L'epidemia di coronavirus sta finalmente rallentando. Ma i contagi nel nostro Paese sono ancora tantissimi e la situazione negli ospedali e nelle terapie intensive rimane critica. Allentare ora le misure restrittive potrebbe far ripiombare il Paese nell'incubo. La fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario, lancia allora un appello alle istituzioni chiedendo responsabilità. In altre parole, una imprudente distensione delle regole solo in nome delle festività natalizie, a questo punto, non farebbe altro che invertire nuovamente la curva, vanificando i sacrifici già fatti.

Nel suo monitoraggio settimanale sull'emergenza coronavirus, Gimbe confronta i dati raccolti tra il 18 e il 24 novembre con quelli della settimana precedente: in effetti emerge una riduzione dei nuovi casi, ma bisogna anche tenere conto di un netto calo dei casi testati. Ad ogni modo il rapporto tra positivi e casi testati diminuisce lievemente. Rallenta anche l'incremento dei pazienti ricoverati e di quelli in terapia intensiva, ma continuano invece ad aumentare i decessi.

Ecco i dati:

  • Decessi: 4.842 (+17,1%)
  • Terapia intensiva: +204 (+5,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +1.503 (+4,5%)
  • Nuovi casi: 216.950 (+17,5%)
  • Casi attualmente positivi: +64.576 (+8,8%)
  • Casi testati -75.861 (-8,9%)
  • Tamponi totali: -12.638 (-0,8%)

La curva rallenta, ma si fanno anche meno test

"Se da settimane si registra una riduzione dell'incremento percentuale dei nuovi casi, per la prima volta durante la seconda ondata si evidenzia la riduzione sia in termini assoluti dei nuovi casi, sia del rapporto positivi/casi testati dal 28,4% al 27,9%", spiega il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta. Tuttavia, anche se effettivamente nell'ultima settimana è diminuito l'incremento percentuale dei nuovi casi, si registra anche un calo dei casi testati quasi pari al 9%.

E nonostante negli ultimi sette giorni si sia appunto ridotto l'incremento dei nuovi contagi in tutte le Regioni, il bacino degli attualmente positivi è aumentato in ben 15 Regioni.

La situazione negli ospedali

"Gli effetti delle misure di contenimento iniziano a manifestarsi anche sulle curve di ricoveri e terapie intensive, che tendono ad assumere più l’aspetto di un plateau che di un picco simile a quello registrato nella prima ondata. Per allentare la pressione negli ospedali ci vorrà quindi molto più tempo rispetto alla scorsa primavera, perché l’entità delle attuali misure di contenimento è nettamente inferiore al lockdown totale", aggiunge Cartabellotta. La soglia critica di occupazione per pazienti Covid del 40% definita dal ministero della Salute nei reparti di area medica è stata superata in 15 Regioni. Quella del 30% fissata per le terapie intensive, invece, in ben 16 Regioni.

"I pazienti Covid stanno progressivamente cannibalizzando i posti letto di altri reparti, limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di prestazioni non urgenti, interventi chirurgici inclusi", continua Cartabellotta.

Cosa succederebbe se si allentassero le misure anti-Covid

E ancora: "Con l'approssimarsi della scadenza del Dpcm in vigore e delle imminenti festività natalizie, il dibattito pubblico si concentra sul possibile allentamento delle misure per favorire i consumi e la possibilità di festeggiare con amici e parenti".  I ricercatori Gimbe fanno poi riferimento agli avvertimenti dell'European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), che mette in guardia sui rischi di revoca delle misure restrittive. Secondo i modelli predittivi del centro, infatti, un allentamento del quadro anti-contagio porterebbe a una risalita dei ricoveri in prossimità del Natale o nella prima settimana di gennaio.

"Considerando che oltre l'1% della popolazione è attualmente positivo all'infezione, la circolazione del virus nel nostro Paese è ancora molto elevata. E in questa fase di lenta discesa della curva dei contagi l'incremento dei nuovi casi post-allentamento delle misure sarà visibile non prima di 2-3 settimane", commenta Renta Gili, responsabile di ricerca sui servizi sanitari della fondazione. Infine, il presidente conclude: "A pochi giorni dal nuovo Dpcm la coincidenza tra i primi effetti delle misure con le imminenti festività natalizie rischiano di distorcere la valutazione oggettiva del quadro epidemiologico". E si appella "alla responsabilità di Governo e Regioni: servono scelte coraggiose anche se impopolari, perché i dati e l’allarme dell’Ecdc non lasciano adito a dubbi. Un imprudente allentamento delle misure rischia di provocare entro fine anno una nuova inversione della curva dei contagi che, come ben sappiamo, si riflette poi su ospedali ancora in sovraccarico e con il picco dell’influenza stagionale in arrivo".