
In Italia c’è un partito di governo, il cui leader – che di quel governo è vicepremier – ha appena invitato un leader neofascista inglese, arrestato per aggressione, frode, stalking, possesso di stupefacenti, immigrazione illegale. Interrogato, Matteo Salvini ha risposto che quello con Tommy Robinson è stato semplicemente uno “scambio di idee”. Sarebbe interessante sapere quali.
In Italia c’è anche un partito di governo nel quale un deputato, Emanuele Furgiuele, organizza un convengo per presentazione di un disegno di legge in dieci punti sulla remigrazione – che altro non è che la deportazione di ogni persona di origine straniera dall’Italia – alla Camera dei Deputati. E invita a presentare questo progetto di legge i gruppi che l’hanno scritta e proposta, cioè i movimenti neofascisti Casapound, Rete dei patrioti, Veneto fronte skinheads e Brescia ai bresciani.
In Italia c’è anche un partito che ha un vicesegretario, Roberto Vannacci che afferma serenamente – tra una fascisteria e l’altra, orgogliosamente ostentate – che la remigrazione è un suo tema. E già che c’è presenta il simbolo di un nuovo movimento, il cui nome è scritto in caratteri ispirati al ventennio e al cui centro c’è la solita fiamma tricolore. Secondo il segretario di quel partito, quel vicesegretario neofascista non va espulso perché in quel partito “c'è spazio per sensibilità diverse”.
In Italia c’è anche questo partito che invita leader neofascisti, che presenta leggi a braccetto con gruppi neofascisti e che ha un vicesegretario nefascista, non bisogna azzardarsi a chiamarlo neofascista, perché – si sa – il fascismo è finito da un pezzo e non tornerà mai più, no no no.
Questi tre partiti sono lo stesso partito, la Lega. Che ormai nemmeno ci prova più a dissimulare la sua natura, ammesso che negli ultimi anni – a differenza di Fratelli d’Italia, che se non altro ci prova – quel partito partito si sia mai posto il problema di quanti fascisti contenga, e di quanti
Ma soprattutto, guai a chiedere conto a Giorgia Meloni di cosa si prova a governare con un partito neofascista – qualcuno direbbe più neofascista del suo. Guai a chiedere al ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti cosa ne pensi di questa deriva. Guai a chiedere conto di quel partito, alla pericolosità dei suoi alleati, dei suoi leader, delle sue idee. Guai anche solo a parlarne, che “i problemi sono altri”, “hanno solo il 9%”, “smetti di vedere fantasmi ovunque”.
E tutto questo accade per inerzia e disinteresse, come se di fronte avessimo una posa adolescenziale di un partito di bricconcelli che vuole solo farsi notare, o un po’ di folklore nostalgico che non fa male a nessuno.
In Italia, forse, prima o poi, qualcuno dovrà cominciare a chiedersi che razza di partito sia diventato, e continui a diventare, la Lega di Matteo Salvini, Roberto Vannacci ed Emanuele Furgiuele.