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Saluto romano può essere reato anche se commemorativo, ma deve esserci pericolo di emulazione

La Cassazione ha stabilito con una sentenza che il saluto romano può essere reato anche se viene fatto in un evento commemorativo. Bisogna però accertare che sia un “pericolo di emulazione”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Per valutare se il saluto romano sia da considerarsi o meno reato occorre valutare "il contesto ambientale, la valenza simbolica del luogo, l'immediata o meno ricollegabilità al periodo storico, il numero dei partecipanti, la ripetizione dei gesti" idonea "al pericolo di emulazione".

Lo scrivono le Sezioni Unite di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui il 18 gennaio scorso hanno disposto un processo di appello bis per otto militanti di estrema destra che avevano compiuto il saluto nel corso di una commemorazione a Milano nel 2016, in occasione dell'anniversario della morte di Sergio Ramelli. I giudici inoltre sottolineano che il carattere commemorativo non implica automaticamente una neutralizzazione del reato. Non basta insomma che si tratti di una manifestazione commemorativa insomma, perché sia consentito dalla legge fare il saluto romano.

I giudici della Cassazione, parlando del caso specifico, sottolinea che per gli otto militanti di estrema destra la prescrizione è "maturata il 27 febbraio scorso". Sul nodo giuridico legato al saluto romano il giudice è chiamato ad accertare "in concreto, alla stregua di una valutazione da effettuarsi complessivamente, la sussistenza degli elementi di fatto" tra cui "il contesto ambientale, la eventuale valenza simbolica del luogo di verificazione, il grado di immediata, o meno, ricollegabilità dello stesso contesto al periodo storico in oggetto e alla sua simbologia, il numero dei partecipanti, la ripetizione insistita dei gesti, idonei a dare concretezza al pericolo di ‘emulazione' insito nel reato secondo i principi enunciati dalla Corte costituzionale".

Gli otto imputati vennero assolti durante il processo di primo grado del 2020 perché secondo il giudice mancava l'elemento soggettivo. La corte d'Appello invece, li condannò nel 2022. Sottolineano ancora gli alti magistrati: "Va peraltro escluso che, di contro, come sostenuto dalle difese dei ricorrenti, la caratteristica ‘commemorativa' della riunione possa rappresentare fattore di neutralizzazione degli altri elementi e, quindi, di ‘automatica' insussistenza del reato, attesi il dolo generico caratterizzante la fattispecie e la irrilevanza dei motivi della condotta" che se "tenuta nel corso di una pubblica riunione, consistente nella risposta alla ‘chiamata del presente' e nel cosiddetto saluto romano integra il delitto previsto dall'art. 5 della legge Scelba" o "il delitto, di pericolo presunto, previsto dalla legge Mancino " che riconosce "tra i loro scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".

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