Per la morte di Giuseppe Uva non c'è nessun colpevole. È quanto ha stabilito la quinta sezione penale della Corte di Cassazione durante l'ultimo grado del processo per la morte dell'operaio 43enne deceduto in ospedale a Varese il 15 giugno 2008 in circostanze poco chiare dopo essere stato fermato dalle forze dell’ordine per essere sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio e aver trascorso la notte nella caserma dei carabinieri. Nelle scorse ore infatti i giudici infatti hanno assolto in via definitiva tutti gli otto imputati nel processo: due carabinieri e sei poliziotti. Respingendo i ricorsi presentati sia dalla procura generale di Milano sia e dalle parti civili, la Corte di Cassazione in pratica ha confermato la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d'assise d'appello di Milano nel maggio dello scorso anno. L'accusa per gli imputati era di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona ma per i giudici "il fatto non sussiste".

La conclusione processuale della lunga e tormentata vicenda del caso Uva è stata accolta con soddisfazione dagli avvocati difensori dei poliziotti e carabinieri imputati e con forte rammarico invece da parte dei familiari del 43enne. "Siamo soddisfatti anche se non ci aspettavamo che il procuratore generale chiedesse l'annullamento della sentenza di assoluzione" hanno spiegato gli avvocati Fabio Schembri e Luigi Marsico, aggiungendo: "La vicenda è comunque chiusa ed è stato stabilito che carabinieri e poliziotti agirono rispettando le regole del nostro Ordinamento". I riferimento è alla richiesta del Pg della Cassazione Tomaso Epidendio, che nella sua requisitoria aveva chiesto di riaprire il processo ritenendo che la Corte d'Assise d'Appello avrebbe "travisato i fatti", ed "erroneamente ritenuto" che "la privazione della libertà di Uva potesse essere legittimata dal dovere di impedire che i reati venissero portati a compimento".

Familiari di Uva: "Ricorreremo alla Corte europea dei diritti dell'uomo"

Non la pensa così e parla di vicenda tutt'altro che conclusa invece il legale di parte civile dei familiari di Uva. "Una sentenza sbagliata rimane sbagliata anche se confermata in Cassazione" ha commentato a caldo infatti l'avvocato Fabio Ambrosetti, annunciando: "Andremo davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo".  Delusione per il verdetto anche da parte di Ilaria Cucchi che da tempo si era unita alla famiglia Uva seguendone le vicende processuali parallelamente a quelle relative al morte del fratello. "Sono addolorata, come semplice cittadina non ho gli strumenti per comprendere tutto questo ma da cittadina, che ha seguito attivamente il processo Uva fin dai primi istanti, andando ad ogni udienza, posso dire che non dimenticheremo Giuseppe" ha spiegato.