L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno lascia il carcere di Rebibbia: “Esco da innocente”

Gianni Alemanno è uscito da Rebibbia e torna a casa. Appena varcata la soglia, l’attacco a Meloni: “Sulle carceri il Governo non ha fatto niente”.
Gianni Alemanno all’uscita del carcere di Rebibbia questa mattina.
Gianni Alemanno all’uscita del carcere di Rebibbia questa mattina.

"Esco, ma mi sembra di disertare una trincea". Così inizia l'ultimo post dell'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, il "Diario di Cella numero 63" prima dell'uscita dal carcere, avvenuta questa mattina. Alle ore 9 davanti al carcere di Rebibbia c'è già la folla radunata in attesa che esca l'ex sindaco. La sua uscita è avvenuta alle ore 10 circa, dopo una permanenza nell'istituto penitenziario di un anno, cinque mesi e 24 giorni, con una riduzione di 39 giorni dalla pena.

Camicia blu scuro, pantaloni e scarpe da ginnastica nere, un borsone sportivo scuro e una sacca colorata: così questa mattina si è presentato Alemanno all'uscita del carcere di Rebibbia, salutando gli agenti della polizia Penitenziaria che si trovano fuori dal perimetro del penitenziario. Ad accoglierlo una folla di attivisti, un fragoroso applauso e qualche striscione: su uno si legge "Auguri Gianni" e sull'altro "Uno di Fn Noi. Angri". Poi i cori: "Gianni uno di noi". Gli abbracci e gli scherzi. "Siamo qua perché sei un amico", si sente dire da qualcuno.

La condanna di Gianni Alemanno per traffico di influenze illecite e il carcere dopo i servizi sociali

Alemanno si trovava in carcere per scontare la sua condanna a 1 anno e 10 mesi di reclusione per traffico d’influenze illecite nell'ambito dell'inchiesta sul Mondo di Mezzo dopo la revoca dei servizi sociali. La sentenza è stata pronunciata in via definitiva nel febbraio del 2022. L'ex sindaco era stato condannato a 6 anni per corruzione e finanziamento illecito in primo grado e in Appello. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per corruzione, accusa emersa nel corso della medesima inchiesta.

L'ex sindaco è entrato nel carcere di Rebibbia nel gennaio del 2025, dopo la revoca dei servizi sociali a cui inizialmente era stato affidato per scontare la pena. In quel periodo avrebbe fornito delle false scuse per non lavorare alla casa per madri maltrattate. E le conseguenze non si sono fatte attendere.

"Sono venute meno le condizioni minime per la prosecuzione della misura alternativa: ha dimostrato totale spregio dell'importanza della possibilità offertagli – scriveva nell'ordinanza del trasferimento in carcere il magistrato di Sorveglianza all'inizio del 2025 – Del tutto sprezzante rispetto all'esecuzione della condanna in misura alternativa, palesando evidente irresponsabilità". Il magistrato di Sorveglianza ha definito il comportamento dell'ex sindaco "una condotta in assoluto spregio delle prescrizioni e dei doveri impostigli". Lo stesso magistrato lo aveva definito, nella stessa occasione "una personalità spregiudicata, callida, irresponsabile e incapace di comprendere l'importanza del beneficio concessogli durante l'esecuzione della condanna".

Nel corso del periodo in carcere, più volte ha provato, tramite i suoi legali, a richiedere la scarcerazione, anche all'inizio di quest'anno. Richieste che, però, sono state sempre respinte.

Alemanno fuori dal carcere: "Governo Meloni non ha fatto niente sulle carceri"

"Esco da innocente". È quanto, invece, ha ribadito da Gianni Alemanno appena varcata la soglia del carcere di Rebibbia, dopo oltre un anno di reclusione. Poi l'attacco a Meloni: "Per le carceri il governo non ha fatto niente. Serve un grande dibattito nella destra", nel quale, a suo avviso, andrebbe coinvolto anche Futuro nazionale di Roberto Vannacci.

"Lo vedrò questa sera a cena, è un volto nuovo, una nuova speranza che rompe gli schemi e apre una prospettiva diversa: parleremo di tante cose, anche se non siamo d'accordo su tutto. Io sono un sovranista e non accetto una politica conservatrice. In Italia non c'è niente da conservare e bisogna cambiare tutto. Questa è la verità", ha tra l'altro detto. Non nasconde la simpatia per l'ex generale, ma mette subito le mani avanti.

"Non voglio candidarmi a nulla, né a sindaco, né alle politiche o altre cose istituzionali, ho già dato. Ma devo però portare la mia esperienza – spiega – Il mio ruolo è solo quello di offrire la mia capacità di fare analisi politica, di dare prospettive. Io vengo soltanto a servire, non ho nessuna pretesa". Intorno a lui attivisti e sostenitori che, dopo un applauso, si sono avvicinati, abbracciandolo e manifestandogli la gioia.

L'esperienza di Gianni Alemanno in carcere: "Non doveva cominciare"

"Un'esperienza che non doveva mai cominciare quella in carcere- esordisce nella nota diffusa sui social ieri sera Alemanno – L'ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto me lo ricordavo. Ho scoperto celle di 4 posti riempite con 6 persone una sull’altra, nel degrado degli ambienti e delle condizioni igienico-sanitarie. Percorsi trattamentali (studio, lavoro e cultura) ridotti a un privilegio per pochi – spiega – Abbiamo provato a batterci insieme a Fabio Falbo. L'unica vittoria che abbiamo ottenuto è stata la concessione da parte del Presidente Mattarella della grazia parziale a un povero vecchietto di 88 anni (e malato) che sta qui dentro da 6 anni. Pensate che sia uscito? Assolutamente no".

Non ha mancato di citare, oltre ai detenuti, anche gli agenti della Polizia Penitenziaria. "Graduati e ufficiali che si comportano bene (con le dovute eccezioni…) e che spesso sono come fratelli per le persone detenute, con cui condividono la sofferenza per le stesse mancanze organizzative e per lo stesso sovraffollamento. Adesso sono arrivate anche numerose nuove giovani leve, che si danno da fare con discreto entusiasmo e molta correttezza – e poi continua – Ci sono anche le giovani infermiere del reparto, guidate dalla decana Rossella. Ho conosciuto educatrici e psicologhe che ci mettono il cuore e la testa nel loro lavoro e che diventano una specie di ammortizzatore tra le persone detenute e le lentezze burocratiche di chi sta sopra di loro".

La promessa: "Continuerò a chiedere dignità: un pezzo del mio cuore resta qui"

Poi si avvia alla conclusione. "Ecco perché uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze. In tanti mi hanno chiesto di continuare la lotta contro il sovraffollamento carcerario", aggiunge, spiegando di voler sensibilizzare la politica, a partire dal Ministro Nordio e l'opinione pubblica sull'universo carcerario.

"Riuscirò a spiegare che non c’è nessuna contraddizione tra la difesa intransigente della sicurezza dei cittadini e la necessità di costruire un sistema penitenziario che rispetti la dignità delle persone e promuova la loro capacità di riabilitarsi? Anzi, che senza un carcere di questo tipo è assolutamente impossibile difendere il cittadino contro l’aumento della criminalità? Ci proverò, con tutte le mie forze. Perché un pezzo del mio cuore rimane qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica Italiana si gioca la sua faccia", conclude infine.

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