La ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha incontrato al Viminale gli esponenti della maggioranza per discutere del superamento dei decreti Sicurezza. La riunione, la terza che si è svolta fino ad ora sul tema, è stata "molto positiva", c'è stata "condivisione su obiettivi e strumenti da usare. La cosa più importante è che oggi si è sancito in modo definitivo che c'è la volontà di tutte le forze di maggioranza di andare ben oltre i rilievi espressi dal capo dello Stato sui dl Salvini, intervenendo in profondità per azzerare gli effetti negativi che hanno determinato", ha riferito all'ANSA il viceministro dell'Interno Matteo Mauri (Pd), dopo il terzo incontro al Viminale sul tema.

Un nuovo confronto, per lavorare sulla versione finale delle modifiche, è in programma per il 9 luglio. Ieri l'Ufficio legislativo del Viminale ha ricevuto le proposte dei Cinquestelle e, dunque, si lavorerà ad una nuova formulazione raccogliendo le indicazioni arrivate dai partiti di maggioranza per arrivare ad un testo condiviso da tutti.

"Nella riunione di oggi sono stati fatti significativi passi in avanti, senza veti da parte di nessuno e con la disponibilità, da parte di tutti, all'ascolto e al confronto. Rimangono delle divergenze ma le modifiche ai decreti Salvini non saranno, come da noi richiesto, solo un'operazione di facciata", ha detti il capogruppo di LeU Federico Fornaro, al termine del vertice al Viminale.

"La priorità – ha continuato Fornaro – è stata giustamente data alla discussione sul merito dei temi delle politiche sull'immigrazione che vede tutti concordi nell'andare oltre le autorevoli osservazioni del Presidente della Repubblica ai decreti sicurezza di Salvini. Mi auguro si arrivi al più presto ad un testo condiviso che poi sarà presentato al Premier Conte. Ora però bisogna concentrarsi sul testo per arrivare ad una condivisione da parte di tutta la maggioranza".

Secondo il presidente dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, si sono fatti dei passi avanti "sulle modifiche al decreto sicurezza ma non sono ancora sufficienti: abbiamo rappresentato alla ministra Lamorgese la necessità di reintrodurre lo ius culturae. Vogliamo riprendere il percorso della legge sulla cittadinanza da dove era stato interrotto, alla fine del governo Renzi: ora come allora pensiamo che una vera integrazione si faccia a partire dai banchi di scuola".

La Lega passa invece al contrattacco: "Il governo Conte si prepara a fare regali a trafficanti, Ong e alla fabbrica mangiasoldi della finta accoglienza. Noi abbiamo lavorato per aiutare i sindaci, le forze di polizia e le politiche di rimpatri dei clandestini. Difenderemo i decreti sicurezza dalla follia ideologica della sinistra e dall'incoerenza dei cinque stelle", ha detto il deputato Nicola Molteni.

"Con Salvini ministro abbiamo aumentato i controlli nei centri, chiuso le strutture di accoglienza diventati ormai dei lager come Mineo, Cona e Bagnoli, incrementato rimpatri ed espulsioni. Abbiamo difeso il Paese, mentre la sinistra sta svendendo gli italiani e la nostra dignità e sovranità".

I rilievi del presidente della Repubblica Mattarella

I rilievi del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, comunicati in una lettera inviata ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio Conte lo scorso agosto, riguardano in primo luogo l'ammenda amministrativa che arriva fino a 1 milione di euro per chi salva i migranti, contenuta nel decreto Sicurezza bis. Il Capo dello Stato Mattarella aveva sottolineato che per effetto di un emendamento, che ha modificato il decreto legge originario da lui firmato nel giugno 2019, la sanzione amministrativa pecuniaria applicabile è stata aumentata di ben 15 volte nel minimo e di 20 nel massimo, fino a un milione di euro per il comandante della nave che trasporta migranti. Una pena che appare sproporzionata. Secondo il presidente della Repubblica poi il decreto non ha introdotto alcun criterio che distingua tra tipologia delle navi.

Il secondo rilievo sollevato riguarda la parte del decreto sulle manifestazioni e l'ordine pubblico. Mattarella ha spiegato che l'articolo 16, lettera b del decreto rende inapplicabile la causa di non punibilità per la "particolare tenuità del fatto",  alle ipotesi di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale "quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell'esercizio delle proprie funzioni". In pratica, osserva il Capo dello Stato, il decreto non specifica una gradazione dell'ammenda.