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12 Ottobre 2021
08:11

Forza Nuova, Draghi pensa allo scioglimento: perché il governo può farlo con un decreto

Sul tavolo del presidente del Consiglio c’è un tema: lo scioglimento di Forza Nuova. L’ha garantito ieri a Maurizio Landini, ma Draghi si trova ancora una volta in mezzo a due fuochi: il centrosinistra che presenta mozioni proprio per sciogliere il partito neofascista e il centrodestra che grida al complotto e rilancia un provvedimento contro “tutte le violenze”. Il governo, però, può agire per decreto legge e chiudere la quesitone.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Sciogliere Forza Nuova è un tema all'attenzione del governo. L'ha detto chiaramente Draghi a Maurizio Landini, durante la visita di ieri alla sede devastata della Cgil. Il presidente del Consiglio riflette sulla linea migliore da adottare, mentre le forze politiche vanno avanti a colpi di mozioni del centrosinistra – prima quella del Pd e poi quella dei senatori di Leu, firmata anche da Liliana Segre – e risposte del centrodestra che richiamano le teorie complottiste. Draghi è nella posizione delicatissima di dover prendere una decisione senza alterare il già fragile equilibrio della maggioranza di governo, mentre dal Viminale temono che uno scioglimento forzato potrebbe aizzare ancora di più la folla e soffiare sul fuoco delle proteste violente. In ogni caso il messaggio del governo è chiaro: la stretta è pronta, i fatti di sabato a Roma non dovranno ripetersi più.

Perché il governo può sciogliere Forza Nuova con un decreto legge

Il governo e Mario Draghi, nella discussione del provvedimento da adottare, partono da un assunto fondamentale: Forza Nuova si può sciogliere, per effetto della legge Scelba del '52, scritta per attuare praticamente la dodicesima disposizione transitoria finale della Costituzione, che vieta la ricostituzione del partito fascista. All'articolo 1 si legge:

Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

La legge è stata applicata pochissime volte e sempre con la stessa modalità di intervento, spiegata nell'articolo 3:

Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il Ministro per l'interno, sentito il Consiglio dei Ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell'associazione, del movimento o del gruppo.

Nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'art. 1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell'art. 77 della Costituzione.

Insomma, il governo dovrebbe valutare che il caso sia straordinario e d'urgenza per decidere di intervenire con un decreto legge, altrimenti bisognerebbe aspettare la sentenza della magistratura. Praticamente tutti i costituzionalisti che si stanno esprimendo in queste ore, però, sottolineano che il caso di straordinarietà è più che evidente e che la violenza di sabato ha superato nettamente il limite della libertà d'espressione.

La preoccupazione per gli scontri di Roma si estende in tutta Europa

Le immagini di Roma, intanto, non sono passate affatto inosservate nel resto d'Europa e del mondo, visto che a realizzare un reportage improvvisato c'era anche Jared Leto, attore e cantante da 10 milioni di followers. Secondo quanto scrive il Corriere, il tema degli scontri nella Capitale – e soprattutto dell'assalto al sindacato – è stato al centro del colloquio tra Mattarella e il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier: "Il turbamento è stato forte, la preoccupazione no – avrebbe detto il nostro capo dello Stato, secondo quanto riporta il quotidiano – Si è trattato infatti di fenomeni limitati, che hanno suscitato una fortissima reazione dell’opinione pubblica".

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