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Opinioni

Da “carico residuale” a “colpa vostra se morite”: la questione migranti secondo Piantedosi

Il ministro dell’Interno riscrive la narrazione della destra sui migranti, rendendola se possibile ancora più disumana. Oggi Piantedosi, parlando del naufragio di Crotone, ha detto che “la disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli”. In pratica ha detto che è colpa loro se sono morti. E se hanno perso i loro figli.
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A cura di Tommaso Coluzzi
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Sarà il linguaggio burocratico, sarà la totale assenza di empatia. Sarà anche un po' di sprezzo della persona umana. Il ministro Piantedosi e il governo non ce la fanno proprio a interrompere la loro propaganda sui migranti. Né a smetterla di dare la colpa alla vittima. Su questo sono bravissimi, come a prendersela con il più debole. Che guarda caso, spesso, è proprio la vittima. Oggi il ministro dell’Interno, parlando del naufragio di Crotone che è costato la vita ad almeno 62 migranti davanti alle coste italiane, tra cui moltissimi bambini, ha detto che "la disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli".

In pratica ha detto che è colpa loro se sono morti. Colpa dei migranti che hanno perso la vita. Colpa di quelli che sono rimasti vivi e hanno perso i loro figli. Già ieri il ministro dell'Interno aveva risposto – durante la conferenza stampa – a un giornalista che gli chiedeva se non sarebbe partito pure lui in quelle condizioni di disperazione: "No, perché mi hanno educato alla responsabilità". Insomma, tutto dipende da chi parte, che in pratica sceglie di morire. Non conta se poi il governo italiano fa di tutto per ostacolare i soccorsi in mare – come accaduto con la guerra alle Ong – e fa intervenire la Guardia costiera solamente se costretto dalla legge.

Ora, al di là del cinismo e della totale assenza di empatia che evidentemente caratterizzano il ministro Piantedosi, esiste la decenza. Perché tutto si può fare, ma non irridere e puntare il dito contro delle persone che rischiano la vita pur di scappare. Cosa ne sappiamo noi della disperazione che prova chi fugge da guerre, fame, persecuzioni, povertà? E soprattutto cosa ne sa il ministro Piantedosi. Pensiamo davvero che chi si imbarca non sappia che potrebbe morire? Che non lo metta in conto? Eppure lo fa lo stesso. Perché sono irresponsabili secondo il ministro. Questa lettura, oltre che tossica e sbagliata, è ridicolmente falsa. Lo è in una maniera irrisoria e irrispettosa.

Nel caso del naufragio di Crotone parliamo di persone che sono partite dalla Siria, dall’Afghanistan. Basta accendere un qualsiasi telegiornale per vederla, la disperazione che c'è da quelle parti. Ma per il ministro dell’Interno italiano no, niente, sono ingiustificabili. Potrebbero pure evitare di partire e restare a morire lì, alla fine. Almeno non creano un problema a noi, no? Tanto alla fine questo è il punto.

Il problema vero è che Piantedosi ne fa una questione morale, che già di per sé non ha senso. E a chi la va a fare? Al che accetta delle regole d’ingaggio rischiosissime pur di scappare. Perché è la vittima, perché è il più debole. Tanto, alla fine, come disse il ministro qualche mese, fa non sono mica esseri umani, ma solo un “carico residuale. Però respirano, parlano, vivono e soprattutto muoiono. Sulle nostre coste.

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Giornalista, mi occupo di politica su Fanpage.it. Appassionato di temi noiosi, come le storie e i diritti degli ultimi: dai migranti ai giovani lavoratori sfruttati. Ho scritto "Il sound della frontiera", un libro sull'immaginario americano e la musica folk.
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