Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, tratteggia l’evoluzione del Movimento 5 Stelle, arrivata al suo compimento con l’ingresso nel governo Draghi. In un’intervista a Repubblica, Di Maio parla sia di come è cambiato il M5s che di come potrà cambiare, chiamando in gioco anche l’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il Movimento “è cresciuto, maturato. Questo governo rappresenta il punto di arrivo di un'evoluzione in cui i 5 Stelle mantengono i propri valori, ma scelgono di essere finalmente e completamente una forza moderata, liberale, attenta alle imprese, ai diritti, e che incentra la sua missione sull'ecologia. Tutta la trattativa con il premier Draghi è stata fatta sul ministero per la Transizione. Questo per noi è un nuovo inizio”, argomenta.

Non vuole sentir parlare di spaccatura il ministro degli Esteri: “Molti pensavano che la nostra base non avrebbe capito, ma il 60% ha votato sì a un esecutivo che nessuno si aspettava. Penso che l'esperienza di governo abbia portato a un'evoluzione dei 5 Stelle, oggi completa. Lo dico con profondo rammarico e con grande tristezza, ma credo che le defezioni che abbiamo vissuto in questi giorni non potessero che andare così”. Secondo Di Maio, comunque “non deve considerarsi una scissione, ma è evidente che lo spazio per i nostalgici dell'Italexit è scomparso da tempo. Puntiamo agli Stati Uniti d'Europa, a un progetto ancorato a determinati valori in cui gran parte del M5S e degli italiani si riconoscono”.

Di Maio chiede a Conte di entrare nel M5s

Di Maio parla anche di Conte: “Sarei veramente felice di un passo avanti di Conte dentro il M5s. Quando sono stato eletto capo politico nel 2017 avevo un obiettivo: portare i 5 Stelle fuori dalle ambiguità. Sono stato il primo a dire che non dovevamo più parlare di uscita dall'euro, che bisognava smettere di fare leggi che burocratizzavano il Paese. Ho detto al Financial Times che la Nato non andava abolita e che non dovevamo uscirne. Era il 2015, ricorda cosa eravamo allora? Il Movimento è ora su una linea moderata, atlantista, saldamente all'interno dell'Ue. Questa evoluzione si può completare con l'ingresso di Conte. L'ex premier, che ha rappresentato questi valori, metta la parola fine alle nostre ambiguità e ai nostri bizantinismi”. Concetto che spiega subito dopo: "Io rispetto tutto, ma l'assemblearismo estremo finisce solo per dare un'immagine di caos. Se si sta parlando di far entrare Conte, significa che a un anno da quando ne ho lasciato la guida il Movimento ha realizzato che senza una leadership forte non si va da nessuna parte”. E per far entrare Conte nel Movimento “un modo si trova sempre”, afferma ancora.

L'alleanza con Pd e Leu e il mancato Conte ter

Sull’alleanza del Movimento con Pd e Leu Di Maio si dice ottimista: “Non credo sia in pericolo il patto con Pd e Leu. Abbiamo davanti le amministrative. Mettiamo tra parentesi Roma, perché il mio e nostro sostegno a Virginia Raggi non è negoziabile. Ho proposto l'idea di un tavolo comune sei mesi fa, facciamolo”. Il ministro degli Esteri torna poi sulla fine del governo Conte bis e risponde a chi gli chiede se un Conte ter sarebbe mai potuto nascere o se fosse davvero impossibile: “Se qualcuno aveva dubbi, non dovrebbe averli ora che di Mes e prescrizione non si parla più”. Ultimo commento sul suo rapporto con Alessandro Di Battista: “Ci continuiamo a parlare. È stato un dolore vederlo lasciare di nuovo il Movimento, ma ho imparato in questi anni a dividere l'amicizia dalla politica. Con Alessandro ho un legame indissolubile, abbiamo subìto gli stessi attacchi, diviso gli stessi palchi. Doveva andare così, anche se fino alla fine ho sperato il contrario”.