Gli scienziati avvertono Renzi “Investire o muore la Protezione civile”

A cura di A. P.
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In una lettera al Premier gli esperti della Commissione Grandi Rischi chiedono di investire anche nell’avanzamento tecnologico per permette di prevenire i disastri ambientali.

Bisogna destinare più risorse alla conoscenza, alla ricerca e alla tecnologia per prevenire i disastri naturali altrimenti la protezione civile è destinata a morire. Come racconta La Stampa, è questo il messaggio rivolto da alcuni scienziati e membri della Commissione Grandi Rischi al Premier Matteo Renzi per avvertirlo che ormai il sistema è quasi al collasso. Sempre secondo quanto racconta il quotidiano torinese, la missiva riservata è stata inviata circa due mesi fa dopo l’annuncio del governo di un piano da quasi due miliardi per la tutela del territorio. "Una svolta che salutiamo con grande favore, ma temiamo che l’iniziativa possa restare impigliata nelle maglie delle burocrazie tecniche ministeriali, regionali, delle Autorità di bacino, di Distretto, d’Ambito e così via" scrivono gli otto scienziati, i quali temono che i soldi si perderanno per strada o verranno spesi male. Sottolineando i rischi idrogeologici del nostro Paese, gli esperti si dicono molto preoccupati e chiedono di riservare almeno l’1 per cento della spesa prevista per gli interventi di protezione civile in conoscenza, ricerca e tecnologia .

Gli scienziati in sostanza chiedono di non intervenire solo sulle emergenze, ma di prevenire i disastri e le vittime perché "ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare dieci" in interventi post disastro. Il ragionamento degli esperti è semplice, è meglio avvisare per tempo gli abitanti che può verificarsi un’alluvione, piuttosto che sperare di salvarli quando già è in atto. Per questo nella lettera a Renzi chiedono di finanziare dieci progetti di ricerca e avanzamento tecnologico, ciascuno da 1,5 milioni di euro, perché "vivere in sicurezza nel Paese dei rischi è possibile".

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