Detenuti al 41 bis in Sardegna, c’è il rischio di infiltrazioni mafiose: così il governo ha abbandonato l’isola

Immagine
Da un mese quasi 90 detenuti al 41-bis sono stati trasferiti nel carcere di Uta, in Sardegna, su decisione del governo Meloni. La delegazione di Pd e Avs che ha visitato la struttura denuncia un grave sovraffollamento, carenza di agenti e personale sanitario. È concreto inoltre, il rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale dell’isola, già fragile.

È passato più di un mese dal trasferimento, deciso dal governo Meloni, di quasi 90 detenuti al 41-bis nel carcere di Uta, in Sardegna. I parlamentari di Pd e Avs, che si sono recati in visita nella struttura detentiva, denunciano una situazione molto grave. Le criticità riguardano il sovraffollamento, la carenza di agenti pertinenziali e di personale sanitario, ma anche il rischio di infiltrazioni criminali nel tessuto economico e sociale sardo.

Il carcere di Uta è uno dei sette istituti penitenziari individuati dal governo all'interno del piano di trasferimento di capimafia e altri detenuti sottoposti carcere duro nelle aree insulari del Paese. Delle sette strutture, tre si trovano in Sardegna (oltre Uta, gli altri due sono a Bancali e a Badu' e Carros). L'isola dunque, è destinata a ospitare 240 degli 800 detenuti al 41-bis. Si tratta di circa un terzo dell'intera popolazione carceraria in regime di carcere duro in Italia.

"In teoria le gestioni dovrebbero essere separate. Il 41-bis non dovrebbe interferire sulla struttura ordinaria", spiega a Fanpage.it Francesca Ghirra, deputata di Avs. "In pratica, però, soprattutto sulle questioni sanitarie e sulla polizia penitenziaria c'è un aggravio pazzesco". In questo momento, il carcere ospita 200 detenuti in più rispetto alla capienza prevista. "Il 50% circa di loro ha problemi psichiatrici, quindi alcuni devono stare in in celle singole perché non possono convivere con altri detenuti. L'organico della polizia penitenziaria dovrebbe essere 438 unità e invece sono meno di 330", aggiunge Ghirra.

Per Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del Partito democratico, la decisione del governo rischia di aggravare una situazione già delicata e di esporre il territorio a nuove pressioni. "È un problema serissimo, è un problema di pericolo di infiltrazione, è un problema di un carcere che ha non soltanto i boss al 41-bis, ma anche l'alta sicurezza", sottolinea al termine della visita. "C'è un tema anche di sicurezza, non soltanto del carcere in sé, ma di quello che c'è fuori e della fragilità del territorio. Penso che tutta la politica sarda debba dire no assolutamente a quello che sta accadendo".

Immagine
La responsabile Giustizia Pd Debora Serracchiani al termine della visita al carcere di Uta

Il rischio di infiltrazioni criminali c'è ed è concreto. "Qui a Cagliari sono già arrivati i più pericolosi boss delle organizzazioni criminali italiane, che non hanno nulla a che fare con la Sardegna e che rischiano di condizionare il nostro sistema sociale ed economico in maniera irreversibile", afferma il deputato Marco Meloni, tra i parlamentari in visita a Uta. "Questa è la nostra denuncia, e questa è la responsabilità del governo di Giorgia Meloni e del ministro Carlo Nordio, con la complicità della destra sarda".

Il riferimento che viene fatto per spiegare l'allarme di infiltrazioni è il caso di Alghero, dove il centro storico si è svuotato degli esercizi commerciali a causa della crescente pressione della criminalità organizzata, tra cui ‘ndrangheta e camorra. "Noi non abbiamo un tessuto in grado di arginare questo fenomeno", spiega Ghirra.

A questo, si aggiungono le condizioni del carcere, già gravato dal sovraffollamento e dalla mancanza di medici e infermieri. La struttura di Uta infatti, è una delle poche che dispone di uno spazio in cui fare degenza e per questo motivo, riceve spesso detenuti provenienti da altri istituti. Con l'arrivo dei detenuti al 41-bis il numero di persone che hanno bisogno di cure mediche è aumentato, peggiorando la condizione del carcere.

Il trasferimento infatti, non è stato accompagnato dallo stanziamento di ulteriori risorse, sia finanziare che umane, denunciano i parlamentari. Sebbene la competenza in materia di sanità penitenziaria spetti alle Regioni, l'isola si è ritrovata costretta a subire la decisione di Palazzo Chigi senza poter opporre resistenza. "Non puoi portare qui 90 persone al 41 bis senza preoccuparti di fornire alla Sardegna il personale medico, le risorse per pagare quel personale medico e soprattutto i servizi necessari. Aver gravato l'isola di tutti questi detenuti senza aver fornito alcuno strumento per farvi fronte è una scelta scellerata", dice Serracchiani.

La situazione peserà enormemente sul sistema sanitario penitenziario sardo. "Da pianta organica, dovrebbero esserci dieci medici nella struttura ordinaria e tre nel 41-bis. Invece ne hanno due in tutto. Ci sono detenuti che non possono accedere alle cure mediche e alle visite specialistiche. La situazione è molto grave", aggiunge Ghirra.

I detenuti sottoposti al regime di carcere duro inoltre sono spesso anziani, con patologie cronicizzate e che necessitano di cure specifiche. "Il governo è stato molto irresponsabile a trasferire 87 detenuti in una struttura che non è dotata dei servizi necessari. L'isola è stata lasciata da sola a gestire questo fardello senza avere i mezzi per farlo", conclude.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views