Inchiesta dossieraggi, commissione Antimafia contro de Raho per il caso Striano, Conte: “Killeraggio”

La commissione parlamentare Antimafia ha approvato la relazione di maggioranza, proposta dalla presidente Chiara Colosimo, sulla vicenda del cosiddetto dossieraggio di esponenti politici e del mondo economico tramite "l'effettuazione degli accessi illeciti da parte del Tenente Pasquale Striano, militare della Guardia di finanza in servizio presso il c.d. ‘Gruppo s.o.s.' istituito presso la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo". Nella vicenda è coinvolto Cafiero de Raho, attualmente parlamentare e componente della commissione, che è stato al vertice della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) nel periodo in cui il finanziere Pasquale Striano, avrebbe effettuato migliaia di accessi abusivi alle banche dati per dossierare figure politiche e di rilievo, accedendo illegittimamente a documenti riservati.
La relazione di poco meno di 200 pagine, depositata in commissione il 14 gennaio scorso, è il frutto dell'analisi di una serie di documenti, di cui 66mila pagine provenienti solo dalla Procura di Roma, e delle audizioni svolte a palazzo San Macuto.
"La Commissione parlamentare antimafia, in questa Legislatura, sotto la Presidenza Colosimo, ha avuto la forza di procedere con determinazione verso la ricerca della verità: quella oggettiva, non inquinata da condizionamenti di parte", ha commentato Mauro D’Attis, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Ccommissione Antimafia, dopo l’approvazione. "Questo sta accadendo sul filone ‘Mafia e Appalti', avendo determinato la riapertura delle indagini sui depistaggi e sulle archiviazioni troppo frettolose che seguirono gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino. Questo sta accadendo anche sul filone ‘Dossieraggio', che abbiamo riportato nella Relazione Colosimo in tutta la sua preoccupante verità, per gli effetti che produce sulla sicurezza dello Stato, insieme ad altri casi analoghi", ha aggiunto.
"Vi sono protagonisti oggettivi che, non solo secondo le indagini della Commissione ma, per alcuni, anche secondo quelle della magistratura, avrebbero omesso controlli o addirittura determinato azioni illecite con il proprio impulso. Tra questi figurano vertici della Guardia di Finanza dell’epoca, giornalisti privi di scrupoli, ma anche il Procuratore nazionale antimafia di allora, Cafiero De Raho, oggi parlamentare. Lo affermo anche per il ruolo che svolgo in questa Commissione: siamo convinti di essere sulla strada giusta e non vi sarà spazio per ulteriori depistaggi", ha detto ancora.
Sono state presentate oggi anche due relazioni di minoranza sul caso dei dossieraggi. Una relazione depositata, a sola firma M5s, riguarda aspetti maggiormente tecnici e dettagliati. La relazione unitaria di minoranza è invece sottoscritta da Pd, M5s, e Avs e altri. Secondo quest'ultimo documento, emerge dalla relazione di maggioranza una "indebita sovrapposizione con l'indagine della magistratura" che "chiama in causa principi fondamentali quali quello della separazione dei poteri" e "della indipendenza del potere giudiziario".
Quindi "la relazione sembra quasi scritta da una sorta di ‘Gip-ombra' e sembra voler indicare quali atti ci si aspetta che la Procura faccia per portare avanti il procedimento, a scanso di qualsivoglia ulteriore ‘deviazione' ritenuta non desiderabile. Fatta questa premessa, bisogna allora domandarsi quale sia il motivo di queste indebite pressioni da parte della Presidente Colosimo e della sua maggioranza: cosa avrebbero voluto vedere nell'inchiesta penale che invece non hanno visto?".
Secondo l'opposizione – che fa riferimento alle accuse mosse nella relazione di maggioranza contro de Raho – "siamo insomma di fronte a un tentativo, tanto più grave in quanto vede protagonista la Commissione Antimafia, di colpire prerogative e credibilità di un parlamentare eletto dal popolo che peraltro, al netto di ogni legittima critica politica, nella sua vita professionale a servizio delle istituzioni si è sempre caratterizzato per l'impegno costante e riconosciuto contro le organizzazioni mafiose e per la legalità".
Le carte della commissione Antimafia contro Cafiero de Raho
Nel testo della relazione approvata dalla commissione Antimafia, si legge che "Un ulteriore profilo di criticità riguarda il modo in cui le procure procedenti hanno affrontato la posizione di Cafiero de Raho" in quanto "l'indagine non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del Procuratore nazionale, trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale. Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell'ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni".
Su de Raho – si legge ancora nel documento – emerge "in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l'immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle Sos, pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio".
Secondo la relazione, il funzionamento delle operazioni del Gruppo Sos coordinato da Laudati e con le quali Striano agiva "era ben noto al Procuratore nazionale, poiché gli appunti e gli atti di impulso prodotti dal gruppo di lavoro raggiungevano sistematicamente la sua scrivania. Non vi era, in questo senso, alcun ‘tratto oscuro' nelle dinamiche interne: il Procuratore nazionale antimafia sapeva, ed è difficile sostenere il contrario".
Cafiero de Raho, che è stato Procuratore Nazionale Antimafia dal novembre 2017 al febbraio 2022, è l'attuale vicepresidente della stessa Commissione e deputato M5s.
Conte difende de Raho e Scarpinato: "Killeraggio"
Il leader perntastellato Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, è intervenuto in collegamento alla conferenza stampa organizzata al Senato dal suo partito sulla relazione unitaria di minoranza sul cosiddetto ‘caso Striano' in commissione Antimafia. "È continuata un'opera sistematica di attacco e di killeraggio nei confronti di Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho, che per noi è intollerabile, perché non si è arrivati solo a mettere in difficoltà l'operato dei nostri commissari ed emarginarli, ma addirittura a configurare e concepire delle norme contro personas" mettendoli "nelle condizioni di non poter più accedere alla commissione e dare un contributo. E soltanto la forte reazione di tutte le forze dell'opposizione ha impedito questo tentativo e quella norma è stata messa nel cassetto, accantonata".
"L'ultima relazione che è stata presentata è scandalosa ed è il segno di una completa delegittimazione di questa presidente e di questa maggioranza, perché contiene una serie di falsità che sono state puntualmente smentite nella memoria controdeduttiva che noi abbiamo presentato. E nello stesso tempo c'è una relazione di minoranza, di tutte le forze di opposizione, che ricostruisce un quadro politico fazioso, aggressivo, diffamatorio, denigratorio per mettere in cattiva luce Cafiero de Raho", ha aggiunto.
"Vorrei ricordare – ha detto ancora l'ex premier – che non si può pensare a colpi di maggioranza di costruire la verità, non funziona così: la verità richiede un dibattito democratico, un confronto non solo tra gli esponenti politici ma anche del pieno coinvolgimento dei giornalisti che hanno già dimostrato che le notizie non riguardano solo Crosetto. Io sono stato oggetto di accessi abusivi, perché pressoché tutto il mio nucleo famigliare sono stato oggetto anch'esso di accesso abusivo. Ricostruire questa verità a senso unico, come se ci fosse soltanto un dossieraggio da parte della destra non corrisponde alla realtà, e soprattutto non corrisponde alla realtà dei fatti che ci sia una responsabilità di sistema da parte di chi è stato Procuratore nazionale antimafia all'epoca di parte dei fatti".
Secondo de Raho, la relazione approvata dalla maggioranza in commissione Antimafia "è assolutamente inaccettabile dal punto di vista democratico. Non si può immaginare che una commissione parlamentare si muova allo scopo di costruire un castello di accuse infondate nei confronti di un esponente della stessa commissione solo perché appartiene all'opposizione e in particolare al Movimento 5 Stelle".