Terminato il vertice a Palazzo Chigi tra governo e i vertici di Arcelor Mittal, il gigante dell'acciaio indo europeo, dopo l'annuncio dell'azienda di lasciare l'ex Ilva di Taranto. Tra le ipotesi sul tavolo di quest'incontro, durato più di tre ore c'era quello di reintrodurre uno scudo penale ‘soft', (che è stato eliminato con un emendamento a firma M5s al decreto Imprese) condizione che potrebbe far cambiare alla multinazionale che due giorni fa ha deciso di sfilarsi dal contratto di proprietà. Una decisione che mette a rischio 10777 lavoratori. "Faremo di tutto per far rispettare gli impegni", aveva detto il premier Conte.

Al vertice hanno preso parte il premier Giuseppe Conte, i ministri Stefano Patuanelli, Roberto Gualtieri, Giuseppe Luciano Provenzano, Roberto Speranza, Teresa Bellanova, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, e il sottosegretario Mario Turco. Per ArcelorMittal erano presenti il patron Lakshmi Mittal e il figlio Adyta Mittal. Alla riunione non ha partecipato invece l'ad di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli.

Carlo Calenda, ex ministro dello sviluppo economico, in un'intervista a SkyTg24, ha detto che durante il vertice a Palazzo Chigi ArcelorMittal avrebbe chiesto la garanzia dell'immunità penale e di ridiscutere il piano industriale e"ArcelorMittal avrebbe chiesto garanzie sullo scudo penale, atto imprescindibile, e la ridiscussione del piano industriale. Alibi o non alibi ricordo che a giugno A.Mittal aveva detto con grande chiarezza che senza scudo penale avrebbe chiuso la fabbrica, era una cosa che si sapeva", ha aggiunto l'europarlamentare ex dem, ricordando come "nel contratto c'è un riferimento al fatto che se cambiano le normative in modo tale da rendere impossibile l'esecuzione del piano, loro possono recedere dal contratto". E la soppressione dello scudo, ha ricordato, "è un cambiamento di normativa".

Ma stando a quanto apprende l'agenzia ‘Dire', l'azienda avrebbe confermato oggi al governo la volontà di cedere la gestione delle aziende dell'ex gruppo Ilva acquisite nel 2018. In ogni caso azienda e governo si sono dati un lasso di tempo per ulteriori valutazioni. Il governo è in procinto di annunciare una norma, di cui ha discusso nel consiglio dei ministri di questo pomeriggio, che consenta di ‘scudare' a titolo generale, e non solo per il caso specifico dell'ex Ilva, le imprese impegnate in operazioni di bonifica. Ma la norma potrebbe seguire un iter parlamentare e non dovrebbe essere oggetto di un decreto del consiglio dei ministri. In ogni caso la questione non sarebbe più tra le priorità di Arcelor Mittal, che oggi a Palazzo Chigi avrebbe ribadito l'impossibilità di seguire un piano industriale in grado di garantire l'occupazione prevista nel contratto con la gestione commissariale.

L'annuncio di ArcelorMittal, giunto tramite una lettera dell'ad Morselli ai commissari straordinari Ilva, ha fatto partire lo sciopero immediato a Taranto proclamato dalla Fim. Ma gli altri sindacati Fiom, Uilm e Ubs hanno preferito in queste ore sospendere ogni decisione.

ArcelorMittal ha inviato una comunicazione formale alle organizzazioni sindacali della ex Ilva in merito alla "retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti". Nella tabella allegata al documento si precisa che il provvedimento riguarda una forza lavoro che al 31 ottobre ammontava a 10.351 dipendenti.

"Grave comportamento di ArcelorMittal: questo pomeriggio l'azienda, evidentemente spaventata dallo sciopero indetto dalla sola Fim Cisl dalle 15 di oggi, e per 24 ore, nel siderurgico di Taranto, ha aumentato il numero delle comandate (cioè le squadre di lavoratori addetti agli impianti durante gli scioperi alfine di salvaguardarne l'assetto e soprattutto la sicurezza ndr) nelle acciaierie. È andata anche oltre l'accordo sulle comandate e lo ha fatto col direttore delle acciaierie. Se sarà necessario, porteremo questa cosa anche in Tribunale". Lo dichiara ad Agi il segretario nazionale Fim Cisl, Valerio D'Alò, responsabile della siderurgia.