Una super multa per Claus Peter Reisch, il comandante tedesco della nave Eleonore, della ong Lifeline: per effetto del decreto Sicurezza bis, che il governo dice di voler modificare, ma che è ancora in vigore, Reisch ora rischia di pagare da 300mila euro. Colpevole, per aver salvato 104 persone da una morte sicura in mare: nella notte del 25 agosto le condizioni meteo erano pessime, con onde altissime e grandine.

Ma il comandante non ha intenzione di pagare la sanzione. Per questo chiede di "potere incontrare al più presto" la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, "Così possiamo parlare di questa situazione incredibile", "per sollecitare il governo ad abrogare i decreti sicurezza" che sono "delle leggi disumane" e "non degne di un paese come l'Italia". Lo scorso 2 settembre era entrato con la sua nave in acque italiane con i 104 naufraghi salvati dal naufragio nel Mediterraneo.

"L'interessato – si legge nella multa che gli è stata notificata – è ammesso al pagamento di una somma in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa o pari al doppio del relativo importo e precisamente la somma di 300 mila euro entro il termine di 60 giorni dalla contestazione".

"Tutto questo è ingiusto – ha detto all'Adnkronos il bavarese, a cui ha raccontato la sua versione dei fatti – Io vengo punito per avere salvato 104 vite umane. È davvero incredibile". "

"Secondo l'Italia avrei disatteso il decreto sicurezza fortemente voluto da Salvini, ma io quella notte ero stato costretto a dichiarare lo stato di emergenza a bordo – ha spiegato Reisch – cosa altro dovevo fare? C'era stato un forte temporale, non si vedeva niente, la visibilità era pari allo zero e le 104 persone erano quasi tutte all'aperto, sul ponte della nave, stipate in poco più di 40 metri. Ognuno poco meno di mezzo metro di spazio a disposizione. Ed erano a bordo da più di una settimana. Dopo il temporale erano tutti bagnati fradici. Erano persone, come si fa a non capirlo? Per cercare di farli riscaldare li abbiamo fatti scendere nelle nostre cabine, quelle dell'equipaggio. Gli abbiamo fatto usare i nostri bagni, pure l'infermeria. Insomma, tutti gli spazi disponibili. Ma non bastavano".

"La nave non era più sicura – ha detto ancora il comandante – se fosse successo qualcosa la responsabilità, da comandante della imbarcazione, sarebbe stata solo mia. Se ci fosse stato un incendio a bordo tutte queste persone sarebbero morte. Non ci sarebbe stato scampo per nessuno. E io non potevo permetterlo. Hanno rischiato tutti la vita".

"Io ero il responsabile della salute di tutte queste persone. Così, alle 4.30 di notte decisi di chiamare le autorità italiane per dire che stavo andando a Pozzallo, dopo avere dichiarato lo stato di emergenza. Ho informato che stavo andando a Pozzallo perché lì c'è un hotspot che si trova direttamente al porto e così i naufraghi non avrebbero dovuto prendere il pullman per essere trasferiti altrove. Ho ritenuto che fosse il porto più adeguato, da qui la decisione di dirigermi proprio a Pozzallo".

"Le autorità mi hanno ribadito che era vietato entrare in acque italiane perché bisognava rispettare il decreto sicurezza, ma in quel momento non mi interessava perché c'era in corso una emergenza – ha spiegato ancora Reisch – Come capitano non c'erano altre possibilità. Ho letto che qualche populista diceva di portarli altrove, ad esempio ad Amburgo. Ma come è possibile solo pensarlo? Sono oltre 4000 km di distanza. È assurdo solo pensarlo. Queste persone non sanno di cosa parlano…".

"Alle 8 di quella mattina ho richiamato per dire che sarei andato al porto e che sarei arrivato alle 10.30 circa – ha continuato – Le autorità erano state informate passo dopo passo. Ho spiegato tutto quello che avrei fatto. Non avevo altra scelta, c'era un emergenza a bordo. Con 104 persone a bordo dove dovevo andare? In Portogallo? Poi, al largo fi Pozzallo, è arrivata la Gdf a bordo e mi hanno gridato intimandomi di uscire subito dalle acque nazionali".

Dopo l'arrivo al porto di Pozzallo i migranti sono stati trasferiti all'hotspot, per poi essere distribuiti in altri paesi europei: "Nessuno dei naufraghi a bordo è rimasto in Italia, 43 sono in Germania, gli altri in Francia, in Portogallo, in Irlanda e a Lussemburgo".

Poi ha ricordato un episodio: "Le autorità tedesche, con cui avevo parlato per spiegare la mia situazione, mi informarono che il problema non era la redistribuzione dei migranti in Europa, ma era l'ex ministro Salvini che aveva chiuso i porti in Italia. Nonostante fosse stato chiaro dall'inizio che nessuno sarebbe rimasto in Italia. È stato un atto disumano".

Reisch ha annunciato adesso che farà ricorso contro la maximulta da 300 mila euro. In Germania ha anche incontrato il ministro Seehofer.