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Manovra 2024

Tutte le promesse elettorali sulle pensioni che il governo Meloni non ha manutenuto nella manovra

La manovra per il 2024 del governo Meloni si concentrerà sul taglio del cuneo per i dipendenti e sulla riforma dell’Irpef, ma resteranno pochi soldi per le pensioni. Così le forme di pensionamento anticipato saranno quasi tutte rese più difficili da raggiungere. Un risultato lontano dalle promesse di Quota 41, superamento della legge Fornero e pensioni minime a mille euro.
A cura di Luca Pons
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Quota 41, abolizione della riforma Fornero, assegni minimi a mille euro, Opzione donna confermata e resa strutturale. Sono diverse le promesse che poco più di un anno fa i tre principali partiti del centrodestra – Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia – avevano fatto agli elettori nei loro rispettivi programmi elettorali in tema di pensioni. Oggi, però, scorrendo i temi inseriti nella manovra finanziaria per il 2024 si può constatare ufficialmente che al momento nessuna di queste è stata mantenuta.

La seconda legge di bilancio del governo Meloni è anche la prima che l'esecutivo ha potuto scrivere ‘con calma', dato che nel 2022 aveva dovuto presentarla poche settimane dopo l'entrata in carica. I numeri sono noti: il governo userà poco meno di 24 miliardi di euro (di cui buona parte in deficit). Circa 10 miliardi serviranno per confermare il taglio del cuneo fiscale, 4 miliardi e mezzo per la riforma dell'Irpef, poi ci sono 3 miliardi per la sanità e 5 per i contratti pubblici da rinnovare, un miliardo per la famiglia e la natalità. C'è una voce che manca all'appello: quella delle pensioni.

Cos'è Quota 104 e cos'è successo alla promessa di Quota 41

Per quanto riguarda l'uscita anticipata dal lavoro, nel 2024 si passerà a quella che viene chiamata Quota 104, anche se il ministro Giorgetti ha voluto ribadire che "non è una Quota 104 piena". Secondo quanto è possibile ricostruire finora, in attesa di un testo ufficiale della norma, la misura dovrebbe essere questa: ci sarà ancora Quota 103 (pensione con almeno 41 anni di contributi e 62 anni di età), ma con degli svantaggi – anche nell'importo dell'assegno – per chi decide di utilizzarla. Allo stesso tempo nascerà Quota 104 (sempre con 41 anni di età e, si presume, 63 anni di età), ma con degli incentivi per spingere a restare al lavoro un anno in più.

In ogni caso, quindi, il governo renderà più restrittivi i requisiti per la pensione anticipata. Una misura ben lontana da quella che la Lega chiedeva nel suo programma elettorale e di cui Matteo Salvini si è sempre fatto promotore: Quota 41. Cioè, si va in pensione quando si raggiungono i 41 anni di contributi, a prescindere dall'età.

La legge Fornero non sarà "superata" nel 2024

Quota 41 avrebbe dovuto essere il modo per "riformare e a stravolgere in meglio" il sistema pensionistico e "superare la legge Fornero". L'attuale norma sulle pensioni, varata nel 2011 e scritta dalla ex ministra Elsa Fornero, prevede che la pensione di vecchiaia scatti a 67 anni di età, con almeno 20 anni di contributi. In alternativa, si può andare in pensione anticipata quando si raggiungono i 41 anni e 10 mesi di contributi (per le donne) o i 42 anni e 10 mesi (per gli uomini), a prescindere dall'età anagrafica. I partiti del centrodestra, soprattutto la Lega, l'hanno duramente attaccata per anni, e tutti i governi degli ultimi anni hanno sempre trovato il modo di sospenderla e aggirarla, di anno in anno, con varie forme temporanee di pensione anticipata.

Ma anche nel 2024 la legge Fornero continuerà a restare in vigore, mentre Quota 103 e Quota 104 saranno delle alternative per i pochi che rispettano i requisiti. Peraltro, nella Nadef, proprio il governo Meloni ha anche riconosciuto i,pregi della riforma Fornero e ha scritto che, "elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia e anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni".

Opzione donna non sarà resa strutturale ma quasi cancellata

C'è poi il capitolo Opzione donna. Nel 2022, la misura permetteva alle lavoratrici di andare in pensione quando raggiungevano i 58 anni di età (le dipendenti, oppure 59 anni le autonome) e i 35 anni di contributi versati. C'era comunque uno svantaggio dal punto di vista economico, perché l'assegno veniva ricalcolato con il metodo contributivo e quindi la pensione risultava più bassa. Ma la misura era stata generalmente apprezzata anche dalle forze del centrodestra, tanto che Fratelli d'Italia parlava di rinnovarla e la Lega addirittura di "renderla strutturale".

Nel 2023, Opzione donna è stata invece fortemente ridotta, non solo con un requisito di età più alto (60 anni di età, oppure 59 anni con un figlio, o 58 anni con due o più figli), ma soprattutto perché si sono aggiunte altre richieste molto limitanti. Le lavoratrici per ottenere l'anticipo pensionistico devono essere caregiver, avere una disabilità o essere state licenziate.

Nel 2024, la misura sarà "superata", come ha detto Giorgia Meloni. Infatti, sia Opzione donna che Ape sociale confluiranno in un unico "fondo per la flessibilità in uscita". I requisiti, elencati da Giorgia Meloni in conferenza stampa, saranno i seguenti: 63 anni di età e 36 anni di contributi per gli uomini, 63 anni di età e 35 anni di contributi per le donne. E sempre a condizione che la persona sia caregiver, oppure disoccupata, impegnata in lavori gravosi o con disabilità. Insomma, per le già poche lavoratrici che potevano accedere a Opzione donna lo scorso la soglia di età si alza decisamente, da 60 a 63 anni.

Le pensioni minime a mille euro restano lontane

Per quanto riguarda le pensioni minime le informazioni sono poco chiare al momento, anche se fonti di stampa riportano che ci sarà un mini-aumento fino a 618 euro degli assegni minimi (che, con la rivalutazione obbligatoria in base all'inflazione, arriveranno in ogni caso vicini ai 600 euro al mese). Giorgia Meloni ha detto che sarà "confermata la super rivalutazione per gli over 75 anni", senza chiarire esattamente i numeri. Nel 2023, questa rivalutazione ha portato gli assegni minimi a circa 600 euro per i più anziani, un traguardo che Forza Italia aveva rivendicato. Sembra molto improbabile, comunque, che l'importo per gli ultra 75enni avrà un aumento significativo o ‘simbolico', ad esempio a 700 euro. Così, il cavallo di battaglia di FI dei arrivare a mille euro al mese sarà messo da parte anche per il 2024, insistendo che si tratta di un obiettivo "di legislatura", da raggiungere entro il 2027.

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