Il vero obiettivo della remigrazione: avere lavoratori usa e getta da sfruttare

La remigrazione è ormai una parola entrata stabilmente nel dibattito pubblico italiano, assieme all'irruzione del ciclone Vannacci ad agitare le acque del centrodestra. Sondaggi, dibattiti televisivi, cortei neofascisti e dichiarazioni in doppio petto, tutti parlano di remigrazione. Così un'agenda elaborata da gruppi razzisti ed estremisti, è diventata patrimonio condiviso della destra mainstream, costretta ormai a inseguire ogni volta l'idea più estremista spunti sul mercato politico. D'altronde dopo due decenni di avvelenamento del dibattito pubblico sulle migrazioni e di manipolazione dell'opinione pubblica, non c'è certo da stupirsi che questo avvenga, e Salvini e Meloni non hanno di che lamentarsi: la radicalizzazione del loro elettorato di riferimento non è che colpa loro.
A leggere il libro di colui che si presenta come il teorico della remigrazione, il neofascista austriaco Martin Sellner ,il cui libro/manifesto è stato distribuito in edicola come allegato a La Verità, con pregevole prefazione di Francesco Borgonovo, l'idea di fondo è quella di ristabilire l'identità tra eredità biologico/culturale e cittadinanza (con il tempo che ci vuole badate bene, mica si tratta di un'idea estremista, ma anzi di pratico buon senso). Via i clandestini quindi, ma soprattutto via tutti coloro che sono ritenuti "inassimilabili", anche se hanno la cittadinanza o se risiedono regolarmente. Prima quelli che si comportano male, che non vogliono integrarsi etc, ma in caso via anche gli altri. Quanti afgani può assimilare la Germania nel corpo della nazione? Quanti francesi? Quanti brasiliani? Quanti siriani? Sellner si fa sul serio questa domanda e la risposta è: dipende da gruppo etnico a gruppo etnico. Più sono bianchi e simili ai tedeschi, più ne possono essere integrati garantendo l'identità biologica/culturale del popolo tedesco.
L'imporsi della remigrazione nell'agenda politica di molti paesi europei, da già i primi risultati, ad esempio nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo e il regolamento rimpatri approvati dall'Europarlamento. Si tratta di due testi che demoliscono il diritto d'asilo così come era stato definito nel dopoguerra, aprono alle deportazioni di massa, ai respingimenti collettivi, alle retate in stile ICE, allargano le maglie della detenzione amministrativa delle persone migranti e rendono possibile l'apertura di centri di detenzione in paesi terzi. Tutto ciò è stato possibile, è importante sottolinearlo, grazie a un accordo di ferro tra il Partito Popolare Europeo e i partiti dell'estrema destra, e in particolare tra la CDU tedesca e Alternative für Deutschland. Ma non sono mancati molti voti a favore dal gruppo dei liberali. In aula molti europarlamentari hanno festeggiato al grido di "è l'inizio della remigrazione".
Dobbiamo però guardare ancora oltre: l'ulteriore spostamento a destra del dibattito pubblico sulle migrazioni, oltre a prendere di mira i soggetti più fragili, ricattabili e vulnerabili, punta a cambiare per sempre lo status delle persone migranti nel nostro paese e nell'Occidente Globale. L'idea di fondo è che chi arriva da un altro paese, tranne alcune eccezioni, di fatto non potrà essere mai diventare un cittadino. La proposta politica delineata da Sellner e soci punta a rendere semplice revocare la cittadinanza e a fare diventare un percorso a ostacoli ottenerla, con precise e stabilite quote di persone straniere assimilabili, diverse a seconda dei gruppi etnici di provenienza, per non snaturare l'identità nazionale (inutile dire: cittadini provenienti da paesi africani o asiatici sono di fatto escluse dal conteggio).
Dunque non importa se lavori, paghi le tasse, ti comporti onestamente e così via: non potrai mai avere accesso ad alcuni diritti. E qui avviene un passaggio importante, fondamentale, che fa dell'agenda "remigrazionista" una proposta profondamente razzista e pericolosa: non credete che davvero la remigrazione punti a eliminare la presenza di persone straniere in Italia, semplicemente le vuole rendere schiave, vuole una società separata composta da lavoratori e lavoratrici usa e getta, impedendogli la costruzione di una vita piena.
Già nel cosiddetto Dl Immigrazione del Governo Meloni, con cui vengono recepite le nuove indicazioni europee, i ricongiungimenti familiari di chi lavora regolarmente nel nostro paese diventano un miraggio. Un messaggio chiaro: puoi abitare e lavorare qua da noi finché ci è utile, perché d'altronde la tua forza lavoro serve, ma non potrai mai essere un cittadino con pari diritti o vivere assieme ai tuoi cari. La remigrazione non è un progetto che va discusso nel merito (costa troppo, non ci sono gli accordi con i paesi terzi, come si fa a deportare tutta questa gente etc), ma va respinto per quello che è: un progetto razzista che mira a fare delle persone di origine straniera una casta di intoccabili da sfruttare.