C’è chi la definisce una sanatoria, chi un condono a tutti gli effetti e chi protesta con veemenza contro l’articolo 10, contenente norme in materia edilizia, del decreto Semplificazioni. La bozza che circola in queste ore riporta una sorta di regolarizzazione degli abusi edilizi, contestata già anche dall’interno della maggioranza. Leu parla di “ennesima sanatoria”, mentre il coordinatore dei Verdi, Angelo Bonelli, la definisce una “norma furba e scandalosa”, che gli ricorda il condono fatto in Sicilia nel 2016 e poi dichiarato incostituzionale un anno dopo. L’articolo contestato, come detto, è il 10 della bozza del dl Semplificazioni. Sia nel punto in cui si parla di abusi edilizi, sia per l’accertamento di conformità.

Solo una sanzione per gli abusi edilizi

La prima norma contestata riguarda gli abusi edilizi che non hanno comportato un aumento del carico urbanistico. In questo caso si vuole prevedere una punizione che consista solamente nella sanzione amministrativa, con la violazione che si prescrive in dieci anni. Nella bozza si legge: “Le opere che, un tempo, erano soggette a mera autorizzazione comportano, di norma (ossia fuori dai casi di presenza di vincoli) l’applicazione di una sanzione pecuniaria (commisurata al doppio del valore incrementale). Analogamente, per le sole opere non comportanti aumento di carico urbanistico né vincolate, si è prevista una prescrizione decennale della violazione amministrativa”.

In sostanza si punta a punire gli abusi minori, di lieve entità, con una sanzione pecuniaria. Una soluzione che secondo il governo risolverebbe un “significativo contenzioso bagattellare” sbloccando il mercato immobiliare. E permetterebbe, inoltre, di “concentrare le risorse dei pubblici uffici sulla repressione degli abusi significativi, ossia quelli comportanti un aumento, seppur minimo, del carico urbanistico, ovvero incidenti su vincoli specifici”. In pratica non sarebbe più un reato effettuare interventi senza autorizzazione, sempre che non siano condizionati da vecchia concessione edilizia prevista fino al 2001, secondo cui si doveva pagare un contributo per le spese di urbanizzazione. La prescrizione, invece, non sarà prevista dove esistono dei vincoli, anche se questi vincoli non sono definiti con precisione, e per le opere che aumentano il carico urbanistico.

L’accertamento di conformità e il precedente della Sicilia

Nella bozza c’è poi un altro punto contestato, laddove si parla di un “significativo confronto” che si è sviluppato nel governo sulla possibilità di estendere l’accertamento di conformità alla pianificazione urbanistica vigente anche alle opere conformi al piano regolatore solo al momento attuale, ovvero a quelle opere che oggi sono idonee rispetto al piano, ma “non lo erano al momento della loro iniziale realizzazione”. Non si estinguerebbe il reato, ma verrebbe riscontrata la “attuale conformità dell’opera”, il che vorrebbe dire che non ci sarebbe bisogno di demolizione. Nel testo si precisa che “tale accertamento di conformità non opera alcuna sanatoria retroattiva, ma si limita a riscontrare l’attuale conformità dell’opera. Conseguentemente, non estingue i reati eventualmente già commesso ed è assoggettato a una più onerosa contribuzione pecuniaria”.

La norma ricorda però quella emanata dalla Regione Sicilia nel 2016, che la Corte costituzionale aveva bocciato su ricorso del governo Renzi considerandolo un “surrettizio condono edilizio”. Tanto che Bonelli ritiene che così facendo si “consente la sanatoria edilizia modificando la destinazione urbanistica con una variante fatta dal sindaco”.

Condono edilizio, la polemica nella maggioranza

Non c’è solo Bonelli ad attaccare il governo per queste norme, ma anche alcuni membri della stessa maggioranza, come Loredana De Petris di Leu: “Va malissimo tutto quello quel che implica sanatorie di fatto o mani libere sul territorio. Dietro l’alibi della semplificazione non possono nascondersi passi indietro sulla tutela dell’ambiente, deregolamentazioni sul consumo di suolo o ennesime sanatorie”. Dubbi vengono espressi anche in ambienti del Pd, di Italia Viva e del Movimento 5 Stelle. E a confermarlo ci sono anche le parole del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a La Stampa: “La mia posizione non cambia. I condoni non sono ammissibili, sono frutto di una politica vecchia e non risolvono problemi, anzi ne causano di più. Non dirò mai sì a un condono”.