervista a Fanpage.it. “Lo vogliamo intitolato al presidente Berlusconi – continua – Ora andiamo rapidi con la progettualità, posiamo la prima pietra e non perdiamo più tempo”. Poi rivendica il risultato raggiunto sulle pensioni minime in legge di Bilancio e assicura: “Presenteremo gli emendamenti strettamente necessari”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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La manovra del governo Meloni convince Forza Italia, che ha contribuito a scriverla, ma qualche emendamento dovrà essere presentato. Il deputato Alessandro Cattaneo, in un'intervista a Fanpage.it, fa il punto sulla legge di Bilancio appena approvata dal governo e rilancia sulla proposta di intitolare il Ponte sullo Stretto a Silvio Berlusconi. Bene il taglio delle tasse, sulle pensioni è stato fatto il possibile con le risorse a disposizione.

Onorevole Cattaneo, lunedì il governo ha approvato la manovra. La prima cosa che le chiedo è un suo giudizio, che immagino sia positivo…

Il giudizio è ovviamente positivo. Certo, è una manovra con spazi stretti, lo sapevamo, però li sfruttiamo bene. Andiamo a tagliare le tasse, a finanziare la spesa sanitaria di cui è doveroso occuparci, a rinnovare i contratti della Pa. Insomma, dimostriamo ai mercati e a tutti gli interlocutori che siamo un Paese serio, un governo responsabile e agli italiani diciamo che continuiamo nel solco delle nostre iniziative: meno tasse, crescita e dare seguito a ciò che avevamo detto in campagna elettorale.

Quindi è vero che non presenterete emendamenti in Parlamento come ha chiesto il governo?

Ne presenteremo pochi sicuramente. Iniziamo dall'obiettivo, che è quello di approvare la manovra in tempi molto rapidi per dare un messaggio di compattezza politica, di rassicurazione ai mercati e anche per mandare un segnale agli italiani: possono contare su questo governo in cui si discute, si dibatte, ci si confronta, non sempre la si pensa proprio uguale, ma alla fine sappiamo che dobbiamo fare le cose giuste in fretta per gli italiani. Gli emendamenti saranno quelli strettamente necessari. Qualcuno ci sarà, anche ordinamentale, che non prevede magari un intervento sulla spesa. Sarà un lavoro maturo.

Parliamo allora delle pensioni. Da un lato c'è l'aumento delle minime con la super-rivalutazione, che immagino rivendichiate visto che è stata una delle ultime promesse del presidente Berlusconi, dall'altro, però, c'è la questione dei vari scivoli: si passa da Quota 103 a Quota 104, Ape sociale e Opzione donna vengono cancellati. Di fatto, l'anno prossimo sarà più difficile andare in pensione. Da questo punto di vista non sentite di aver tradito la promessa elettorale del centrodestra di superare la legge Fornero?

Il nostro partito si è impegnato soprattutto sulle pensioni minime e quest'anno, con l'ultima rivalutazione nella manovra, siamo arrivati a circa 620 euro. Partivamo da 540 euro, rispetto a novembre dell'anno scorso sono 80 euro in più al mese, che moltiplicato per 13 equivale a quasi due mensilità. Così diamo una risposta vera su un segmento di fragilità. Per il resto, le pensioni drenano le risorse, sono la prima voce di spesa. Bisogna fare i conti con ciò che si ha e Giorgetti è stato molto rigoroso. Ma aggiungo un tema: non si parla abbastanza le pensioni dei giovani, che hanno una intermittenza contributiva pazzesca quando ce li hanno, i contributi. Sarebbe giusto iniziare a parlare un po' anche di questo.

Il taglio del cuneo è la misura principale, a livello di spesa, della manovra. La critica che viene mossa al governo è che non sia strutturale, mentre opposizioni e i sindacati vi accusano di fare propaganda perché il taglio viene solo confermato, ma di fatto già c'è. Insomma, non ci sarà un ulteriore aumento di 100 euro, le buste paga di dicembre e di gennaio saranno uguali…

Tra il taglio del cuneo ai redditi sotto i 35mila euro, la riforma dell'Irpef che alleggerirà le aliquote e altre iniziative – come tagli ad hoc per le aziende del Mezzogiorno o per le famiglie con figli – più della metà dell'intervento economico che facciamo con questa manovra serve a togliere tasse. Una forza come la nostra non può che essere soddisfatta di questo. Non è abbastanza? Non è mai abbastanza. Posso chiedere alla sinistra perché non l'ha fatto prima? E aggiungo che il taglio del cuneo fiscale per la prima volta si fa in maniera consistente.

Sul Ponte sullo Stretto, i soldi ci sono? Quanti ce ne sono e per che fasi del progetto? E le chiedo anche se sia giusto investirli lì, visto che abbiamo parlato di una manovra approvata con grande carenza di risorse

I soldi ci sono e sono sempre ben investiti nelle infrastrutture, ancor di più nel Ponte sullo Stretto. Lo vogliamo intitolato al presidente Berlusconi, che fece l'alta velocità che ha collegato Milano, Roma e il resto delle grandi città, fece il Mose, e abbiamo visto che funziona, la terza grande opera era il Ponte sullo Stretto. Sarebbe un'occasione persa. È un'opera che va fatta, la spesa di investimento è sempre buona spesa e non è un problema di soldi, quelli si trovano. Ora andiamo rapidi con la progettualità, posiamo la prima pietra e non perdiamo più tempo.

Invece sul canone Rai il governo, con Giorgetti e Salvini, ha annunciato un taglio da 90 a 70 euro. Poi, nei giorni scorsi, Gasparri di Forza Italia ha sostanzialmente detto che quei soldi la Rai li recupererà dalla fiscalità generale. Insomma, alla fine pagano sempre i cittadini. E allora qual è il senso di questa misura?

Non dicono cose confliggenti. Cerchiamo di far pagare meno ai cittadini attraverso il canone, che è uno strumento antico. Da liberale, liberalizzerei tante cose, magari anche nella Rai, ma comunque una vocazione pubblica è giusto mantenerla. Non è giusto, però, che un'attività mediatica pesi in maniera così universale sulle tasche dei cittadini. Spostarsi verso la fiscalità generale vuol dire che c'è più equità nel modo in cui l'azienda Rai grava sulle spese dei contribuenti.

Manovra a parte, dal punto di vista politico è stata anche la settimana della rottura definitiva del Terzo polo di Calenda e Renzi. Si apre uno spazio di centro che Forza Italia si può riprendere in vista delle elezioni europee?

Non l'abbiamo mai perso quello spazio, lo ripetevo sempre in campagna elettorale: il centro c'è e si chiama Forza Italia. Gli elettori ci hanno creduto, perché siamo arrivati davanti al Terzo polo. Però da questa vicenda si evince soprattutto quanto sia difficile dare vita a dei progetti politici solidi e stare insieme anche tra soggetti che apparentemente sembrano vicini. Nel percorso, faticoso ma maturo, che Forza Italia sta facendo nel rimanere unito si vede la differenza. La nostra credibilità, insieme ai temi del centro moderato-liberale che noi rivendichiamo, ci fa molto ben sperare per le prossime elezioni europee.

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