Il vicepremier Luigi Di Maio ha commentato sul Fatto Quotidiano il voto di ieri in Senato, che ha stabilito che la sfiducia a Conte verrà votata il 20 agosto. Di Maio ha definito la proposta di Salvini, fatta in un intervento in extremis prima che l'Aula si esprimesse sulle mozioni di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia – che chiedevano di anticipare la sfiducia – "una mossa della disperazione". Il vicepremier leghista ha tentato di ribaltare la situazione, aprendo al taglio dei parlamentari (che doveva essere votato il 9 settembre) e proponendo agli alleati di governo di calendarizzarlo già la prossima settimana. In cambio però ha chiesto una data certa per il voto anticipato in seguito alla crisi di governo.

"Dopo quanto successo l'8 agosto, chi può dare ancora credito alla sua parola? Quello che dice non conta più nulla", ha affermato Di Maio, accusando poi Salvini: "Quella del capo della Lega sul taglio dei parlamentari è una mossa della disperazione. E comunque quando si va al voto lo decide il presidente della Repubblica, non certo lui". Poi, Di Maio ha spiegato perché con questa proposta Salvini "si è infilato in un cul de sac": in pratica in base ai regolamentari parlamentari, "se vuole votare il taglio degli eletti dovrà prima ritirare la mozione di sfiducia a Conte. Altrimenti la votazione sul taglio slitterà a dopo quella sul premier. Ma è chiaro che, se dovesse ritirare la richiesta di sfiducia per il presidente del Consiglio, dovrebbe smentire la sua linea. Si è messo da solo in un labirinto".

Sulla possibilità che Matteo Renzi stia usando il Movimento per i suoi fini politici, cercando un accordo con i pentastellati per prendere tempo, evitando di andare subito alle urne, ha detto: "Nessuno può usare il Movimento. Tutti quelli che vogliono votare il taglio degli eletti sono benvenuti". Mentre sulle reali motivazioni che hanno spinto Salvini a staccare la spina al governo risponde che la ‘capitalizzazione del consenso' "è un alibi", la verità "è che noi per domani 14 agosto, nella ricorrenza del crollo del Ponte Morandi, avevamo pronto il decreto legge per togliere lo scudo legale ai concessionari autostradali. Così sarebbero finiti nella morsa dei tribunali amministrativi, che avrebbero dichiarato quelle clausole come vessatorie e avrebbero così fatto decadere le concessioni autostradali. E i leghisti lo sapevano. Ma c'è altro". Cosa? "Salvini vuole tornare al voto per modificare la riforma della prescrizione. L'influenza di Denis Verdini, va detto, non gli fa bene", ha aggiunto Di Maio.