Almeno 48 ore. Decisive per le sorti dell’ex Ilva. E per il confronto-scontro tra il governo e Arcelor MIttal. L’azienda chiede 5mila esuberi. Una richiesta semplicemente “inaccettabile” per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Che dopo gli incontri di ieri – tra cui anche quello con l’azienda – non sembra vedere una soluzione vicina. Tanto che parla di “allarme rosso” e si prepara a un nuovo vertice, quello previsto oggi con i sindacati. Intanto l’azienda franco-indiana ha 48 ore di tempo per rispondere a Palazzo Chigi. E il tema, afferma Conte, non è neanche quello dello scudo penale, “offerto ma rifiutato”. Il problema è “industriale”, sottolinea il presidente del Consiglio. E va affrontato rispondendo con unità, tanto che Conte chiede compattezza alla maggioranza ma anche all’opposizione.

La trattativa con Arcelor Mittal non è del tutto chiusa e il presidente del Consiglio è ancora fiducioso, tanto da richiamare alla “responsabilità” dell’azienda. Il problema è che l’obiettivo è o quello del disimpegno o un taglio di 5mila lavoratori. Ma per Conte “nessuna responsabilità sulla decisione dell’azienda può essere attribuita al governo”. E la rabbia del presidente del Consiglio è evidente quando dice che “l’Italia è un Paese serio: non ci facciamo prendere in giro”.

La soluzione, però, è tutt’altro che vicina. E il pessimismo del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, è evidente: “Non sono sorpreso, lo sapevo che con loro sarebbe finita così e in politica non c’è cosa peggiore. Quando Michele Emiliano e io lo dicevamo che era un errore assegnare l’azienda a Mittal ci prendevano per matti”. Parlando con il Corriere della Sera, Boccia sottolinea: “La mia previsione funesta è agli atti del Parlamento, purtroppo si è realizzata”.

La posizione di Boccia ricalca quella di Conte: “Se Mittal rispetta il contratto è benvenuta, se dice che ci sono 5.000 lavoratori di troppo ne pagherà le conseguenze. Non accetteremo ricatti. Salveremo Ilva con un'amministrazione straordinaria seria, fatta da manager eccellenti”. Tanto da non escludere affatto l’ipotesi di un commissario straordinario. Ma fermo restando un punto: “L’Italia non può cedere al ricatto occupazionale e se il mercato non ce la fa, lo Stato ha il dovere di intervenire. Abbiamo salvato tanti siti industriali in Italia, salveremo anche Ilva”.