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Opinioni
11 Gennaio 2022
17:44

Il governo ha sbagliato tutto sulla scuola, ma a pagare sono solo gli studenti

Il presidente del Consiglio dice che la scuola aperta è una priorità per questo governo, ma non ha fatto nulla per dimostrarlo. Niente interventi strutturali, restano le classi sovraffollate, i problemi di areazione, le criticità sul trasporto pubblico locale. La verità è che tenere gli studenti a casa creerebbe un danno all’economia, perché i genitori devono andare a lavorare. E per Draghi non è questo il momento di rallentare il passo.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Per il governo la scuola è un problema spinoso, da risolvere senza danneggiare l'economia. Non è futuro, non è cultura. È una priorità, ha detto ieri Draghi durante la sua conferenza stampa di recupero, che "la scuola stia aperta in presenza". Per giustificare la decisione il presidente del Consiglio ha parlato di rischio di disuguaglianze tra chi fa più o meno didattica a distanza, poi il classico "tra Nord e Sud" e infine ha rilanciato "esistono stime di perdita di reddito per chi è costretto ad avere un grado di istruzione inferiore". Insomma, è sempre una questione di soldi, non di qualità, non di livello di istruzione. Non di benessere psicofisico di bambini e ragazzi in età molto delicate, in cui la pandemia di Covid può essere un macigno pesante da portare sulla schiena.

Il governo Draghi ha fallito completamente il suo obiettivo: cambiare la scuola in modo da renderla sicura, da non doverla chiudere più. Questo avrebbe dovuto essere il significato di "mai più dad". Ora, invece, resta aperta a oltranza per una questione di principio, e questo non ha senso. Con i mesi di lavoro a disposizione dalla primavera in poi, saremmo dovuti arrivare a una ripartenza – a settembre – completamente diversa da quella che c'è stata. Non è stato fatto nulla per risolvere i problemi strutturali, come il sovraffollamento delle aule o i sistemi di areazione, né per realizzare un tracciamento decente dei casi Covid o per potenziare il trasporto pubblico locale. Per non parlare delle mascherine Ffp2, che andrebbero distribuite gratuitamente nelle scuole. Subito.

Il punto, che forse nel governo non si riesce a comprendere, non è andare o non andare a scuola, ma in che condizioni ci si va. Sono mesi che studenti, professori e genitori denunciano questa situazione. Sono mesi che gli studenti romani occupano le scuole superiori, senza ricevere risposte. Ma trincerato dietro lo slogan "mai più dad" il governo ha tirato dritto. Ora ha deciso di far ripartire le scuole come se nulla fosse, come se la variante Omicron non causasse duecentomila casi al giorno. Sono arrivate le nuove regole sulla quarantena per i contatti con i positivi al Covid a scuola, difficili da capire e soprattutto da applicare, specie quelle che riguardano medie e superiori. Alla fine il risultato è che in didattica a distanza di classi ce ne finiranno parecchie, ma in una situazione caotica e rischiosa per la salute degli studenti e delle loro famiglie. E Draghi che dice? "Quello che va respinto è il ricorso generalizzato alla didattica a distanza".

La verità è che la scuola è un problema, se chiude. Perché bisogna gestire i figli, che altrimenti vanno a gravare sui genitori che invece devono lavorare, produrre, far ripartire il Paese, foraggiare quella crescita economica che leggiamo negli indicatori. Basta vedere la battaglia che è stata fatta contro lo smart working, che viene demonizzato da chi ha la fissa dei fannulloni ma ha rappresentato e rappresenta uno strumento fondamentale in questa fase. Tanto che alla fine la circolare dei ministri è arrivata, per consigliare la flessibilità.

È una priorità che la scuola resti aperta per reggere tutto il sistema, ormai è evidente. Intanto c’è chi si trova a quindici anni a fare lezione in palestra, al freddo, con le finestre spalancate, a orari impossibili. E magari, alla fine, si prende pure il Covid.

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Giornalista, mi occupo di politica su Fanpage.it. Appassionato di temi noiosi, come le storie e i diritti degli ultimi: dai migranti ai giovani lavoratori sfruttati. Ho scritto "Il sound della frontiera", un libro sull'immaginario americano e la musica folk.
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