La legge sulla cittadinanza rimane ferma al palo e all’iniziativa lanciata da insegnanti e parlamentari che hanno deciso di dare vita a uno sciopero della fame per chiedere l’approvazione dello Ius Soli aderiscono anche esponenti di spicco della politica italiana. L’ultima adesione è quella del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Insieme a lui anche i sottosegretari Benedetto Della Vedova e Angelo Rughetti. A darne l’annuncio è stato il senatore del Pd Luigi Manconi che insieme a due suoi colleghi, Elena Ferrara e Paolo Corsini, ha lanciato lo sciopero della fame a cui hanno aderito già molti parlamentari.

Il ministro Graziano Delrio aveva già espresso di recente la sua volontà di approvare la legge e si era detto ottimista, affermando che c'è ancora tempo per portare a casa il provvedimento entro la fine della legislatura. Delrio, inoltre, ha rivolto un appello ai senatori di Ap e M5s chiedendo loro di votare secondo coscienza.

Da domani sciopero della fame a staffetta

Lo sciopero della fame a staffetta inizierà domani, giovedì 5 ottobre, e prenderanno parte a questa iniziativa per chiedere l’approvazione dello Ius Soli, ora fermo al Senato, “decine e decine di senatori e deputati”. L’appello è stato lanciato il 3 ottobre “per non doverci amaramente rammaricare – le parole dei tre parlamentari – della nostra ignavia o della nostra impotenza”.

"Oggi, 3 ottobre – era il testo dell’appello di pochi giorni fa – oltre 800 insegnanti attueranno uno sciopero della fame a sostegno della legge e informeranno i loro studenti del significato della propria azione. Potrebbe essere l'occasione, questa, per collegarsi a tale iniziativa rilanciandola nella nostra qualità di parlamentari. Si tratta di prendere una decisione immediatamente. L'ipotesi è quella di un digiuno a staffetta a sostegno della richiesta della presentazione in Aula prima possibile del disegno di legge".

Lo sciopero della fame era partito da 800 insegnanti che hanno deciso, inoltre, di andare a scuola con un nastrino tricolore appuntato sui loro vestiti. “Abbiamo deciso di mobilitarci per un mese e dichiarare apertamente che per noi, fin da oggi, tutti i nostri studenti sono cittadini italiani”, sono state le motivazioni spiegate dai docenti.