Ci sono due micce che stanno bruciando e rischiano di far esplodere il governo la prossima settimana. Una è stata accesa dall’opposizione, ma l’altra parte dall’interno della stessa maggioranza. In mezzo ancora il caso Ilva, su cui si concentra il dibattito politico dopo la decisione di Arcelor Mittal di stracciare il contratto per l’acquisto degli impianti siderurgici di Taranto.

Come noto, il principale motivo addotto dalla società indiana per il passo indietro è il venir meno dello “scudo penale” che metteva al riparo i vertici dell’Ilva da eventuali reati commessi nell’attuazione del piano ambientale. Ieri, dopo l’incontro con i proprietari di Arcelor, il premier Conte si è prima detto disponibile a reintrodurre lo scudo, ma poi ha specificato come per il governo non sia questo il reale motivo alla base del disimpegno dell’azienda, che sarebbe dovuto invece alle difficoltà industriali. “Che cosa dovremmo votare quindi?”, si è chiesto il premier in riferimento a un possibile decreto che restituisca l’immunità ai vertici dell’impianto siderurgico.

In realtà, tanta cautela sul tema da parte di Conte nasconde un problema politico. I retroscena infatti raccontano che durante il Consiglio dei Ministri tenuto nella serata di ieri il leader M5S Luigi Di Maio avrebbe manifestato l’indisponibilità di una larga fetta dei gruppi del Movimento a votare un provvedimento di questo tipo. Un numero di parlamentari tale da mettere a rischio la stessa approvazione del testo. D’altra parte, proprio a causa della ribellione dei senatori M5S, il 22 ottobre scorso la maggioranza era stata costretta ad approvare un emendamento al Dl Industrie che eliminava l’immunità per i manager dell’Ilva. Pochi giorni dopo quel voto, Mittal ha annunciato la volontà di lasciare Taranto.

I due scudi di renziani e Lega

Il tema dello scudo è messo da parte, dunque? Non proprio. La prossima settimana alla Camera si dovrebbe votare un emendamento al Dl Fiscale che mira a reintrodurre l’immunità. A presentarlo è stato un partito della stessa maggioranza di governo, Italia Viva, con la benedizione del leader Matteo Renzi. Ai microfoni di Fanpage la prima firmataria del testo, la deputata Lella Paita, conferma che la sua proposta rimane in campo, nonostante le parole di Conte i mal di pancia grillini. “Non vogliamo mettere in difficoltà la maggioranza, ma togliere gli alibi alla proprietà”, spiega Paita.

Non basta. Perché all’emendamento di Italia Viva, in queste ore se ne è aggiunto un altro quasi fotocopia. La firma stavolta è quella della Lega, che vorrebbe reintrodurre l’immunità all’interno del decreto Ambiente in discussione al Senato. Fonti del partito di Matteo Salvini spiegano che lo scudo proposto è sostanzialmente lo stesso di quello soppresso con il voto del 22 ottobre. I leghisti dunque si aspettano che l’emendamento sia votato da tutte le forze politiche favorevoli a riaprire l’ombrello penale sui vertici dell’Ilva. A cominciare da Italia Viva, ovviamente.

Ecco dunque, che senza un accordo prima della metà della prossima settimana (quando i due emendamenti dovrebbero essere messi in votazione), la maggioranza rischia di ritrovarsi di fronte a una dinamica simile a quella che investì il governo gialloverde sulla questione Tav. Da una parte il Movimento 5 Stelle arroccato sul no allo scudo. Dall’altra Italia Viva che dovrà decidere se ritirare la sua proposta o tirare dritto, puntando ad approvarla magari grazie ai voti e al gioco di sponda della Lega che, come abbiamo detto, ha in campo una proposta molto simile a quella renziana. In mezzo il Pd, che si è espresso a favore della reintroduzione dell’immunità, ma è consapevole che un eventuale voto di questo tipo creerebbe un’ulteriore profonda crepa all’interno della maggioranza. Insomma, il tema dello scudo penale rischia forse di diventare un pretesto non più solo per Arcelor Mittal, ma anche per chi vuole far ballare il governo. Fuori e dentro la maggioranza.