Il Piano casa è legge, le prossime tappe per 60mila case popolari e le altre promesse del governo Meloni

L’Aula del Senato ha approvato la fiducia chiesta dal governo sul Piano casa. Il decreto, così, è stato ufficialmente convertito in legge. I sì sono stati 106, i no 62 e gli astenuti due. Il testo non è stato cambiato dopo il via libera della Camera una settimana fa, quindi i contenuti restano gli stessi. "Dalle parole ai fatti", ha festeggiato Giorgia Meloni sui social, pubblicando un video sulle diverse occasioni in cui aveva annunciato un piano casa. Ora, però, resta da vedere come il governo metterà in pratica il decreto.
Tra le promesse da mantenere c'è il recupero di 60mila case popolari – entro un anno, secondo la tempistica annunciata da Matteo Salvini – che prevede già la nomina di un commissario ad hoc. Ma anche la nascita di un fondo dedicato a raccogliere le risorse pubbliche per finanziare nuovi interventi, e numerose agevolazioni per i privati che si impegnano a costruire case e metterle, almeno in parte, in affitto o in vendita con prezzi calmierati.
60mila case popolari da recuperare in un anno
Una delle questioni su cui il governo ha puntato di più è quella delle case popolari. La stima dell'esecutivo è che ci siano circa 60mila abitazioni che sono già esistenti, ma non possono essere assegnate alle famiglie che ne avrebbero bisogno perché, per una serie di ragioni, non sono a norma. Bisognerà quindi effettuare gli interventi necessari per riqualificarle e renderle nuovamente utilizzabili.
Matteo Salvini ha promesso che sarebbe bastato un anno per concludere questa parte del piano. In realtà, sia le tempistiche tecniche per i lavori sia i soldi messi a disposizione dal governo rendono quasi impossibile immaginare che tra un anno tutte le abitazioni in questione saranno davvero agibili. Per il momento il governo ha nominato un commissario, l'architetto Felice Squitieri, vicino alla Lega, che avrà l'incarico di coordinare gli interventi.
Si partirà con una "ricognizione" per definire il "programma di interventi". Da quel momento si potrà iniziare a capire davvero quali siano i tempi effettivi per concludere l'intervento. Portare a termine almeno una parte degli interventi prima delle elezioni del prossimo anno potrebbe tornare molto utile al governo, sul piano elettorale.
Quanti costruttori privati useranno le agevolazioni del governo Meloni
Il secondo ‘pilastro' su cui si fonda il Piano casa è quello di un nuovo fondo pubblico, detto Fondo housing coesione, che dovrà trovare e raccogliere i soldi a disposizione da diverse iniziative, come progetti europei, risorse degli enti locali e così via. Coordinando i lavori da questo punto di vista dovrebbe diventare più facile finanziare i lavori che servono. Per il momento, però, il Fondo esiste solo sulla carta: toccherà a prossimi provvedimenti del governo renderlo effettivamente operativo.
Lo stesso vale per le altre previsioni del Piano casa, il terzo ‘pilastro' che si concentra soprattutto sui privati. Il governo ha messo sul tavolo una serie di agevolazioni. I privati che costruiscono nuovi palazzi, e dedicano almeno una parte degli appartamenti (il 70%) alla vendita o all'affitto con prezzi calmierati (più bassi del 33% rispetto ai prezzi di mercato), potrà evitare molte procedure amministrative e ostacoli burocratici. C'è un paletto non da poco: l'iniziativa riguarda solo le opere da oltre un miliardo di euro, quindi dei grossi fondi di investimento.
Anche in questo caso ci sono già i paletti (i prezzi resteranno ridotti per 30 anni dalla costruzione, e potrà accedervi chi non ha i requisiti economici per le case popolari ma ha comunque un reddito troppo basso per permettersi un'abitazione), ma questo non significa che l'iniziativa sia già avviata. Resta da vedere quanti privati sceglieranno di approfittare davvero dell'opportunità. In ogni caso, trattandosi di lavori che partono da zero, gli eventuali effetti per quanto riguarda la disponibilità di case si vedranno solo tra diversi anni.