Nel giorno in cui Giuseppe Conte si avvia a ricevere la fiducia dalla Camera dei deputati, Fratelli d’Italia e Lega si sono ritrovati all’esterno di Montecitorio per una manifestazione di protesta e per chiedere nuovamente che si torni al voto. In centinaia hanno riempito la piccola piazza antistante la Camera e i vicoli circostanti, tanto che la polizia si è vista costretta a interdire l’accesso ad alcune zone, utilizzando transenne e automobili. Mentre Salvini si è limitato a qualche frase di circostanza e a ribadire gli slogan di questi giorni, Giorgia Meloni, che aveva indetto la manifestazione con un inusuale annuncio dal Quirinale, si è presa la scena e ha attaccato duramente l’alleanza fra PD e Movimento 5 Stelle, parlando di “truffa”, di “grillini voltagabbana” e di governo messo in piedi dall’Europa. La leader di Fratelli d’Italia si è anche lamentata delle critiche alla manifestazione di oggi, dicendosi stupita del fatto che “adesso oltre a non far votare gli italiani è un problema pure farli scendere in piazza” e aggiungendo: “Mi pare che questo governo parta male, perché non si pone il problema dell'indignazione popolare”.

La piazza è uno dei luoghi simbolo della nostra democrazia e la partecipazione popolare alle manifestazioni e alle proteste è il segno di una società sana, in cui il conflitto ha valore positivo e fondamentale. Paradossalmente, però, proprio questo passaggio del discorso di Meloni dimostra “cosa c’è che non va” in una manifestazione di questo tipo. Perché l’esito di questa crisi di governo, peraltro aperta dal suo ritrovato amico Matteo Salvini, è del tutto in linea con la prassi istituzionale e costituzionale. E la giornata di oggi celebra proprio un momento solenne della democrazia parlamentare: la fiducia del Parlamento al nuovo governo. Non c’è nessun golpe, nessun attentato alla democrazia e nessuna svendita della sovranità nazionale: anzi, i partiti e le forze in Parlamento stanno gestendo la crisi proprio come prevede la nostra Carta Costituzionale; il Presidente della Repubblica ha esercitato le proprie prerogative e la sovranità del popolo italiano non è mai stata messa in discussione. Al di là delle scelte specifiche (e su questo giornale siamo stati piuttosto critici rispetto a un accordo nato con queste modalità e in questo contesto), non può passare il messaggio distorto che in corso vi sia un colpo di Stato, uno scippo della sovranità, una truffa ai danni dei cittadini italiani.

Una narrazione di questo tipo, basata su una lettura singolare delle prassi istituzionali (che significa che il governo deve “porsi il problema dell’indignazione popolare”?), oltre che su una parziale interpretazione degli eventi (non sfuggirà a Meloni che all’apertura della crisi si era accompagnata la richiesta di “pieni poteri” da parte di Salvini), avvelena il clima ed esaspera le contrapposizioni. I tanti “saluti romani” che hanno accompagnato la mobilitazione di oggi sono una conseguenza logica, finanche lineare e coerente, di questo approccio, di questa sgangherata "chiamata alle armi" contro un meccanismo democratico, contro un processo garantito e dettato dalla Costituzione. Che questo appello sia stato raccolto anche da chi crede e si riconosce in un saluto che rappresenta una pagina buia della nostra democrazia non è un caso. Che in piazza a "difendere la democrazia" vi siano anche i fascisti non è "un effetto collaterale", ma l'esito più scontato, tragicomico e "naturale" di una dinamica profondamente sbagliata, per forme, metodi e senso. Che peraltro non consente di riconoscere un punto fondamentale: i fascisti non sono e non potranno mai essere i "difensori del popolo italiano", ma sono una minaccia alla democrazia e ai diritti individuali.

E queste immagini dovrebbero davvero richiamare alla responsabilità anche i nostri politici, di maggioranza o minoranza che siano.