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Ferrara, Lega candida capo della Mobile nel caso Aldrovandi contro Anselmo, legale che difese la famiglia

Federico Aldrovandi morì il 25 settembre 2005 per l’asfissia causata dal violento arresto dei poliziotti. Fabio Anselmi, avvocato che seguì quel caso e in seguito anche quello di Stefano Cucchi, è il candidato del centrosinistra alle comunali di Ferrara del prossimo 8 e 9 giugno. Nella squadra della Lega, che attualmente governa la città, c’è Pietro Scroccarello, capo della Mobile durante quei giorni di 19 anni fa.
A cura di Luca Capponi
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Il prossimo 8 e 9 giugno i riflettori saranno puntati sulle Europee, ma una partita interessante si gioca anche a Ferrara. La città emiliana, dal dopoguerra in poi, è stata sempre governata da sindaci di sinistra. Fino al 2019, quando il vento leghista travolse anche la città estense e fece vincere Alan Fabbri. Cinque anni dopo, per riportare la città a sinistra la scelta è caduta su un membro della società civile che la città conosce molto bene: l'avvocato Fabio Anselmo, ferrarese, noto per il suo impegno in casi di cronaca drammatici, come quelli legati alle morti di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi. Il suo avversario sarà il sindaco uscente Fabbri. Nelle liste della Lega, figura anche il nome di Pietro Scroccarello, che la notte del 25 settembre 2005, data della morte di Federico Aldrovandi, era il capo della Squadra mobile.

La carriera di Fabio Anselmo è inevitabilmente legata al caso Aldrovandi, una vicenda che scosse la sua città e lo convinse a occuparsi di lì in poi di vittime degli abusi compiuti dalle forze dell'ordine. Negli anni Anselmo è stato il legale della famiglia Cucchi e della famiglia Uva, ha seguito il caso di Davide Bifolco, il ragazzo ucciso dal proiettile sparato da un carabiniere a Napoli mentre era in motorino, e quello di Dino Budroni, ucciso da un colpo di pistola sul Grande raccordo anulare di Roma. La candidatura di Anselmo è sostenuta da Pd – pochi giorni fa Schlein e Bonaccini lo hanno raggiunto per un comizio comune -, Movimento 5 Stelle e Azione.

L'avversario di Anselmo è il sindaco uscente Alan Fabbri (Lega), appoggiato da tutti i partiti del centrodestra. Cinque anni fa la sua vittoria fu storica e netta – sfiorò l'elezione al primo turno superando il 48%. Per riportare la città a sinistra, Anselmo ha spiegato che punterà sul senso di giustizia e su un cambio di narrazione sugli immigrati "che sono una risorsa e non un problema". Figlio di due profughi di guerra, ha anche dichiarato: "Fino a 18 anni ero di destra, ho cambiato idea mentre lavoravo per potermi permettere gli studi".

Nelle liste della Lega per le prossime elezioni comunali, figura anche Pietro Scroccarello, l'ex capo della Squadra mobile al tempo dell'omicidio di Aldrovandi. Scroccarello non è mai stato accusato nel corso del processo Aldrovandi. La pm Maria Emanuela Guerra, che per prima si occupò del caso, querelò Scroccarello per delle frasi ritenute diffamatorie e calunniose nei confronti del suo operato: l'indagine venne archiviata dal giudice.

Il caso Aldrovandi, morto soffocato dalla polizia a 18 anni

Fabio Anselmo non ha mai conosciuto Federico Aldrovandi. La mamma del giovane ragazzo assassinato, scelse di affidarsi a lui poche ore dopo aver ricevuto la notizia della morte del figlio. Federico Aldrovandi aveva solo 18 anni: dopo una notte in cui aveva bevuto e fumato, fu fermato per strada da quattro poliziotti che erano stati chiamati da alcune persone, disturbate dalle urla del giovane (Fabio Anselmo sostenne invece che i poliziotti si trovassero già lì). Tra i quattro poliziotti e il giovane ci fu uno scontro molto violento, tanto che alcuni manganelli si spezzarono. Federico Aldrovandi fu poi placcato e buttato a terra, gli agenti gli salirono sopra con le ginocchia schiacciando il suo torace a terra e soffocandolo. Morì poco dopo.

I quattro poliziotti sono stati condannati in via definitiva a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo con "eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi e della violenza". Scontarono solo 6 mesi di carcere, perché i 3 anni furono condonati da un indulto. Tre di loro, nel 2014, tornarono in servizio, seppur non con compiti operativi. Altri tre componenti delle Forze dell'ordine, di rango più alto, furono condannati per aver depistato le indagini e tentato di proteggere i quattro poliziotti.

Pietro Scroccarello, capo della Mobile ai tempi dell'omicidio di Aldrovandi, non è mai stato coinvolto nel caso dell'uccisione del ragazzo. Nel corso di alcune udienze, tuttavia, un amico di Aldrovandi individuò lui come l'uomo, "che inizialmente mi fu presentato come il medico legale", da cui seppe della morte del suo amico. Alla domanda su come stesse Aldrovandi, Scroccarello avrebbe risposto: "Il tuo amico è morto perché era un drogato. Anche tu sei un drogato. Siete tutti dei drogati. Dimmi da chi prendete la droga”. Anche Lino Aldrovandi, padre di Federico, raccontò in udienza un episodio che vede coinvolto Scroccarello. L'ex capo della Mobile, in un incontro in questura con i genitori del giovane, pochi giorni dopo la sua morte, avrebbe detto, riferendosi anche in questo caso alla droga: "Succede anche nelle migliori famiglie". Nessuna delle due frasi è stata mai confermata da Scroccarello.

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