I lavoratori della Brt Corriere Espresso, ex Bartolini, sono preoccupati per il focolaio di coronavirus che è scoppiato il 25 giugno nel magazzino di Bologna Roveri. Nel giro di pochissimi giorni il sito è passato da due a ben 91 contagi, tra facchini e dipendenti. Oggi infatti ai 64 censiti ieri si sono aggiunti 27 i nuovi casi di positività. Lo ha comunicato la Regione Emilia-Romagna. Sebbene il numero di casi positivi possa salire ancora l'azienda ha deciso di non chiudere i battenti.

"Non ci siamo mai fermati. Mentre il Paese era fermo noi abbiamo continuato a sostenere i cittadini consegnando i beni necessari". Quindi neanche ora "possiamo fermarci non solo per i mittenti ma anche per i destinatari. Considerando che svolgiamo un servizio necessario stiamo cercando, di concerto con l'Ausl, di non fermarci perché abbiamo messo in campo tutte le azioni concordate per evitare questa evenienza", ha fatto sapere all'AGI, Marco Zanazzi responsabile commerciale di Brt Corriere Espresso.

Successivamente la Ausl di Bologna ha fatto sapere che valuterà la chiusura. "Siamo in attesa per domani dei risultati dei tamponi eseguiti anche ad amministrativi, autisti e altro personale. Faremo una valutazione del focolaio: se ci sono evidenze epidemiologiche e condizioni specifiche, per come si è manifestato, potrebbe essere una strada da percorrere quella di proporre la sospensione dell'attività". Lo ha detto all'ANSA Paolo Pandolfi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl di Bologna.

"Noi abbiamo chiesto la chiusura del magazzino – ha detto Tiziano Loreti, sindacalista di S.I.Cobas – ma quello che prevale, evidentemente, è il profitto cioè il concetto che non si deve fermare niente. Il dato vero è che le merci vengono prima della salute. Non si può fermare niente neanche in un settore dove a differenza di altri c'è un aumento di fatturato. Chiediamo che i lavoratori riprendano a lavorare solo quando ci saranno tutte le condizioni di sicurezza".

Il M5s ha pronta un'interrogazione parlamentare, che verrà presentata dalla deputata Stefania Ascari, per chiedere conto della situazione del sito, e in generale delle Ditte di Trasporti, per accertarsi dell'adeguatezza delle misure adottate per prevenire e contenere i contagi da Covid-19 nei luoghi di lavoro. Era stato proprio il sindacato S.I.Cobas, lo scorso 15 giugno a informare la Regione, la Ditta Bartolini e la prefettura della presenza di sei persone dell'azienda che presentavano sintomi riconducibili al coronavirus; la prefettura non avrebbe risposto a tale informativa, mentre la Ditta ha risposto affermando di applicare le norme in materia.

Ma come ha denunciato il sindacato il regolamento non sarebbe stato rispettato: si sarebbe verificati, infatti, casi di mancato rispetto delle distanze, mancato uso delle mascherine, mascherine passate tra lavoratori al cambio turno, e l’alternanza per i turni non sarebbe mai stata applicata. A quanto risulta poi il medico dell’azienda sarebbe stato contattato solo con grande ritardo, quando ormai il focolaio si era diffuso.

A quanto risulta al sindacato la ex Bartolini non è l'unica azienda da tenere sotto controllo. Sarebbero stati segnalate altre situazioni a rischio nel bolognese, in particolare nei magazzini Pallet Way, DHL e TNT.

"Se non verranno presi provvedimenti urgenti e adeguati – si legge nel testo dell'interrogazione che Fanpage.it ha avuto modo di visionare – vi è il serio rischio di una nuova impennata di casi di contagio da Covid-19, che potrebbe vanificare gli sforzi fatti finora dalle autorità pubbliche e dalla popolazione costretta a vivere nelle necessarie restrizioni, nel tentativo di contenere e contrastare l’avanzata del virus; verrebbero così vanificati anche gli esponenziali costi sociali ed economici che il nostro Paese ha sofferto, con l’ulteriore catastrofico rischio di dover nuovamente intervenire con ulteriori restrizioni al fine di prevenire o contenere l’insorgere di una nuova ondata di contagi".