Dopo un lungo fine settimana di trattative, i leader dell'Unione europea hanno finalmente trovato un accordo sul Recovery Fund e sulla risposta alla crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus. Alle cinque e mezza di questa mattina il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, ha twittato "Deal!", confermando il raggiungimento di un'intesa. Bruxelles stanzierà quindi 750 miliardi di euro affinché gli Stati membri possano far fronte all'emergenza e rilanciare le proprie economie: all'Italia, tra prestiti e sussidi, andranno 209 miliardi di euro. Si parla già di vittoria storica, ma non tutti sono rimasti soddisfatti dall'accordo: che se da un lato stanzia importanti risorse per risolvere il prima possibile le difficoltà legate all'emergenza, dall'altro opera tagli pesanti ai programmi contenuti nel Quadro finanziario pluriennale (Qfp), cioè il bilancio a lungo termine dell'Ue per il periodo 2021-2027.

Quanto ha stanziato l'Ue per la ricerca

Viene confermato l'ammontare del Recovery Fund e i 750 miliardi di prestiti e sussidi a fondo perduto non vengono ridotti. Ma molti programmi inseriti nel prossimo Qfp vedono drasticamente diminuire le risorse a loro disposizione. Tra questi c'è anche l'Horizon Europe, il programma di ricerca scientifica europeo. Questo veniva già ridimensionato nel Next Generation Eu così come era stato proposto dalla Commissione europea. I fondi stanziati ora scendono ulteriormente, passando da 13,5 fino a 5 miliardi. Anche se nel complesso la cifra messo in campo per il 2021-2027 non cambia, stabile a 1.074,3 miliardi di euro, ora la maggior parte di queste risorse finisce nel bacino del Recovery Fund, da utilizzare esclusivamente per affrontare la crisi da Covid-19, mentre altri importanti obiettivi perdono ingenti somme che inizialmente erano state messe a disposizione.

Verso la fine del 2019, durante le prime discussioni sull'aspetto del prossimo Qfp, il Parlamento europeo aveva proposto di stanziare 120 miliardi di euro in Ricerca e Innovazione (R&I), in diversi programmi tra cui Open ScienceGlobal Challenges volto a migliorare la competitività europea, e Innovative Europe, che conteneva nello specifico un piano di sostegno per la ricerca. A febbraio 2020, quando il presidente Michel ha presentato la sua proposta sul prossimo Qfp, si parlava di stanziare circa 80 miliardi di euro in R&I, quindi effettuando già ingenti tagli al settore rispetto a quanto avanzato inizialmente dall'Europarlamento. Nel Next Generation Eu della Commissione si è alzata nuovamente l'asticella a 94,4 miliardi: comunque una cifra decisamente inferiore di quanto proposto dagli eurodeputati.

Le proteste delle università europee

Oltre a quello che è l'ordinario budget europeo, per Horizon Europe 13,5 miliardi sarebbero dovuti arrivare dal Recovery Fund. Ma questi sono poi stati tagliati a 5 miliardi, innescando le polemiche di ricercatori e università. "Un minimo storico per R&I", ha scritto su Twitter Kurt Deketelaere, il segretario generale di Leru (League of European Research Universities), che ha accusato il Consiglio europeo e lo stesso Michel di spendere tante parole sull'importanza della ricerca, ma poi non tradurle in un budget ambizioso per il settore. "Questo bilancio è una grande delusione per la comunità R&I dell'UE e una violazione della fiducia tra il mondo accademico e quello politico", ha aggiunto. Deketelaere ha poi citato le prime frasi con cui si apre la proposta finale approvata questa mattina dai leader Ue:

Mentre l'Europa è in lutto per tutte le vite perse a causa della pandemia di coronavirus, il Consiglio europeo rivolge le sue condoglianze alle famiglie delle vittime. Come europei continuiamo ad affrontare sfide fuori dal comune e una profonda incertezza nella nostra quotidianità: continueremo a concentrare tutti i nostri sforzi per proteggere i cittadini e superare la crisi. 

Il segretario della Leru ribatte: "È questo il motivo per cui il presidente del Consiglio europeo e company hanno macellato le proposte per la ricerca, l'innovazione e la salute? Quanto più cinico può diventare tutto questo?". Già, perché i fondi tagliati costringeranno molte università e altri enti a ridurre o eliminare del tutto i loro programmi di ricerca anche in ambito medico e scientifico. E così, mentre la pandemia dovrebbe averci ricordato l'importanza di sostenere la ricerca scientifica e di destinare tutti i fondi necessari alla sanità, partendo proprio anche dall'innovazione, il prossimo bilancio europeo vedrà ridursi ulteriormente le risorse in questi settori.

Sul profilo di EU-LIFE, un coordinamento di 14 importanti centri di ricerca europei, in molti hanno espresso la loro preoccupazione per i tagli alla ricerca medica e scientifica. "In un periodo in cui sia politici che cittadini si rivolgono alla scienza affinché trovi delle soluzioni miracolose alla crisi da Covid-19, i leader Ue hanno deciso di ridurre il budget per la ricerca, non è da matti?", ha poi commentato la coordinatrice Marta Agostinho. Altri hanno accusato i politici di mancare di visione futura e si sono detti preoccupati per gli anni a venire.