Fondi pubblici senza controlli per 20 anni: dubbi sull’attività della Camera di Commercio italiana in Spagna

Quasi vent’anni di fondi pubblici gestiti senza controlli e centinaia di imprese italiane escluse senza giustificazione: è questo il quadro della Camera di Commercio Italiana in Spagna sotto la presidenza di Marco Pizzi, mentre i ministeri delle Imprese e del Made in Italy e degli Esteri, Urso e Tajani, restano in silenzio da oltre un anno.
Presidente e banca: doppio ruolo ad alto rischio
Dal 2006 Marco Pizzi guida la Camera di Commercio Italiana in Spagna, presidenza quasi ventennale, la più lunga tra le 81 Camere italiane nel mondo. Volto noto del settore finanziario internazionale, è Head clienti corporate multinazionali, banche estere-Intesa Sanpaolo. Dieci anni li ha trascorsi a New York e Bratislava in ruoli di vertice nel settore finanziario, continuando a ricoprire la presidenza della Camera. Secondo un atto parlamentare, era presente a Madrid solo per firmare i bilanci e ricevere i contributi pubblici. La combinazione dei due incarichi ha sollevato dubbi in Parlamento (atto ispettivo del senatore di Fdi Menia presentato il 14 gennaio 2025 ). Pizzi decide anche quali imprese e associazioni partecipano a eventi finanziati con fondi pubblici e rappresentano l’Italia nelle relazioni economiche con la Spagna.
Oltre 800mila euro l’anno senza verifiche
Nel 2024 la Camera ha incassato 812.400 euro, cifra confermata anche per il 2025. Per 17 anni non risultano verifiche formali sui bilanci. Un elemento cruciale che evidenzia le lacune nella gestione trasparente dei fondi statali.
Scandalo Made in Italy: 1.200 imprese escluse dalla Camera
Tra le aziende escluse, spicca Confassociazioni España, che rappresenta circa 1.200 imprese italiane, escluse dalla Camera di Commercio Italiana in Spagna. L’associazione non ha ricevuto il patrocinio per un evento sul Made in Italy per presunta non conformità, senza alcuna documentazione formale a supporto della decisione.
Il presidente Ercole Rovida ha inoltrato una denuncia all’Ambasciata italiana a Madrid, sottolineando l’assenza di prove a sostegno della presunta non conformità. Una scelta che lascia centinaia di imprese italiane senza spiegazioni e conferma come la Camera possa escludere aziende da opportunità istituzionali senza alcuna trasparenza.
L’Ambasciata: il controllo che non c’è
Secondo l’interpellanza, l’Ambasciata italiana a Madrid dovrebbe supervisionare la Camera di Commercio. Negli ultimi 17 anni, però, non risulta alcuna verifica sui bilanci né sul rispetto delle regole, lasciando un vuoto di controllo che alimenta dubbi sulla trasparenza dei fondi pubblici.
A oltre un anno dalla presentazione dell’atto parlamentare, i ministeri guidati da Urso e Tajani restano in silenzio. I fondi continuano a essere erogati e la Camera di Commercio Italiana in Spagna sembra operare senza alcun controllo. Centinaia di aziende e cittadini attendono ancora spiegazioni su come vengono spesi i fondi pubblici. La vicenda mette in luce un conflitto tra potere privato e gestione di fondi pubblici che dura quasi vent’anni. Milioni di euro pubblici, zero controlli, centinaia di imprese escluse: ancora una volta, nessuno dà spiegazioni.