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25 Ottobre 2021
12:35

La condanna di Gianpaolo Tarantini chiarisce che quelle a casa di Berlusconi non erano solo cene

“Si muovevano nell’esclusiva prospettiva di conseguire elargizioni economiche o altri vantaggi personali”. È quanto scrivono i giudici nella sentenza di condanna di Gianpaolo Tarantini, a proposito delle ragazze che prendevano parte alle serate organizzate nelle residenze di Silvio Berlusconi. Per l’imprenditore, la Cassazione ha confermato la pena di 2 anni e 10 mesi. “Si è adoperato a soddisfarne le urgenze sessuali mosso dalla finalità di lucrare dapprima la confidenza e quindi la gratitudine e la riconoscenza dell’ex premier”, si legge nella sentenza riportata da Repubblica.
A cura di Giuseppe Pastore
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La tesi che le serate nelle residenze di Silvio Berlusconi fossero solo cene eleganti è caduta quando, la scorsa settimana, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna in appello a 2 anni e 10 mesi per Gianpaolo Tarantini. L'imprenditore barese è accusato di reclutamento della prostituzione per aver portato a Palazzo Grazioli, a Villa Certosa e a Villa San Martino alcune ragazze tra il 2008 e il 2009. La sentenza di Appello a carico di Tarantini, emessa lo scorso anno e adesso confermata in Cassazione, non lascia dubbi sul fatto che quelle non fossero semplici invitate alle cene organizzate nelle residenze dell'ex presidente del Consiglio. "Si muovevano – si legge nella sentenza riportata da Repubblicanell'esclusiva prospettiva di conseguire munifiche elargizioni economiche o altri vantaggi personali o addirittura di dare una svolta alle proprie esistenze". Proprio per questo, la Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di risarcimento del danno di Patrizia D'Addario che non avrebbe subìto nessun pregiudizio dalla partecipazione agli incontri. E a reclutare le ragazze da portare alle serate sarebbe stato proprio Tarantini che, insieme agli altri imputati "assecondavano il desiderio dell'allora premier Silvio Berlusconi di circondarsi in momenti di diporto extra-istituzionale di donne avvenenti e disponibili", riporta ancora la sentenza.

La sentenza: L'immagine dominante di Tarantini

La Corte di Appello, nella sentenza di condanna, descrive come "intensa" l'attività profusa da Tarantini e dagli altri imputati "mirata a soddisfare i desiderata dell'ex premier procurandogli la possibilità di interagire in contesti di assoluta intimità fisica". E in questa rete, che sarebbe stata messa su per il Cavaliere, "si è nitidamente stagliata l'immagine dominante e assorbente di Gianpaolo Tarantini – recita ancora la sentenza ripresa da Repubblica – il quale, una volta introdotto nelle ‘stanze del premier', si è adoperato a soddisfarne le urgenze sessuali mosso dalla finalità di lucrare dapprima la confidenza e quindi la gratitudine e la riconoscenza dell'ex premier per l'opera di continuativa ricerca e ingaggio di donne disponibili". I giudici, infatti, parlano di un progetto perseguito da Tarantini che consisteva nello "sfruttare il supporto di Berlusconi per realizzare la propria ascesa economica dapprima mediante l'elezione a membro del Parlamento europeo e poi, tramontato questo orizzonte, attraverso il coinvolgimento in un giro di commesse pubbliche riferibili a Protezione civile e Finmeccanica".

Tarantini: Nessun reato, erano cene normali

La sentenza di condanna a 2 anni e 10 mesi era stata emessa dalla Corte di Appello di Bari a settembre 2020 per poi essere impugnata dagli avvocati di Gianpaolo Tarantini e anche dalla Procura generale di Bari che aveva chiesto un nuovo processo d'appello per un aumento di pena. La condanna, infatti, è inferiore a quella stabilita in primo grado a 7 anni e 10 mesi a causa della prescrizione di alcuni reati contestati. Adesso, la Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, confermando la condanna per l'imprenditore che a La Stampa ha ribadito la sua innocenza: "Quello che facevo non era reato – ha detto – erano cene assolutamente normali, non c'é mai stata prostituzione". E ha anche sostenuto come fosse corretta la linea dei suoi avvocati secondo i quali "per il favoreggiamento e reclutamento ci deve essere qualcuno che viene obbligato – le parole dell'imprenditore – cosa che non é mai avvenuta, non é mai emersa in nessun atto di indagine". Tarantini ha definito tutto questo come "un accanimento nei miei confronti perché c'era di mezzo Berlusconi". Intanto, per Silvio Berlusconi proseguono i filoni del processo Ruby Ter per cui è stato assolto a Siena, perché il fatto non sussiste, dove era accusato di aver pagato il pianista Mariani, anche lui assolto. A Bari, invece, il Cavaliere è accusato di aver versato dei soldi a Tarantini affinché mentisse – la tesi dell'accusa – sulle serate organizzate. Dopo l'arrivo del nuovo collegio giudicante, la prossima udienza dovrebbe svolgersi a fine novembre.

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