“Abbiamo 175mila iscritti e vogliamo fare un passo in più: non più solamente una comunità che dà vita a processi decisionali di democrazia partecipativa e diretta, ma un vero e proprio motore di idee e di soluzioni concrete”. Enrica Sabatini, laurea in psicologia e Ph.D in scienze è responsabile ricerca e sviluppo della Associazione Rousseau, sodalizio fondato da Gianroberto e Davide Casaleggio che si occupa di sostenere e sviluppare l’omonima piattaforma di democrazia diretta. Contestata da chi la ritiene una potenziale minaccia alla democrazia rappresentativa, o per la sua natura “ibrida” tra il Movimento e la Casaleggio Associati, e nel contempo celebrata come il vero propulsore di innovazione dei Cinque Stelle, l’Associazione si sta preparando alla quarta edizione del Villaggio Rousseau, il suo meeting annuale, che quest’anno s’intitola “Le olimpiadi delle idee”.

Quello che nella prima repubblica si sarebbe chiamata una conferenza programmatica, oggi, nel 2020, ha più le sembianze di un hackathon, le maratone lavorative senza soluzione di continuità attraverso le quali programmatori e pirati informatici lavorano a un determinato progetto: “Le olimpiadi delle idee sono un grande evento, un grande raduno di partecipazione e di confronto, ma soprattutto di elaborazione di idee e di visioni concrete – spiega Sabatini a Fanpage.it -. Abbiamo già fatto tre edizioni di villaggio Rousseau, in cui ci eravamo incontrati fisicamente. Questa è la prima volta, complice il Coronavirus, in cui facciamo un evento interamente digitale.  E proprio perché c’è una barriera in più, il nostro obiettivo è quello di connettere il più possibile i cittadini e i portavoce all’interno di questo spazio, per costruire il percorso futuro del Movimento e della cittadinanza attiva in generale”.

Come mai questa edizione l’avete intitolata “Le olimpiadi delle idee”?
Perché la parola chiave di questa edizione del Villaggio Rousseau sarà sperimentazione. Di metodi innovativi, soprattutto.

Qualche esempio?
In quello che abbiamo chiamato “spazio governo” andremo a mutuare un metodo sperimentato dalla piattaforma social Reddit.

Cioè?
C’è questo spazio, su Reddit, in cui un’utente si presenta e dice: “Sono Mario Rossi, insegnante di musica, chiedimi quello che vuoi”. Ask me anything, in inglese. Nel 2012, piattaforma e metodo si imposero nel dibattito politico quando Barack Obama si presentò su Reddit dicendo: “Piacere, sono Barack Obama e faccio il presidente degli Stati Uniti, chiedimi quello che vuoi”. Noi lo faremo con i ministri Cinque Stelle del governo Conte, come Di Maio, Dadone e Azzolina, cui per venti minuti ciascuno gli utenti potranno chiedere tutto quel che vorranno. In un momento in cui il distanziamento è massimo, vogliamo rompere ogni intermediazione e permettere al cittadino di parlare direttamente con un esponente di governo.

Sarà l’unico momento di confronto con esponenti politici del Movimento Cinque Stelle?
No, assolutamente. Un’altra modalità molto simile la attueremo con i parlamentari. Gli iscritti si siederanno “virtualmente” al tavolo con loro, si troveranno di fronte a dieci leggi presentate in Parlamento e potranno emendarle con loro. A quel tavolo siederanno esperti sul tema ma anche semplici cittadini, la cui professione magari è legata a quella proposta di legge. E assieme potranno contribuire alla crescita di questa proposta.

Di fatto, state facendo attività di elaborazione di idee e programmi, non solo di metodo…
Decisamente. Ad esempio, abbiamo mutuato il metodo del work café e l’abbiamo reso digitale. Funziona così: le persone partecipano a un tavolo, poi vengono rimescolate e partecipano a un tavolo diverso con persone diverse, poi vengono rimescolate ancora. Tu non sei mai allo stesso tavolo con le stesse persone. Nella prima fase tutti devono proporre un’idea. Nella prima fase proporranno un’idea. Nella seconda fase sceglieranno tra le idee proposte in un’altro tavolo. Nella terza fase proveranno a realizzare un’idea generata e scelta da altri. In questo modo, impari a scegliere un’idea che non hai proposto tu. E a lavorare a un’idea che non hai scelto tu.

Sceglierete anche la futura classe dirigente del Movimento, in questo modo?
Abbiamo 175mila iscritti e vogliamo fare un passo in più: non più solamente una comunità che dà vita a processi decisionali di democrazia partecipativa e diretta, ma un vero e proprio motore di idee e di soluzioni concrete. Per questo, la selezione della nuova classe dirigente è al centro delle Olimpiadi delle Idee e sarà al centro di uno spazio che coordinerò io stessa. Si chiamerà “Level up Sistema Meriti”.

Che cos’è il sistema meriti?
Noi abbiamo un sistema meriti che già utilizziamo all’interno di Rousseau e per l’appunto vogliamo utilizzarlo ancora di più per selezionare la classe dirigente del Movimento. Sarà l’inizio di un percorso: insieme agli iscritti per capire il perimetro valoriale e il perimetro delle competenze, per capire come valorizzare al meglio ognuno dei 175mila iscritti che compongono la nostra comunità e si vogliono mettere a disposizione. Non solo per rappresentarci nelle istituzioni, ma anche per dare una mano a chi già ci rappresenta, come Virginia Raggi.

Cosa c’entra Virginia Raggi?
C’entra, perché con lei porteremo avanti una delle sperimentazioni più interessanti di queste “Olimpiadi delle idee”.

Cioè?
Vogliamo provare a mutuare nel contesto della politica anche i processi di open innovation, che molte aziende già utilizzano.

Che significa?
Molte di loro, se hanno una problematica che non riescono a gestire col loro centro di ricerca e sviluppo, si affidano a una comunità di professionisti e chiedono loro di aiutarli a risolverlo. Virginia Raggi ha individuato un progetto legato a una periferia romana che vuole portare avanti e lo affiderà a questa comunità di cittadini-progettisti che noi abbiamo formato a questo metodo di lavoro che si chiama canvas. Queste persone  lavoreranno ininterrottamente tutto il sabato e tutta la domenica, proponendo dieci possibili soluzioni al problema alla sindaca di Roma.

Tutto molto bello. Però sostenete un esecutivo che governa a colpi di Dpcm. È un po’ la nemesi, per un Movimento che professa la democrazia diretta, no?
Io sono convinta che ora che siamo al governo la democrazia diretta deve cambiare: non più solo partecipare e decidere, ma anche agire, presentare progetti e soluzioni concrete che i nostri rappresentanti nelle istituzioni, a tutti i livelli, possono realizzare. In un momento come questo così drammatico: delegare non basta più. Ora siamo noi che dobbiamo portare progetti e soluzioni ai nostri territori.