Il Senato ieri ha votato la fiducia al governo di Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio, però, non ha ottenuto la maggioranza assoluta, ma solo quella relativa, con 156 voti a favore e 140 contrari. Numeri che hanno aperto diverse incognite rispetto agli scenari futuri del governo. E una delle più importanti che si profila è quella riguardante le commissioni parlamentari. Anche alla Camera, dove Conte ha incassato la maggioranza assoluta, la stabilità dei lavori in commissione si prospetta a rischio: al Senato la situazione è ancora più complessa e l'equilibrio tra le diverse forze politiche rischia di essere di volta in volta compromesso, con Italia Viva che potrebbe assumere le vesti di ago della bilancia.

E nel momento in cui i renziani si schiererebbero dalla parte dell'opposizione, allora la maggioranza riuscirebbe a rimanere in vantaggio solo in tre commissioni al Senato sulle 14 totali, cioè Finanza, Agricoltura e Lavoro. In tutte le altre il governo giallorosso andrebbe sotto. O meglio: in altre quattro (Affari costituzionali, Bilancio, Industria e Politiche Ue) potrebbe arrivare a pareggio, ma questo secondo le regole del Senato sarebbe di fatto una bocciatura. Eventualità che, specialmente in commissione Bilancio, ora impegnata nella strutturazione del Recovery Plan, potrebbe essere un problema non da poco conto nelle prossime settimane.

A Montecitorio la situazione è migliore per la maggioranza. Anche con Italia Viva dalla parte dell'opposizione, qui si riuscirebbe a mantenere il controllo delle commissioni Bilancio, Finanze, Cultura, Ambiente, Lavoro, Affari Sociali, Agricoltura, Politiche Ue. Potrebbero invece mancare i numeri in quella Trasporti e Attività produttive. In quella Affari costituzionali, Giustizia, Difesa ed Esteri si formerebbe invece una situazione di parità, che comunque andrebbe ad ostacolare il governo. Di fatto, nonostante il governo abbia ottenuto la maggioranza in entrambe le Camere, assoluta a Montecitorio e relativa a Palazzo Madama, il rischio di venire costantemente ostacolato dal Parlamento c'è. E rende l'esecutivo più fragile di quanto non lo fosse prima della dipartita di Italia Viva.