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Accise sulla benzina, la promessa più importante di Salvini non mantenuta: il taglio non c’è stato

Era la prima promessa di Matteo Salvini: una volta arrivato al governo, nel primo Consiglio dei ministri, avrebbe dovuto tagliare le accise sulla benzina. Ma l’impegno preso dal leader della Lega in campagna elettorale e poi durante i primi mesi di vita dell’esecutivo giallo-verde non è stato rispettato. E ora, a esperienza di governo conclusa, siamo certi che la promessa non verrà mantenuta.
A cura di Stefano Rizzuti
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Era la prima promessa di Matteo Salvini. Lo ha ripetuto per tutta la campagna elettorale. E lo ha ribadito appena arrivato al governo nel 2018. Il suo obiettivo primario era tagliare le accise sulla benzina. Ha assicurato che l’avrebbe fatto nel primo Consiglio dei ministri. Sarebbe stato il suo primo provvedimento da vicepresidente del Consiglio. E invece niente. Le accise sulla benzina, dopo 14 mesi di governo giallo-verde, ci sono ancora tutte. Non c’è stata alcuna riduzione. E ora che l’esecutivo di cui faceva parte la Lega non esiste più (per stessa volontà di Matteo Salvini) siamo certi che la prima promessa elettorale del leader del Carroccio non è stata mantenuta e non verrà mantenuta.

La promessa di tagliare le accise sulla benzina

Salvini ha promesso di tagliare le accise sulla benzina già al primo Consiglio dei ministri. Impegno non rispettato. Non solo, perché ha poi continuato a ribadire che il taglio ci sarebbe stato. Prima aveva garantito che sarebbe arrivato entro l’estate. Poi ha rinviato tutto alla legge di Bilancio. E anche gli esponenti leghisti del governo hanno garantito per mesi che il taglio sarebbe stato inserito in manovra. E invece niente, neanche con la legge di Bilancio. Anzi, la manovra ha persino previsto un possibile aumento delle accise sui carburanti nel 2020 nel caso in cui l’attuale governo non riesca a sterilizzare le clausole di salvaguardia che riguardano non solo l’aumento dell’Iva, ma anche delle accise (servono 400 milioni di euro per evitare l’incremento).

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Salvini non riesce a tagliare le accise sui carburanti

Una volta certificato il suo fallimento e il mancato rispetto della promessa, Salvini si è tentato di giustificare, sostenendo che non fosse colpa sua, che non era al governo da solo, che le risorse non erano sufficienti e che comunque non era possibile mantenere tutti gli impegni subito. Quindi ha nuovamente rinviato il taglio delle accise, assicurando, però, che nel 2019 sarebbe arrivato il tanto agognato provvedimento che avrebbe ridotto le accise. Eppure nei mesi successivi e per tutto il 2019 questo tema è praticamente scomparso dalle dichiarazioni di Salvini. Forse nella speranza che qualcuno dimenticasse la sua promessa, mai mantenuta.

Cosa sono le accise sulla benzina

Le accise sui carburanti influiscono pesantemente sul costo della benzina. Tanto che l’Italia, stando a quanto riportato da una ricerca del Centro studi Impresalavoro, è uno dei Paesi Ue in cui il costo della benzina è più alto e addirittura quello in cui il diesel si paga più caro. Lo studio ricorda che in Italia si pagano 17 diverse accise sui carburanti, tra cui alcune risalenti addirittura al 1935, come nel caso di quelle dovute per la guerra in Etiopia. In realtà ora non è più così e dal 1995 le accise sono state unite sotto un’unica voce, non prevedendo più singoli dettagli di spesa.

Negli ultimi dieci anni l’aumento del gettito per lo Stato grazie alle accise è stato di 5,2 miliardi di euro. In totale l’Italia riceve 34,11 miliardi dal pagamento delle accise da parte dei cittadini. Di queste, il 75% deriva proprio dai carburanti e dal combustile. Nel 2017 lo Stato ha incassato grazie a queste accise 25,7 miliardi. Va detto che le accise in Italia sono rimaste invariate dal 2013 ad oggi: si paga 0,728 euro al litro sulla benzina, 0,61 sul gasolio e 0,14 sul gpl.

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