È una delle priorità per il Pd, come annunciato al suo primo discorso da segretario da Enrico Letta: la legge sulla cittadinanza è l’obiettivo che i dem si prefiggono di raggiungere in Parlamento. E a chiedere di portare avanti la discussione sullo Ius soli è anche Matteo Mauri, deputato del Pd ed ex viceministro dell’Interno. In un’intervista a Fanpage.it Mauri sottolinea: “Penso che si debba provare in tutti i modi a portare a casa questa nuova legge sulla cittadinanza se non altro per un motivo, perché la legge è vecchissima, non funziona assolutamente più, se mai ha funzionato, la realtà è completamente diversa, noi abbiamo il dovere di mettere la legge dell’Italia all’altezza della realtà”.

Mauri (Pd) rilancia lo Ius soli

Il tema è stato ripreso dopo il discorso di Letta, che lo “ha posto come una delle questioni principali e io sono d’accordo, perché è del tutto evidente che noi siamo in una fase di pandemia, dobbiamo occuparci di economia, e lo stiamo facendo, però non dobbiamo perdere l’orizzonte dei diritti e questo è uno di quelli importanti su cui ci stavamo già spendendo politicamente prima”. In questo momento sono in corso “conversazioni, condivisioni, ragionamenti con alcune forze delle maggioranza che nel frattempo è molto cambiata”, sottolinea il deputato dem. Che sa, però, come non sia facile portare a casa il provvedimento: “È sicuramente difficile, ma a noi piacciono le cose difficili, penso che abbiamo il dovere di provarci. Ci sono delle interlocuzioni in campo, adesso dobbiamo capire se a sostegno delle proposte in campo si può costruire una maggioranza politica che, anche sfidando la componente del centrodestra, porta avanti questa iniziativa. Io sono perché il Pd sia protagonista di questa fase”.

La questione migratoria e il superamento della Bossi-Fini

Quando era viceministro dell’Interno, Mauri aveva proposto il superamento della legge Bossi-Fini in tema di immigrazione: “Mi ero concentrato sulla modifica radicale del testo unico, cioè la Bossi-Fini, che è assolutamente vecchia e inadatta. È chiaro che su questa seconda cosa servirebbe una convergenza ancora più larga e obiettivamente è ancora più difficile”, afferma sembrando pessimista sulla possibilità che la proposta di modificarla resti in campo. Sul tema migratorio, poi, il deputato del Pd ritiene che il Viminale stia seguendo “la stessa strada” del governo Conte bis, che con la ministra Luciana Lamorgese ha modificato i decreti sicurezza attraverso il decreto immigrazione: “Dentro quel decreto ci sono state anche molte norme nuove, anche sul tema delle Ong, che hanno riportato dentro una logica di legalità e buon senso, poi le leggi per essere applicate hanno bisogno di un po’ di tempo. I cambiamenti radicali che ci sono stati stanno già avendo degli effetti concreti”.

Sul fronte europeo la questione migratoria sembra essere stata in parte accantonata, almeno rispetto a qualche mese fa: “Noi abbiamo fatto un primo accordo informale a Malta – risponde Mauri –. Quell’accordo ha portato dei risultati sul tema della redistribuzione, però in chiave volontaria, per cui la Germania, la Francia, qualcun altro, ma il tema è far diventare quel meccanismo un meccanismo europeo. Chi si oppone? Si oppongono alcuni Paesi e guarda caso sono proprio quei Paesi i cui leader sono amici di Salvini e Meloni in Italia e si oppongono alla soluzione europea, favorevole all’Italia, gli amici di chi qui conduce una campagna demagogica proprio sul tema dell’immigrazione. Questa contraddizione non può non mettere in luce la malafede di chi usa certi argomenti per provare a fare politica e conquistare consensi”.

Il coprifuoco alle 22 e i controlli

Altro tema caldo in questo periodo è quello del coprifuoco, per il momento rimasto alle 22. Ma, secondo l’ex viceministro dell’Interno, questa decisione non dipende dalla difficoltà nell’effettuare i controlli: “Non si sono mai fatti così tanti controlli nella vita di questo Paese. L’impegno delle forze dell’ordine è stato massiccio, si sono fatti milioni e milioni di controlli e devo dire che comunque la maggior parte delle persone ha rispettato le regole, perché il numero di contravvenzioni è stato relativamente basso, uno dei più bassi in tutta Europa”. Ma questo non basta e le riaperture devono essere graduali, secondo Mauri: “Non è questo il momento di aprire tutti i rubinetti, perché se apri tutti i rubinetti contemporaneamente il rischio è che l’acqua vada dappertutto e arrivi pure al piano di sotto. Bisogna fare le cose con gradualità: questo del coprifuoco è uno degli elementi che secondo me è giusto tenere fermo in questo momento, mentre abbiamo aperto ad altro, pensiamo al tema della scuola oppure ai negozi, adesso capiamo come va la curva pandemica e poi tra non molto – 15 giorni, tre settimane – si valuta in funzione di quello se si può spostare”.