In Italia i bimbi muoiono per il latte crudo ma la legge sulle etichette è ferma e non si capisce perché

Basterebbe solo un'etichetta più chiara per scongiurare i rischi gravissimi derivanti dal consumo di prodotti a base di latte crudo. Probabilmente sarebbe bastata per evitare la tragedia del piccolo Elia, morto a maggio del 2024 a soli tre anni dopo aver contratto la Seu, Sindrome Emolitica Uremica, a causa di un formaggio a latte crudo contaminato. Il disegno di legge presentato dal Pd per introdurre un sistema di etichettatura che renda consapevoli genitori e famiglie giace nelle Commissioni IX e X del Senato da ormai due anni, nonostante le dichiarazioni d'intenti pronunciate da diversi esponenti della maggioranza, tra cui il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Le opposizioni sono tornate ad accendere un faro sul tema e nel corso della conferenza stampa "Etichette chiare per proteggere i bambini" tenutasi oggi al Senato, hanno rilanciato un appello affinché il ddl venga sbloccato.

Che cos'è la SEU e perché il latte crudo è molto rischioso per i bambini
La SEU può essere sviluppata quando il nostro corpo, con difese immunitarie basse o compromesse, viene in contatto con il batterio Escherichia Coli produttore di shiga tossina (noto anche come STEC o VTEC). Tale batterio si trova nell’intestino dei ruminanti (prettamente bovini, ovini e caprini, ma anche animali selvatici) e viene trasmesso all’uomo quando lo sterco di questi animali viene in contatto con i cibi. Tra quelli più a rischio ci sono: carni crude o poco cotte, acque non controllate, verdure non lavate o lavate male e, soprattutto in questo ultimi anni, i prodotti caseari a latte crudo, cioè non sottoposto a trattamento termico di pastorizzazione.
È un batterio che non altera il sapore, l'odore o il colore del prodotto. Quindi chi ingerisce un cibo contaminato non può rendersi conto se vi è entrato in contatto o meno. In Italia si contano tra i 60 e 70 contagi l'anno. Peraltro il batterio non è rilevabile con le comuni analisi microbiologiche, ma necessita di analisi molecolari particolari che non sono previste dalle norme HACCP attuali. È evidente insomma, che solo un corretta informazione può mettere a riparo dal pericolo di contrarre la SEU e dalle conseguenze, talvolta mortali.
La storia di Elia, morto a soli tre anni dopo aver mangiato del formaggio
È il caso di Elia, morto a tre anni dopo una settimana bianca e una vacanza i montagna rivelatasi poi fatale. A raccontare la sua storia sono i genitori, Sonia Gerelli e Marco Damonte, che oggi guidano un'associazione, Il Trenino di Elia, per promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati alle infezioni da STEC e sull'importanza della sicurezza alimentare. Un tentativo di trasformare una tragedia personale in un impegno per proteggere la salute dei bambini, e non solo.
Il dramma di Elia “risale oramai a marzo 2024, quando tornati da una settimana bianca, in una nota località sciistica della Lombardia, dopo pochi giorni ha iniziato ad accusare una gastroenterite. Nonostante avessimo contattato il pediatra e stessimo fornendo al piccolo idratazione e fermenti lattici, la sua situazione di salute é precipitata il 1 aprile 2024, quando al mattino ci siamo accorti che Elia non riusciva più a parlare, non muoveva più la parte sinistra e non stava più in piedi", raccontano. "Appurata la gravità della situazione, siamo corsi in ospedale; fin dai primi esami, i medici hanno evidenziato che da parte nostra era stato fatto tutto il possibile per trattare correttamente la gastroenterite, ma gli esami stavano indicando un calo drastico di piastrine e emoglobina ed il sospetto della SEU si stava facendo prepotente. In più la tac aveva evidenziato delle macchioline cerebrali dovute ai micro trombi che avevano raggiunto i piccoli vasi dell’encefalo. L’equipe del Gaslini ritenne che per monitorare al meglio il bambino era il caso di ricoverarlo in terapia intensiva, ma da quel momento non abbiamo più visto nostro figlio sveglio e cosciente".
Da qui in poi comincia un calvario durato più di un mese. "La prima sera dato che non faceva pipì, fu messo sotto dialisi H24, ma durante la notte Elia ebbe un collasso dei polmoni a causa dell’aumento di volume dell’addome. Ci chiamarono nel cuore della notte dicendo di avvicinarsi velocemente poiché i rianimatori, con i chirurghi, stavano valutando un intervento molto delicato. Quando arrivammo in ospedale ad attenderci c’era il primario Dott. Moscatelli che ci disse chiaramente che l’unica operazione possibile, per cercare di salvare la vita ad Elia, era l’estrazione dell’intestino, al fine di permettere ai polmoni di ritornare nella loro sede e riacquistare volume", racconta la madre. "La SEU, essendo una sindrome multiorgano, purtroppo in primis colpisce i reni, e poi a cascata tutti gli organi che hanno vasi molto piccoli, quindi intestino, polmoni, cuore, cervello. Ancora oggi nel 2026 questa malattia, nota fin dagli anni ‘80, non ha una cura, ma i medici hanno messo a punto un protocollo per cercare di arginare i danni, per poi intervenire a curare le conseguenze, quando queste lo permettono".
Nel giro di qualche settimana la salute di Elia, fino a quel momento un bambino nel pieno delle sue forze, è drasticamente compromessa. "La malattia aveva colpito reni, intestino e cervello, lui che era un bimbo perfettamente sano e forte, che fin dalla nascita non ha mai avuto nulla, nemmeno un’influenza". Dopo 4 operazioni ad addome aperto, tra cui la rimozione del colon poiché stava andando in necrosi e dopo 15 giorni di sedazione profonda, subentrano anche le crisi epilettiche, violentissime. Poi i danni al fegato, a causa di tutte le medicine assunte. "Nel mentre però Elia stava cercando con tutte le sue forze di rispondere alle cure impartite, scendevano i valori dell’infezione, i polmoni ripresero la loro sede tanto che dopo un mese fu estubato, piano piano scendevano anche i valori del fegato", prosegue la mamma.
Ai genitori, il supplizio di dover assistere impotenti alle sofferenze del loro bambino. "Elia iniziò ad emettere un pianto soffocato, un lamento straziante, intervenne anche il medico per la terapia del dolore per cercare di mantenerlo in una zona di confort. Elia provò con tutto sè stesso a reagire, dopo 45 giorni di dialisi ripartirono anche i reni con valori molto buoni, ma lui non riprese più conoscenza. Un bimbo brillante, e sano, privato della sua stessa vita, dei suoi affetti solo per aver consumato un prodotto caseario a latte crudo. Morì con noi li presenti il 21 maggio 2024, dopo 45 giorni di dialisi e 50 giorni di terapia intensiva, tutto perché nessuno ci aveva mai avvertito di questi rischi alimentari così pericolosi per la vita dei bambini", concludono.
Cosa prevede il ddl sulle etichette obbligatorie e perché è bloccato
Il disegno di legge, a prima firma del senatore Pd Lorenzo Basso, introduce l'obbligo di riportare in etichetta, in modo chiaramente visibile e leggibile, un'avvertenza sui rischi per la salute dei bambini sotto i 10 anni associati al consumo di prodotti caseari a latte crudo freschi o di media stagionatura. Non si tratta di lanciare allarmismi ma di informare le persone – soprattutto immunodepressi, bambini, donne incinte e anziani – dei possibili pericoli. Come si fa d'altronde con altri prodotti (pensiamo al vino e agli alcolici). Il testo infatti, non vieta la produzione o la commercializzazione dei prodotti a latte crudo, ma si limita a rafforzare gli obblighi informativi attraverso etichette e simboli facilmente riconoscibili.
A due anni dalla presentazione del provvedimento, l'iter parlamentare risulta però fermo, senza che siano mai state fornite spiegazioni da parte del governo. In teoria c'era un accordo bipartisan ma alla fine la maggioranza si è fermata agli slogan, ci spiega Basso. La ragione dello stop non è chiara. Finora infatti i produttori (allevatori, agricoltori, casari, insomma categorie che il governo Meloni ha spesso cercato di accontentare) non hanno mostrato particolari restistenze, anzi. In alcune località gruppi di prodotturi hanno deciso, in autonomia, di apporre un'etichetta di avvertenza sui loro prodotti. Il risultato è stato positivo e gli incassi non ne hanno risentito. A dimostrazione del fatto che se si crea, attraverso la trasparenza, un rapporto di fiducia tra consumatori e venditori, i clienti sono maggiormente propensi all'acquisto.
"Fin dai primi giorni di ospedale, quando l’equipe del Gaslini ci ha confermato che si sarebbe potuto evitare, bastava saperlo, abbiamo scelto di trasformare il dolore in un impegno concreto perché le famiglie possano essere più informate ed effettuare scelte consapevoli. Da quasi due anni lavoriamo insieme alle istituzioni affinché questa legge possa diventare un’occasione per prevenire altre tragedie", affermano i genitori. "Oggi però vediamo che tutto sembra essersi fermato. Il nostro auspicio è che il testo possa finalmente completare il suo percorso parlamentare. Non chiediamo divieti, ma informazioni chiare, visibili, comprensibili a tutti ed esaustive. Quando si parla della salute dei bambini, ogni famiglia deve poter conoscere i rischi e scegliere in modo davvero consapevole".
Negli Usa la destra rilancia la ‘moda' del latte crudo
Negli Stati Uniti il consumo del latte crudo è fortemente sostenuto dal segretario Robert Kennedy Jr. che è arrivato addirittura a sostenere faccia bene perché ricco di proibitici. In generale, come vi abbiamo raccontato, il movimento Maga è ossessionato dal latte intero come simbolo di "purezza etnica". In Italia invece, la destra ha spesso invocato il ritorno alla natura a scapito della salute (la vicenda della famiglia nel bosco è uno degli esempi più recenti).
Anche alla luce dell'iter di legge bloccato, è possibile che la destra italiana venga influenzata da quanto succede negli Usa? "La credenza popolare può essere influenzata dall'idea del ritorno al naturale. È considerato come qualcosa di salutare ma le evidenze scientifiche dicono tutto il contrario. Il fatto che in America si stia cercando di andare in controtendenza mi dispiace", dice Sonia rispondendo a una domanda di Fanpage.it. "Avranno dei casi difficili da gestire con tutte le conseguenze della sanità americana, per cui solo chi si può permettere le cure le fa. Ma questa malattia non ha una cura, si curano solo le conseguenze. Se non c'è un adeguata consapevolezza ci si espone a una pericolosità incredibile".
Sulla salute non si può fare propaganda, è il senso delle parole dei genitori di Elia. La SEU può portare alla morte. Nei casi più fortunati se ne esce, ma la malattia può pregiudicare il funzionamento di organi come i reni, per il resto della vita. Solo qualche settimana fa, a inizio luglio, un uomo di 44 anni è stato ricoverato in terapia intensiva per aver contratto la malattia a causa di una ricotta non pastorizzata. Sempre i primi di luglio è stato ritirato un lotto di Formae Val di Fiemme contaminato da STEC, la settimana scorsa il micronido di Lesegno è stato chiuso poiché 4 bimbi di diverse età hanno sviluppato la SEU.
Garantire ai consumatori informazioni chiare sui possibili rischi è uno degli strumenti principali per proteggere i propri figli. "Quanti altri bambini devono rimetterci la salute, se non addirittura la vita per un pezzetto di formaggio?", si chiedono i genitori di Elia. Con loro, quelli di Mattia, dal 2017 è in stato vegetativo, in una condizione irreversibile.
"Il tempo a disposizione della legislatura non è infinito e il rischio concreto – conclude Basso – è che una proposta sostenuta da medici, pediatri e associazioni, nata esclusivamente per rafforzare la tutela dei minori e la trasparenza verso i consumatori, non riesca ad arrivare all’approvazione. Per questo chiediamo che il Governo chiarisca le ragioni di questo stallo e che il Parlamento calendarizzi finalmente la discussione della proposta".