In manovra tre milioni per una società sconosciuta. Pd: “Una marchetta, subiamo i ricatti”

Qualcuno l’ha definita una “marchetta” a tutti gli effetti. E a rifletterci bene è difficile trovare un’altra spiegazione per lo stanziamento di tre milioni di euro, uno all’anno per tre anni, a IsiameD, una società che punta a digitalizzare il Made in Italy ma che opera nel settore del digitale da pochi mesi e sconosciuta ai più. Nulla da male, verrebbe da dire, se questa operazione si inserisse in un quadro più ampio di incentivi alla digitalizzazione, ma questo è invece l’unico finanziamento del genere inserito nella legge di bilancio. I fondi sono infatti stati introdotti da un emendamento alla manovra presentato da Ala e fatto proprio dal capogruppo in commissione Bilancio del Pd.
L’emendamento presentato dal senatore di Ala, il gruppo di Verdini, non era però conosciuto neanche ai ministri che fanno parte del governo che ha dato l’ok alla sua approvazione. Il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, per esempio, spiega così rispondendo sui social: “Emendamento parlamentare, mai dato parere positivo. Non ne sapevo nulla finché non segnalato da voi. Non ho la più vaga idea di cosa sia. Mi sembra una roba stravagante, a dir poco”.
La questione è diventata argomento di dibattito in rete e a intervenire sono stati vari esponenti parlamentari. Tra questi anche Stefano Quintarelli, ex Scelta Civica e ora nel gruppo Misto, che brevemente spiega la decisione di approvare questo emendamento definendolo un “regalo di Natale a Verdini”. Nessun giro di parole anche per un senatore del Pd, quindi della maggioranza, Stefano Esposito, che parla di “una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi. Per questo sono sempre stato un acceso sostenitore del maggioritario. Vedrai con il proporzionale che spettacolo”.
Da qui una nuova replica di Quintarelli che argomenta ancora: “Io penso che il problema non sia la marchetta a Verdini necessaria per ragion di stato per fare approvare la manovra (ma era davvero necessaria?). Comunque, anche lo fosse stata, se si fosse inserita in un contesto di N cose positive a favore dello sviluppo del digitale in Italia, una marchetta – senza indignarsi – può essere accettata. Il problema è che non abbiamo trovato i soldi per le strutture per supportare la transizione digitale della Pa”.