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Francesco Saverio Romano: storia di un Ministro e dei suoi guai giudiziari

La ricostruzione delle vicende giudiziarie del Ministro palermitano dal 2003 ad oggi.
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A cura di Alfonso Biondi
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La ricostruzione delle vicende giudiziarie del Ministro palermitano dal 2003 ad oggi.

*** Aggiornamento: tutte le vicende giudiziarie legate a Francesco Saverio Romano si sono concluse con archiviazione o assoluzione. 

Il 23 marzo di quest'anno Francesco Saverio Romano viene nominato Ministro dell'Agricoltura. Una scelta, quella del governo Berlusconi, che sancisce in maniera definitiva l'appoggio alla maggioranza di Iniziativa Responsabile, una nuova forza politica nata all'indomani del voto di fiducia del 14 dicembre 2010 che raccoglie tra le sue file una ventina di deputati. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano procede alla nomina dell'ex Udc Romano, ma allo stesso tempo esprime tutte le sue riserve in una nota ufficiale:

Il presidente della Repubblica dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’onorevole Romano a Ministro dell’Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni. A seguito della odierna formalizzazione della proposta da parte del Presidente del Consiglio, il Presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del Ministro.

Le preoccupazioni del Capo dello Stato non sono infondate: il giorno prima del giuramento di Romano al Quirinale, infatti, il Giornale di Sicilia rivela che il gip di Palermo Giuliano Castiglia avrebbe deciso di non archiviare l’inchiesta che vede il neoministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Romano già indagato nel 2003: il gip archivia

La Procura palermitana inizia ad occuparsi di Francesco Saverio Romano già nel 2003. L'allora deputato dell'Udc viene indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, ma  nel 2005 il gip accoglie la richiesta di archiviazione da parte della Procura. I pm non riescono ad accertare se prima delle elezioni del 2001 ci sia stato o meno l'incontro tra Romano e il boss Guttadauro né riescono a trovare riscontri alle dichiarazioni del pentito Salvatore Lanzalaco, risultato sempre attendibile. Tutto termina quindi con un nulla di fatto. "Finalmente è arrivato il sospirato verdetto. Quando ho ricevuto l' avviso di garanzia ero sereno e fiducioso. Ho riposto bene questi sentimenti, ma resta comunque l' amarezza di quei giorni per il cancan mediatico. Certo, non mi è stata fatta una buona pubblicità" sono le raggianti parole di Romano ai giornalisti.

Indagato per corruzione aggravata dal favoreggiamento a Cosa Nostra

Nel 2009- a seguito delle rivelazioni di Massimo Ciancimino che lo accusa di avergli pagato una tangente di 100mila euro- Romano viene iscritto nel registro degli indagati dalla Dda di Palermo. L'accusa nei suoi confronti è di concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra. Con lui vengono accusati anche Totò Cuffaro e Salvatore Cintola dell'Udc e Carlo Vizzini (Pdl).

Il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa

L'indagine della Procura di Palermo che aveva visto archiviata la posizione di Romano nel 2005, si arricchisce di nuovi elementi tra cui le pesanti rivelazioni sul suo conto da parte del pentito Francesco Campanella, i presunti rapporti con la famiglia mafiosa dei Villabate, il suo interessamento per la candidatura di Mimmo Miceli (poi condannato per mafia) alle Regionali del 2001. La Procura decide così di riaprire l'indagine. L'8 luglio 2011 il gip Giuseppe Castiglia respinge la richiesta della Procura- che nel frattempo aveva chiesto l'archiviazione- e chiede l'imputazione coatta. Il pubblico ministero Nino Di Matteo e l'aggiunto Ignazio De Francisci formulano la richiesta di rinvio a giudizio 4 giorni dopo. I magistrati- secondo cui Romano avrebbe mantenuto nel tempo rapporti con elementi di spicco di Cosa Nostra- scrivono:

Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale  Romano avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell'associazione mafiosa, intrattenendo, anche alla fine dell'acquisizione del sostegno elettorale, rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco dell'organizzazione tra i quali Angelo Siino, Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli, Antonino Mandalà e Francesco Campanella.

La mozione di sfiducia

Il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa non lascia indifferenti le opposizioni che decidono di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro Romano. La votazione, fissata per il 29 settembre, lascia tutto com'è: la Camera respinge la mozione con 315 no, 294 sì e nessun astenuto. Contro la mozione vota anche la Lega, scatenando l'ira del leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: "Io chiedo a Maroni come farà a dare un voto di fiducia al ministro Romano. Vorrei sapere perché ciò che vale per i consigli comunali, obbligati a sciogliersi per sospetti di infiltrazioni mafiose, non valga per il Consiglio dei ministri".

La richiesta del gip di usare le intercettazioni

In riferimento all'indagine della Dda- che vede Romano indagato per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra- qualche giorno fa il gip Piergiorgio Morosini ha chiesto alla Camera di poter utilizzare le intercettazioni del neoministro perché rilevanti. Per i magistrati tali intercettazioni dimostrerebbero che il Ministro Saverio Romano sarebbe stato a disposizione di un "sistema affaristico-politico-mafioso avente al centro le attività del Gruppo Gas" di Massimo Ciancimino. La palla ora passerà alla Camera.

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